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Gubi visto da Flaviano

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Questo sito e' un contenitore di materiale vario senza nessuna organizzazione logica. L'artigiano di questa fabbrica di parole e' Carlo Gubitosa: scrittore compulsivo, sedicente ingegnere, appassionato di cause perse e tecnofilo cronico.

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La mia terra la difendo

La mia terra la difendo
Un ragazzo, una protesta, una scelta di vita

La mia terra la difendo

La rabbia e la speranza di un ragazzo che amava la sua terra. La storia di Giuseppe, il ventenne di Campobello di Licata che ha affrontato "il pregiudicato Sgarbi" con una telecamera, due amici e un pacco di volantini.
Carlo Gubitosa

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Guerra, razzismo, P2 e marchette: un atto d’accusa ai giornalisti VIP

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Se siete a caccia di pennivendoli famosi con le mani sporche di guerra, marchette, p2 e razzismo anziche' di inchiostro, questo e' il libro che fa per voi. Il consiglio e' disinteressato: io non ci guadagno niente sul venduto perche' mi pagano a forfait, lo dico per quelli che hanno problemi di schiena a tenere in mano un pesante tomo di Travaglio e vogliono qualcosa di piu' agile da leggere in bagno.
12 febbraio 2011 - Carlo Gubitosa

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Quattro novembre: quando la memoria diventa propaganda

Cari Militari, oggi non c'e' niente da festeggiare

Lo sapevate che l'Italia avrebbe potuto vincere la prima guerra mondiale a tavolino? Ci avevano promesso Trento e Trieste se non avessimo partecipato al conflitto, ma abbiamo voluto conquistarli con le armi mandando al macello 650mila morti e un milione di di mutilati e feriti
4 novembre 2011 - Carlo Gubitosa

"ART.11 - L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."...   ORA: buttare al cesso un articolo così mi sembra un altro atto di incostituzionalità grave, g

La storia del 4 novembre non me l'ha spiegata la scuola. Ho avuto la fortuna di studiarla nei movimenti per la pace, dove mi e' stata descritta l'"inutile strage" costata all'italia 650 mila morti e un milione di mutilati e feriti, molti di piu' di quanti erano gli abitanti di Trento e Trieste, i territori ottenuti con la vittoria della guerra, che erano gia' stati concessi all'Italia dall'Austria in cambio della non belligeranza.

La strage fu trasformata in "festa" dal fascismo per trasformare le vittime di una guerra spietata e non voluta in eroi coraggiosi che si immolavano per la Patria. Furono costruiti monumenti ai caduti e agli insegnanti fu chiesto di celebrare le forze armate.

Questa ricorrenza e' il simbolo di come la cultura della guerra, il patriottismo che difende le bandiere e non le vite umane e la retorica militarista siano un pericolosissimo veleno culturale, che minaccia in modo particolare le nuove generazioni. Grazie a Sandro Marescotti di PeaceLink ho potuto salvarmi da questo veleno, studiando i retroscena di questa ricorrenza fascista e scoprendo la lettera spedita a Viterbo il 14 agosto 1917 da un soldato di 21 anni, punito per le sue parole con una condanna a 1 anno e 10 mesi di reclusione militare per "insubordinazione" e "lettera denigratoria".

In questo frammento di storia c'e' scritto che "La guerra e' ingiusta, perche' e' voluta da una minoranza di uomini i quali, profittando della ignoranza della grande massa del popolo, si sono impadroniti di tutte le forze per poter soggiogare, comandare e massacrare; che chi fa la guerra e' il popolo, i lavoratori, loro che hanno le mani callose e che sono questi che muoiono, sono essi i sacrificati, mentre gli altri, i ricchi, riescono a mettersi al sicuro".

Una verita' che ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, ci e' tenuta nacosta dal potere, e ci viene puntualmente ricordata ogni quattro novembre dagli amici della nonviolenza.

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