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Sette giorni fra media e razzismo / 10

Il concetto di "nomade" sfuggito a ogni controllo, a volte con effetti grotteschi sui giornali. Gli esperti di diritti umani esclusi dai media: un'eloquente rimozione di una questione chiave. Un'esperienza di scambio e incontro fra culture
13 aprile 2010 - l. g.

 

Venerdì 10 aprile

Il senso delle parole

 

Fra le notizie del giorno ce ne sono due molto indicative dei tempi che viviamo. A Padova il Comune ha deciso di alzare una barriera, con un cordolo di cemento e un'alta rete metallica, per tenere separati un campo rom dai condomini della zona. Si è così creata, spiega l'articolo della Stampa che si trova in allegato, una zona cuscinetto, come in un campo di battaglia. La Stampa titola il suo articolo "Padova, un altro muro per dividersi dai nomadi", ma non dà alcun elemento sul presunto nomadismo delle famiglie messe oltre il "muro", anzi le indicazioni fanno pensare che non si tratti affatto di nomadi, visto che vivono lì da due anni, i bambini frequentano le scuole e la proprietaria del terreno riceve un compenso in denaro, sia pure molto basso, "simbolico" dice la Stampa (cento euro al mese). Dunque i nomadi non sono nomadi: e allora perché usare questo termine? Come sappiamo il linguaggio non è innocente e se in Italia nomade è sinonimo di rom, un motivo c'è e risiede proprio nelle politiche di segregazione ai margini delle città tipiche del nostro paese, noto in Europa come "il paese dei campi".

Se definiamo come nomade il popolo rom, o meglio le famiglie rom (a volte anche non rom) arrivate in Italia dall'Est Europa, spesso in fuga da persecuzioni e guerre (Bosnia, Kosovo, Serbia, più di recente Romania), ecco che possiamo decidere di relegarle in campi allestiti nelle periferie delle città e credere e far credere che questa sia la soluzione più adeguata al loro ipotetico nomadismo. Come si vede, con è una banale questione di linguaggio politicamente corretto, ma è una questione di sostanza e fa specie che i media si adeguino a quest'uso strumentale e distorsivo delle parole.

Oltretutto si rischia di cadere nel grottesco, o in comicità involontarie, come il titolo della Padania sull'altra  notizia del giorno: l'installazione di telecamere per la videosorveglianza nei campi rom a Milano. La notizia è allarmante di per sé: nessuno accetterebbe di vivere in un luogo - un condominio, un isolato - scrutato giorno e notte da telecamere, ma trattandosi di rom non si fa caso a quanto invasiva e lesiva delle libertà personale sia un'imposizione del genere. Con un titolo come "Venti occhi elettronici controlleranno i movimenti dei nomadi" si aggiunge un tocco di comicità alla notizia, perché fa pensare che le telecamere - peraltro effettivamente mobili, ma in un senso ben più limitato, cioè spostabili da un campo a un altro secondo le esigenze di chi le controlla - debbano seguire questi fantomatici nomadi nelle loro peregrinazioni da una città a un'altra, da un paese a un altro.

 

Sabato 11 aprile

 Gli esperti

 

Bologna, convegno sulla condizione della minoranza rom in Italia organizzato da Amnesty International, che ha avviato una specifica campagna nazionale, segnalando subito le numerose violazioni di diritti fondamentali causate dal cosiddetto "piano nomadi" del Comune di Roma. Il portavoce nazionale di Amnesty International, Riccardo Noury, all'inizio del suo intervento fa notare il curioso fenomeno per cui nei talk show politici quando si parla - mettiamo- di terremoti si invitano giustamente sismologi, se si parla di energia ecco fisici nucleari e ambientalisti, e così via. Quando si parla di diritti umani l'invitato preferito, fa notare Noury, è Borghezio. E' questo un risvolto della rimozione in atto nel paese sulla grave emergenza che stiamo vivendo nel campo dei diritti umani, ampiamente compromessi dai pacchetti sicurezza, dalle norme speciali riguardanti i migranti, da alcune ordinanze locali, dall'esistenza dei Cpt-Cie, da una legge sulla cittadinanza che cozza addirittura contro il buon senso. Perciò la voce di Amnesty e altre organizzazioni attive nella difesa dei diritti umani non hanno accesso ai grandi media, perciò la visita di Navi Pillay, alto commissario dell'Onu per i diritti umani, è passata il mese scorso inosservata, nonostante le sue gravi osservazioni. Nel suo insieme il mondo dell'informazione è complice di questa rimozione.

 

Incontrarsi

 

"Tulla e Leandro" Prima assoluta - Auditorium Aymavilles (Aosta)  9 aprile 2010 - © Photo Silvia Berruto

Silvia Berruto, "giornalista contro il razzismo" di Aosta, ha postato sul suo blog e segnalato a Gcr un suo contributo sulla prima dell'opera "Tulla e Leandro alla ricerca delle radici", frutto di uno scambio interculturale ben riuscito sull'asse Italia-Belgio. Il contrasto al razzismo montante in Europa passa attraverso la conoscenza reciproca, la collaborazione, la promozione della cultura, perciò vale la pena di segnalare quest'esperienza.

 http://liberostile.blogspot.com/2010/04/prima-assoluta-dellopera-multikulti.html

 

Allegati

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