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Il presidente della Regione Toscana: "Abolire la parola clandestino"

L'invito di Claudio Martini rivolto ai giornalisti durante un convegno sull'immigrazione. E' il primo politico che aderisce all'appello e ne rilancia i contenuti
18 marzo 2009

Claudio Martini

Intervenendo al convegno "Immigrati, una risorsa scoperta", il presidente della regione Toscana Claudio Martini ha ripreso e rilanciato la proposta di "Giornalisti contro il razzismo" al fine di abolire dal lessico dei media la parola clandestino (il nostro progetto include in verità anche altre parole: nomadi, vu' cumprà, zingari, extracomunitari). Martini ha citato l'adesione dell'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna e ha auspicato che in Toscana si faccia altrettanto. Martini è il primo politico a rilanciare l'appello.

 

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Il presidente Martini rilancia una proposta al convegno 'Immigrati, una risorsa scoperta'
«BASTA CON LA DEFINIZIONE DI CLANDESTINO NEI MASS MEDIA»
«É un concetto che evoca qualcosa di negativo, d i nascosto, di criminoso»

di Federico Taverniti


Firenze - Basta definire nei mass media gli immigrati irregolari, ovvero gli esclusi dalla sanatoria, col termine di clandestini. Il presidente Martini, durante la conferenza stampa che si è tenuta a margine del convegno organizzato dalla Regione 'Immigrati, una risorsa scoperta', all'Istituto degli Innocenti, ha rilanciato la proposta.

Poco tempo fa l'idea è stata lanciata dal 'Gruppo giornalisti contro il razzismo'. L'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna vi ha già aderito. Martini auspica che si possa fare altrettanto in Toscana. Adottare cioè una sorta di 'ecologia del linguaggio', eliminare un termine palesemente inappropriato. «Sono persone - ha spiegato Martini - che vivono e lavorano alla luce del sole. Clandestino si riferisce a qualcosa di nascosto, ad un'attività che si compie in segreto. Il termine è molto usato nei ma ss media ed evoca un concetto negativo, segretezza, vivere nell'ombra, avere legami con criminalità».

 In Toscana le persone che hanno fatto domanda di regolarizzazione con l'ultima sanatoria sono state quasi 47mila; soltanto 13mila hanno avuto una risposta positiva. «Ciò significa - ha aggiunto - che 34mila sono clandestini, quando invece si tratta di tante persone che lavorano come badanti, nell'edilizia, nelle concerie. Sono persone che si sono 'autodenunciate' ma che, a causa delle quote basse, non sono state regolarizzate. Proporrei di utilizzare un termine più appropriato, come illegali, irregolari, rifugiati, risiedenti asilo, migranti, persone o lavoratori senza documenti. In Francia ad esempio ci sono i 'Sans papiers', l'Onu suggerisce 'non document migrant workers'».

In apertura del convegno sempre Martini ha spiegato il senso dell'iniziativa. «Cercare di discutere del tema in modo sereno. Ascoltare le opinioni e le esperienze di persone che quotidianamente vivono a contatto con queste persone, ne condividono i problemi, con l'obiettivo di trovare soluzioni per un governo adeguato del fenomeno. Dobbiamo - ha proseguito Martini - superare l'approccio emotivo e adottarne uno basato su evidenze empiriche. Ma soprattutto dobbiamo liberarci dalla paura di questo tema perchè è grazie a questa che nascono norme e provvedimenti che cavalcano l'emergenza e l'emotività. Ho appreso ad esempio che una parte dei parlamentari della Pdl hanno chiesto che non venga posta la fiducia sul pacchetto perchè contiene norme inaccettabili».

Infine una battuta sulla localizzazione di Cie in Toscana. «Come Regione - ha concluso - non siamo stati informati di nulla a questo proposito. É una competenza del governo, che evidentemente non considera le Regioni soggetti del percorso dato che non ci ha coinvolto».

 

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