Gruppi di tematiche

Una lezione dalla Francia: stop agli stereotipi diffamanti

Sette giorni fra media e razzismo / 8 - Un giornalista del Figaro rischia il posto per avere affermato che i trafficanti di droga sono "neri o arabi". Le proteste dell'associazionismo antirazzista hanno spinto il quotidiano a intervenire. E l'Onu approva una risoluzione contro la "diffamazione delle religioni"
28 marzo 2010 - l. g.

23 marzo 2010

La coscienza dei francesi


Qui sotto c'è una notizia di agenzia veramente importante, perchè ci aiuta a capire qual è il campo culturale e mentale nel quale i media italiani si muovono, quando parlano di immigrati, stranieri, minoranze. La notizia è che un giornalista francese del Figaro rischia il licenziamento dopo le sollevazioni suscitate da una sua affermazione in tv; aveva detto che in Francia "la maggior parte dei trafficanti di droga sono neri o arabi". Associazioni e gruppi antirazzisti hanno protestato e presentato esposti e ora il giornalista, Eric Zemmour, rischia addirittura il posto. Magari lo salverà, ma il suo stesso giornale è intervenuto, per tutelare - evidentemente - la propria immagine, segno che gli stereotipi razzisti, le frasi fatte xenofobe non hanno diritto di cittadinanza.

Il pensiero corre inevitabilmente all'Italia, dove frasi come quelle pronunciate da Zemmour, e anche peggiori, sono ricorrenti, e anzi c'è chi arriva a rivendicarle come un "parlar chiaro". Il minimo che si possa dire, è che nel  nostro paese non solo i media ma l'intera società civile, tutto il mondo della cultura, vivono una dimensione di paralisi morale e di assoluta autoreferenzialità. Politici, intellettuali, giornalisti che vanno per la maggiore nemmeno si accorgono che i loro pensieri, il loro linguaggio escono spesso dai canoni di una civiltà democratica, della quale si sentono - erroneamente - dei legittimi rappresentanti.

Quanti casi Zemmour potremmo avere in Italia? Probabilmente decine: basta sfogliare le collezioni dei giornali degli ultimi due-tre anni, o anche degli ultimi due-tre mesi; o seguire qualche dibattito in tv, dove i giornalisti magari non intervengono, ma lasciano che politici e assessori dicano le stesse cose che potrebbero costare il posto a Zemmour senza fare precisazioni, contestualizzazioni, senza  permettere quindi a chi ascolta di percepire certe affermazioni per ciò che realmente sono. E quante volte affermazioni xenofobe e assurde, ad esempio su intere popolazioni indicate come "propense a delinquere", sono state registrate come semplici "provocazioni"?

La sensazione è che il provincialismo dei nostri media, unito a una tradizione storica di dipendenza dal potere politico, impediscano di arrivare a prese di coscienza come quella implicita nella notizia arrivata a Parigi.

PARIGI, 23 MAR - Il giornalista e cronista politico del quotidiano francese Le Figaro Eric Zemmour è stato convocato dalla direzione del giornale per un colloquio, secondo fonti interne preliminare al licenziamento, dopo che in un programma televisivo aveva dichiarato che in Francia «la maggior parte dei trafficanti sono neri o arabi». Lo ha comunicato all'agenzia France Presse il direttore del Figaro Etienne Mougeotte, confermando indiscrezioni del sito del settimanale Le Point.
L'affermazione di Zemmour, pronunciata il 6 marzo durante una puntata della trasmissione di Canal+ `Salut les terriens´ aveva suscitato le proteste di diverse associazioni antirazziste, tra cui la Lega internazionale contro il razzismo e l'antisemitismo (Licra), che ha annunciato l'intenzione di sporgere querela contro il cronista. Già in altre occasioni, Zemmour si era lasciato andare ad affermazioni giudicate discriminatorie nei confronti delle minoranze, tanto che il Movimento contro il razzismo e per l'amicizia tra i popoli (Mrap) e il Club Averroe (associazione di professionisti dei media per promuovere la diversità) avevano già presentato esposti contro di lui al Consiglio superiore dell'audiovisivo, l'authority francese per radio e tv. (ANSA)




24 marzo
La denigrazione a mezzo stampa dell'islam


Minareti Nell'allegato c'è un'altra notizia di agenzia che merita d'essere letta: il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha approvato una risoluzione sulla "diffamazione delle religioni". Il voto è avvenuto a stretta maggioranza e la discussione  ha evidentemente incluso questioni di politica internazionale molto delicate.

E' però utile, per chi lavora nei media, prendere in considerazioni alcuni passaggi della risoluzione. Ad esempio laddove si esprime "profonda preoccupazione per la persistenza di gravi stereotipi che nei media prendono deliberatamente di mira delle religioni, i loro seguaci e delle persone sacre" e per "l'intensificazione della campagna di diffamazione delle religioni e l'incitazione all'odio religioso in generale", in particlare nei confronti delle "minoranze musulmane dopo i tragici eventi dell'11 settembre 2001".

Alzi la mano chi non sta pensando al "dibattito", se vogliamo chiamarlo così, sul "pericolo terrorismo" fra i musulmani d'Italia o sulla costruzione delle moschee in alcune città italiane, per non parlare della retorica ancora circolante sullo "scontro di civiltà".

Allegati

  • Onu - Diffamazione delle religioni (62 Kb - Formato pdf)
    PDF logoIl documento è in formato PDF, un formato universale: può essere letto da ogni computer con il lettore gratuito "Acrobat Reader". Per salvare il documento cliccare sul link del titolo con il tasto destro del mouse e selezionare il comando "Salva oggetto con nome" (PC), oppure cliccare tenendo premuto Ctrl + tasto Mela e scegliere "Salva collegamento come" (Mac).
Powered by PhPeace 2.5.8