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L'Ordine dell'Emilia-Romagna aderisce alla campagna

La decisione presa all'unanimità, per contrastare la deriva di "informazione distorta e xenofoba". E un'aderente alla campagna scrive all'Ordine della Valle d'Aosta
26 gennaio 2009

L'Ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna ha aderito alla nostra campagna, con una delibera approvata all'unanimità. Il testo che illustra la delibera riprende in larga parte l'appello iniziale della campagna e cita l'adesione dell'agenzia Redattore sociale (con l'agenzia Dire).

Giornali Sotto la lettera che  Silvia Berruto ha inviato all'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta per sollecitare l'adesione alla campagna. Al momento non ha ricevuto risposta

Mettiamo al bando le parole razziste

Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, raccogliendo un disagio diffuso nel mondo dei media, convinto che i mezzi di informazione rischiano purtroppo di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia, considerata la recente ‘Carta di Roma’ sottoscritta da Ordine nazionale e Fnsi, ha deciso all’unanimità di aderire alla campagna nazionale ‘Mettiamo al bando la parola clandestino (e non solo quella)’ lanciata dal Redattore sociale di Capodarco e di invitare i colleghi a non usare nei loro articoli alcuni termini che hanno ormai assunto una connotazione negativa.

‘Siamo consapevoli – si legge in un documento del Consiglio, da tempo impegnato con varie iniziative sulla correttezza del linguaggio giornalistico nel settore giornalistico anche in collaborazione con numerose associazioni nel territorio e soprattutto col Cospe (Cooperazione per lo sviluppo dei paesi emergenti) - che le distorsioni dell'informazione e il ‘ruolo attivo’ spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell'uso inappropriato e stigmatizzante delle parole. L'enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e in genere ‘l’altro’; la ‘etnicizzazione’ dei reati e delle notizie; la drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori; l'uso di metafore discriminanti: sono tutti elementi che contribuiscono a creare un'informazione distorta e xenofoba. Per contrastare questa deriva il primo passo che proponiamo, è la messa al bando di alcune parole come: clandestino, vu cumprà, extracomunitario, nomade, zingaro”.

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Lettera aperta al presidente dell'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta

Caro Claudio

Cari colleghi

 

in relazione ai recenti avvenimenti relativi al tema dell'immigrazione e come da impegno da me dichiarato nell'articolo che invio in allegato, Vi scrivo per sollecitare, all'interno del nostro Ordine regionale dei giornalisti, una riflessione e una discussione sul ruolo dei media, anche locali, nei confronti dell'informazione e del trattamento delle informazioni relativi a minoranze attive, nel caso specifico attinenti ai Rom e ai Sinti.

 

Come potrete leggere nel testo inviato in allegato ho sottoscritto l'appello lanciato dai Giornalisti contro il razzismo (www.giornalismi.info/mediarom) promosso dai giornalisti Lorenzo Guadagnucci, Beatrice Montini e Zenone Sovilla (appellomediarom@gmail.com) dopo una lunga riflessione dovuta soprattutto all'impegno che è sotteso e conseguente all'adesione stessa che intenderei onorare. Nel rispetto di questa scelta, ma soprattutto in una prospettiva di condivisione, Vi propongo di voler accogliere la sollecitazione a riflettere e ad aprire una discussione collegiale, con la massima attenzione e nel rispetto della deontologia della nostra professione, alla ricerca, anche collettiva, di una informazione corretta e mai discriminatoria.

Ringraziando per l'attenzione rimando al testo dell'appello ai media italiani che potete trovare in Google Gruppi DEPORTAZIONE MAI PIU Razzismo e xenofobia e al testo di "I media rispettino il popolo rom" in Giornalisti contro il razzismo che riporto di seguito, Vi saluto cordialmente.

Con rispetto

Silvia Berruto

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