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Sette giorni fra media e razzismo / 12

"Richiesti e respinti" di Maurizio Ambrosini: quasi un manuale che meriterebbe un posto sulle scrivanie dei giornalisti che si occupano di immigrazione e società italiana. Contro i luoghi comuni e contro l'ipocrisia dominante. In Germania un quotidiano denuncia un patto di rimpatrio con il Kosovo: "pulizia etnica"
27 maggio 2010 - l. g.

Ipocrisie

"Richiesti e respinti" di Maurizio Ambrosini (Il Saggiatore 2010) è un ottimo manuale che starebbe bene sulle scrivanie di tutti i giornalisti che si occupano di immigrazione e minoranze. Purtroppo nelle redazioni vi sono ben pochi specialisti con una propria cultura professionale: i temi legati al fenomeno migratorio, nella vita dei media, finiscono in due macrosettori - la cronaca nera e la cronaca politica - con il risultato che le visioni, i linguaggi, le interpretazioni riportate dai mezzi d'informazione, coincidono con il punto di vista dei leader politici (portatori di letture molto simili fra loro) e delle forze dell'ordine.

Il risultato è disastroso. Ambrosini affronta i numerosi risvolti dell'immigrazione in Italia con l'intento di fornire le informazioni di base, a partire da una conoscenza diretta dei fenomeni. Il titolo sintetizza qual è la situazione del nostro paese: chiediamo a migliaia e migliaia di migranti di venire da noi, offrendo posti di lavoro altrimenti vacanti, e al tempo stesso li criminalizziamo e pretendiamo che siano mere braccia da lavoro, senza tutele né pieni diritti di cittadinanza. Una schizofrenia che riscuote consenso e prosegue anche per la complicità dei media, troppo disposti a svolgere un ruolo di mera registrazione delle posizioni e delle versioni offerte da leader politici e apparati di sicurezza.

La parola chiave che percorre l'analisi di Ambrosini è ipocrisia. Siamo ipocriti quando parliamo di clandestini a fronte di persone che cercano asilo politico o entrano con permessi di turismo e di studio e si trattengono a lavorare (alla luce del sole, in attesa di una sanatoria); quando introduciamo il reato di clandestinità, ben sapendo che mai e poi mai potremmo espellere le migliaia di persone che andrebbero allontanate a rigore di legge (costa troppo, sarebbe socialmente insopportabile); siamo ipocriti quando rifiutiamo di accettare la realtà: il nostro è un paese multiculturale ormai da molto tempo ma ci comportiamo come se 4,5 milioni di persone fossero qui solo di passaggio, ospiti poco desiderati: le risorse andrebbero indirizzate alla costruzione di nuovi percorsi sociali, formativi, culturali per gli autoctoni e per i "nuovi italiani", anziché impiegarle in improbabili campagne di contenimento fisico di una "invasione" che oltretutto non c'è... Eccetera eccetera.

"Richiesti e respinti" è insomma un aggiornato manuale su una società in cambiamento e non manca di rilevare le responsabilità dei media nel diffondere nella società paure e leggende. A questo link c'è un'intervista con Maurizio Ambrosini firmata da Corrado Giustiniani - uno dei pochi giornalisti italiani davvero competenti in materia - e uscita sul Fatto quotidiano.

 

 

Pulizia etnica

La Germania ha stretto un accordo col governo del Kosovo per il "rimpatrio" di oltre diecimila persone che avevano trovato rifugio nel paese fra il 1999 e il 2004, negli anni caldi della repressione serba e della guerra civile. La maggioranza di loro è di origine rom.Secondo la versione ufficiale, il patto è propedeutico al percorso che il Kosovo dovrà fare per entrare nell'Unoine Europea. Ma fra i diecimila che nei prossimi 4-5 anni dovranno tornare in "patria", vi sono famiglie che hanno figli nati in Germania e che non hanno mai chiesto, né pensato, di tornare in Kosovo, una nazione che nemmeno esisteva al tempo della loro partenza.

Un giornale tedesco a grande diffusione - Frankfurter Rundschau - ha denunciato questo accordo parlando di "pulizia etnica". "Firmando questo accordo - ha scritto Norbert Mappes-Niediek sul quotidiano - la Germania sperava di preservarsi dalla sporcizia e dalla povertà dei Balcani. Si produrrà il contrario: quando si vuole pulire, ci si sporca - un'esperienza, per l'appunto, che le società dei Balcani hanno fatto durante la guerra". Parlare chiaro, tutelare i senza voce e denunciare le malefatte del potere, ecco il ruolo della stampa: non è retorica, ma giornalismo che vale la pena d'essere letto e incoraggiato.

 

 

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