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Sette giorni fra media e razzismo / 5

Lo sciopero del Primo marzo: un'occasione per fare buona informazione sui migranti, ma non deve durare un giorno. Il libro di Antonello Mangano sul pogrom di Rosarno
8 marzo 2010 - l. g.

3 marzo

Purché non sia solo un giorno

La giornata del Primo marzo, con lo sciopero virtuale dei lavoratori stranieri in Italia (in simultanea con iniziative analoghe in altri paesi europei) ha avuto il grande merito di portare alla ribalta il tema della condizione degli immigrati secondo un'angolazione insolita. Non è stata una semplice protesta contro le discriminazioni o i pregiudizi, né è stata organizzata per contrastare le dicerie sul nesso fra immigrazione e criminalità, ma è stata una dimostrazione di forza, o meglio un'operazione-verità, concepita per mettere in luce il ruolo insostituibile svolto dai lavoratori d'origine straniera nella nostra società.

Il manifesto che annuncia le iniziative del Primo marzo 2010

Senza di loro crollerebbe tutta l'impalcatura: comparti produttivi in ginocchio, famiglie impossibilitate a curare i propri anziani, città messe in crisi da defezioni numerose in punti nevralgici (dai trasporti alle pulizie ai servizi), senza contare l'effetto che avrebbe sui conti pubblici e il sistema previdenziale un'ipotetica fuga di massa dall'Italia. Non è stato uno sciopero, al momento impossibile vista la disgregazione esistente fra gli immigrati e anche per una certa assenza dei sindacati (che pure contano fra gli iscritti ben più di un milione di stranieri), ma è stata l'occasione offerta ai media per fare informazione positiva, concreta e non retorica né allarmistica sugli immigrati.

Qualche quotidiano ha preso coraggio e pubblicato servizi e tabelle sull'incontestabile apporto degli stranieri alla nostra economia e alla coesione sociale del paese; qualche politico, intervistato sul tema, ha occasionalmente dismesso i panni truci dell'allarme e della demagogia. Peccato che tutto ciò duri solo un giorno: per la manifestazione è cosa fisiologica, per i media non altrettanto, nel senso che sarebbe bene rammentare il contributo imprescindibile degli stranieri ogni giorno, specie quando si fanno proclami o si prendono provvedimenti discriminatori sulla base di astrazioni, stereotipi e dicerie, in aperta contraddizione con la realtà.

5 marzo

Gli africani salveranno l'Italia

In attesa di una più estesa recensione, vale la pena segnalare la lettura del libro di Antonello Mangano "Gli africani salveranno l'Italia", evoluzione di un precedente volume che aveva un titolo più localizzato "Gli africani slaveranno Rosarno". Fra il primo e il secondo libro ci sono stati "i fatti di Rosarno" del gennaio scorso, che hanno fatto esplodere un caso ben noto a chi segue con attenzione le questioni legate allo sfruttamento del lavoro migrante. Mangano racconta il pogrom di Rosarno con estrema chiarezza di contenuti e di analisi, forte di uan conoscenza diretta di luoghi e persone sedimentata negli anni. Per chi fosse rimasto spiazzato dalle ricostruzioni offerte dai tg o dai quotidiani, il libro di Mangano è lo strumento giusto per mettere le cose a posto e spazzare via le false piste.

E viene da pensare che alle volte, anche in buona fede, la sovrabbondanza informativa finisce per creare confusione: è un'osservazione che ha fatto di recente Giorgio Bocca: quando si scrivono due, tre, quattro pezzi sullo stesso argomento, c'è il pericolo di non farsi capire, perché rischia di sfuggire qual è il cuore della questione.

 

Sette giorni fra media e razzismo / 4

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