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- I freelance tra precariato e sindacato
Festeggiate come vi pare, ma almeno diteci chi sono gli invitati
Lettera aperta a Giovanni Negri (Presidente Associazione Lombarda Giornalisti) sulle sue dichiarazioni per il nuovo contratto nazionale di lavoro giornalistico27 maggio 2009 - Carlo GubitosaAlla cortese attenzione di Giovanni Negri - Presidente Associazione Lombarda Giornalisti.
E P.C.
- Roberto Natale, presidente FNSI
- Franco Siddi, segretario FNSI
- Mailing list "Senza Bavaglio"
- Webzine "Il Barbiere della Sera"
Gentile dott. Negri, ho letto con interesse il comunicato di Stampa Democratica del 27 maggio scorso intitolato "I contratti non sono mai piaciuti", da lei sottoscritto in qualita' di presidente dell'Associazione Lombarda dei Giornalisti.
In particolare mi ha colpito il riferimento ai "piu' deboli" contenuto in coda al testo: "E’ un contratto che dà opportunità, conserva le garanzie, limita i sacrifici, difende i più deboli, crea le basi per gestire il futuro attraverso la contrattazione. E’ quanto basta per dire sì".
Ma chi sono davvero i piu' deboli nel settore del giornalismo?
Dal mio punto di vista sono i freelance non contrattualizzati e non difesi da nessuno, e tra questi quelli che lavorano per una testata online. Personalmente mi sono stati offerti due euro a pezzo per la produzione di contenuti all'interno di un sito di dibattito e analisi politica creato in occasione delle ultime elezioni, offerta che ho ovviamente rifiutato per quel briciolo di dignita' professionale che mi e' rimasta.
Per i freelance e i precari della carta stampata e del web le tutele del contratto non sono valide, e restano abbandonati alla "libera" trattativa con l'editore, in un libero mercato dove le libere volpi sfruttano il lavoro delle libere galline.
Che i freelance siano fuori dalle coperture del contratto nazionale di lavoro giornalistico me lo ha chiarito anche Franco Abruzzo, personaggio sul quale si possono muovere tante critiche (a cominciare dalla copertura offerta al collega Renato Farina, pagato dal Sismi per fare depistaggi con articoli falsi e salvato grazie all'intervento di Abruzzo da una meritata radiazione dall'ordine nazionale) ma a cui comunque va riconosciuta una approfondita conoscenza della normativa che regola la professione giornalistica.
Dopo aver ricevuto le mie critiche sulla totale assenza di qualsivoglia disposizione a tutela dei giornalisti piu' deboli nel nuovo contratto di lavoro (sarebbe bastato inserire nel contratto un semplice impegno formale a rispettare la legge 231/2002 che prevede il pagamento dei pezzi a 30 giorni dalla consegna, ma non c'e' stato nemmeno quello) Abruzzo mi ha risposto in punta di diritto per definirmi "vittima della propaganda di alcuni movimenti/correnti sindacali che promettono miracoli per i liberi professionisti. Sono balle. Il Cnlg Fnsi/Fieg riguarda soltanto i giornalisti dipendenti". A seguire una sfilza di riferimenti legali e contrattuali che le risparmio per non abusare della sua pazienza, ma che confermano con disarmante chiarezza e su solide basi giuridiche l'amara verita': il contratto di lavoro riguarda solo chi lavora "sotto padrone", come si diceva un tempo.
Ora non so se la mia confusione di idee nasce dalla propaganda altrui, come dice Abruzzo, o semplicemente dalla mia candida ingenuita' nel dare per scontato che un sindacato unitario dei giornalisti debba tutelare tutti per definizione e includere necessariamente tutte le categorie di giornalisti nella contrattazione nazionale. Io propendo per la seconda ipotesi.
In ogni caso, indipendentemente dalle cause di confusione andrebbe detto con piu' chiarezza che i freelance non c'entrano nulla con il contratto nazionale che riguarda i giornalisti dipendenti, e che le lamentele dei liberi professionisti sul nuovo contratto di lavoro non hanno ragione d'essere, perche' questo contratto non riguarda i freelance e non c'entra niente con i giornalisti che lavorano da casa sollevando l'azienda dal mettere a disposizione locali, luce elettrica, collegamento internet, assicurazione antinfortunistica, ferie pagate, copertura per malattie e altri vecchi orpelli da articolo 38 della costituzione che si conciliano male con la nuova economia dei media.
Non entro nel merito delle questioni sollevate nel comunicato: nessuno vieta i festeggiamenti di chi pensa in buona fede di essere beneficiato dal nuovo contratto o che questo sia il migliore dei contratti possibili, ma che sia ben chiaro per chi e' stata allestita la festa, apparecchiata la tavola e imbandita la mensa. Altrimenti qualcuno potrebbe pensare erroneamente di essere stato invitato, poi entra nella sala, vede che non ci sono piu' posti a sedere e che per lui non e' rimasto nemmeno un salatino, si arrabbia e si lamenta, ma la colpa e' sua che ha capito male e' si e' infilato una festa dove non c'entrava niente.
E questo apre tanti problemi lasciati in sospeso per chi non ha niente da festeggiare con questo nuovo contratto di lavoro.
Non pensa che una trattativa migliore avrebbe garantito un minimo di tutela, almeno sui tempi certi dei pagamenti, anche per noi che veniamo pagati "a pezzo" o con cessione di diritti d'autore, non abbiamo la fortuna di avere le spalle coperte da un contratto di assunzione, non siamo stati reclutati e assunti quando la categoria era ancora forte, abbiamo visto le nuove tecnologie utilizzate come strumento per svalutare il lavoro giornalistico anziche' come trampolino per migliorarne la qualita', siamo relegati nel ghetto previdenziale di una "gestione separata" che ci tutela molto meno degli ombrelli previdenziali istituiti per i contrattualizzati?
Che dire di noi che abbiamo come unica prospettiva quella di veder crollare ulteriormente i nostri compensi senza nessuna garanzia contrattuale, nessun tariffario applicabile, nessun sussidio di disoccupazione, nessuna delle tutele garantite alle generazioni di giornalisti che ci hanno preceduto?
Che dire di noi condannati a vita a prestazioni sottopagate, dove un'ora di giornalismo dopo anni di carriera vale meno di un'ora di ripetizioni ad uno studente delle medie fatta da uno studente universitario, e gli editori giustificano lo sfruttamento del cognitariato piangendo lacrime di coccodrillo per la crisi e glissando sui fiumi di contributi pubblici che comunque continueranno a ricevere per ingrassare gli stipendi dei dirigenti?
Su tutto questo si continua a tacere, e i freelance rimangono gli schiavi invisibili dei media. Visto che questi problemi sono stati ignorati nella stesura di quello che i vertici FNSI hanno definito come il "migliore dei contratti possibili", non mi sorprenderebbe se i giornalisti utilizzati per produrre il 60% dell'informazione italiana concludessero di non essere rappresentati dal "migliore dei sindacati possibili", e decidessero di organizzarsi autonomamente con una piattaforma molto realistica: il rispetto della legge. In base alla legge 231/2002 devi pagarmi a trenta giorni dalla prestazione (e non dalla pubblicazione). Il mio record personale stabilito con un grande quotidiano a diffusione nazionale e' di 428 giorni, 19 ore, 38 minuti e 1 secondo, misurati dall'invio del pezzo alla ricezione del bonifico. Le violazioni sistematiche di questa norma sono un problema e una priorita' della FNSI oppure no? Basta dirlo, basta capirsi. Meglio una brutta verita' con cui fare i conti di una bella bugia dove un sindacato unitario tratta tutti allo stesso modo.
Se siamo abbandonati a noi stessi, basta dirlo chiaramente e ci regoleremo di conseguenza: visto che non hanno nessun potere contrattuale, ne' hanno chi li rappresenti efficacemente in sede di trattativa con gli editori, i freelance farebbero meglio a crearsi un sindacato autonomo e a organizzarsi collettivamente praticando la messa in mora sistematica degli editori che non rispettano gli obblighi stabiliti dalla legge 231/2002. Questo suggerimento e' arrivato a mezza bocca da vari addetti ai lavori, ma se e' vero che questo e' l'unico percorso possibile per i freelance, la FNSI farebbe meglio a dirlo pubblicamente e a voce alta.
Tutto cio' premesso e chiarito, mi permetto cortesemente di suggerire una possibile correzione al passaggio finale del comunicato di Stampa Democratica da lei firmato, per renderlo piu' chiaro e meno ambiguo:
"E’ un contratto che dà opportunità, conserva le garanzie, limita i sacrifici, difende i più deboli TRA I GIORNALISTI DIPENDENTI, crea le basi per gestire il futuro DEI GIORNALISTI DIPENDENTI attraverso la contrattazione. E’ quanto basta per dire sì NONOSTANTE L'ASSENZA DI TUTELE PER I FREELANCE E I LIBERI PROFESSIONISTI PRECARI".
Cosi' si capisce molto meglio di cosa stiamo parlando.
Giacche' ci siamo si potrebbe cogliere l'occasione per completare questa opera di chiarezza aggiornando anche lo slogan di Stampa Democratica, che alla luce delle recenti evoluzioni della professione potrebbe essere modificato in questo modo per non lasciare spazio ad equivoci:
"Sempre da una parte sola. Quella dei giornalisti DIPENDENTI".
Cordiali Saluti
Carlo Gubitosa
(Giornalista pubblicista precario freelance che fortunatamente vive di altri mestieri)
Si riporta di seguito il comunicato di "Stampa Democratica":
---
Stampa Democratica
fondata da Walter Tobagi
Sempre da una parte sola. Quella dei giornalisti.
I CONTRATTI NON SONO MAI PIACIUTI
La caratteristica dei nostri Contratti di lavoro è che non piacciono. Non sono piaciuti e sono stati aspramente contestati anche quelli con i mitici aumenti di 700mila lire (anni Novanta), firmati dall’allora segretario della Fnsi Giorgio Santerini. Figuriamoci quello appena firmato da Franco Siddi. Eppure, visti i tempi che corrono, è un buon contratto. Un contratto di difesa l’ho definito. Ma per una parte di categoria è il male assoluto. Lascio perdere la malafede. Cerco di affrontare in sintesi alcuni punti tra i più controversi. Il dettaglio completo lo trovate nel prossimo numero di Giornalismo, tra pochi giorni “in edicola”, con i commenti di Daniela Stigliano e Guido Besana, vicesegretari Fnsi, che hanno partecipato alle trattative con la Fieg.
C’è una fortissima polemica da parte dei CdR “più forti” sulla “rottamazione dei sessantenni”. Non c’è verso di far capire che l’art. 33 è stato migliorato. Un’azienda non può pensionare nessuno: può farlo solo dopo una trattativa sindacale, seguendo le procedure stabilite dall’allegato D che ne comprovino effettivamente lo stato di difficoltà. Chi va in pensione? Chi ha 35 anni di contributi (nel contratto precedente ne bastavano 30) e un’età che parte dai 59 anni per il 2009 fino ai 62 dal 2014 in poi. Si lascia il lavoro con la pensione piena. Il problema è che si lascia in anticipo rispetto ai 65 anni. Un sacrificio evidente, certo. Ma sarebbe un sacrificio ben maggiore se, per tenere in redazione chi potrebbe andare in pensione, si mettesse in Cassa integrazione a 1000 euro al mese chi ha 45 anni, moglie, figli e il mutuo da pagare.
Altro argomento contestato è la legge 276 che regola il distacco. Gli editori non ne volevano parlare. Il perché è chiaro. Le norme di legge avrebbero consentito agli editori di mandare un giornalista a lavorare per un’altra azienda diversa da quella di provenienza. Il distacco è stato limitato al passaggio da una testata di un’azienda a una testata di un’altra azienda, ma controllata dalla stessa società. Il sindacato è riuscito a ridurre al minimo gli effetti devastanti della legge. Possiamo sostenere che le leggi si applicano per tutti a eccezione dei giornalisti?
L’art. 22 del vecchio contratto non vieta il trasferimento di un giornalista: se non accetta si può dimettere con diritto all’indennità di preavviso. Oggi la possibilità di dimettersi scatta quando il trasferimento supera i 40 chilometri. Chi critica prevede sfracelli. Non ho la sfera di cristallo, mi baso su quanto è accaduto negli ultimi cinque anni. Ho verificato con i nostri studi legali se sono in corso o ci sono state cause legate a trasferimenti. Ho parlato con i CdR della Lombardia. Non risulta alcun trasferimento coatto e non mi sembra che la categoria sia stata massacrata dall’art. 22. Essere preoccupati è giusto, ma speculare e strumentalizzare le preoccupazioni con scenari da incubo mi sembra quantomeno irresponsabile.
I precari assunti con contratti a termine non avranno un contratto depotenziato ma hanno il trattamento da RO. Un passo in avanti. Guadagneranno circa il 20 per cento in più
Gli scatti sono rimasti 15 al 6 per cento. Tre biennali, 12 triennali. E c’è la moratoria di 9 mesi per chi è in regime biennale. Non c’è la rivalutazione quando si passa di categoria. Un risultato non esaltante, ma sono rimaste intatte la percentuale e la continuità. C’è chi si è esercitato a calcolare “quanto si perde” in cinque e in dieci anni, addirittura in trent’anni. Altri hanno fatto calcoli diversi per dimostrare che non si perde nulla. Esco dai numeri. Mi sapete dire cosa sarà e come sarà il mondo della carta stampata tra cinque anni?
Il contratto riguarda i giornalisti dipendenti e per il lavoro autonomo l’accordo sui tempi di pagamento è insufficiente. L’accordo sul welfare e le delibere Inpgi aiutano i cococo. Per i veri freelance il problema è di legge, e qui sta la critica: il sindacato doveva fare lobby per ottenere dal governo regole per il popolo delle partite Iva, dove non ci sono solo i giornalisti. Un’altra legge, appunto.
C’è chi sostiene che era meglio non rinnovare il contratto e tenerci quello vecchio che non c’era più. E allora si abbia il coraggio di dire che le crisi si sarebbero affrontate solo con i prepensionamenti e con le penalizzazioni delle pensioni che l’ultimo CdA dell’Inpgi ha eliminato, recependo l’accordo sindacale sulla gestione degli stati di crisi. La legge 276 sul distacco verrebbe applicata in tutte le sue articolazioni. I precari avrebbero un contratto depotenziato. L’allegato N sarebbe ancora in vigore. Multimedialità non regolata. Aumento solo con gli euro della vacanza contrattuale e addio contrattazione.
Il nuovo contratto ha portato l’aumento dei minimi: a maggio 140 euro con l’arretrato di aprile. L’anno prossimo 125 euro. Nel 2011 ci sarà l’adeguamento della parte economica, e poi un altro contratto, in condizioni economiche senz’altro migliori di oggi.
E’ un contratto che dà opportunità, conserva le garanzie, limita i sacrifici, difende i più deboli, crea le basi per gestire il futuro attraverso la contrattazione. E’ quanto basta per dire sì.
Giovanni Negri
Presidente Alg
Milano, 27 maggio 2009 - Diritto alla condivisione
Lettera aperta al "pirata" che vuole sbarcare in Europa
Uno scambio di idee tra l'autore di "Elogio della pirateria" (io) e Alessandro Bottoni, fondatore del "Partito pirata" italiano e candidato alle europee15 maggio 2009 - Carlo GubitosaCaro Alessandro,
Quando ho scritto "elogio della pirateria" non avrei mai immaginato che qualcuno avrebbe fondato di li' a poco un "partito pirata', ne' avrei mai sognato di vedere un "pirata" candidato alle europee... ma guarda te se nel terzo millennio si deve ancora solleticare l'immaginario del '900 con Sandokan e il Corsaro Nero per discutere del tema delicatissimo dell'accesso alla conoscenza. Mi piacerebbe chiederti tante cose, ma anziche' farti domande ti do' un suggerimento: non essere una "avanguardia esperta". Nella sinistra le avanguardie esperte sono durate sempre poco. Penso a gente come gli ex-senatori Semenzato e Cortiana, che hanno fatto un lavoro grandioso in solitudine, presentando anche una proposta di legge sul diritto d'autore per annullare gli effetti della legge varata nel 2000 sotto i baffetti di D'Alema. Te la ricordi vero? Quella che ha cambiato una parolina per cambiare tutto, dichiarando punibile penalmente non solo il "lucro" (copio su larga scala per fare soldi) ma anche il "profitto" (faccio una singola copia privata per accedere gratis alla cultura cosi' come faccio in Biblioteca quando mi fanno accedere a libri, film e materiali multimediali disponibili per il prestito). Erano talmente avanti da essere rimasti da soli, e sono andati talmente lontano che non li hanno piu' ricandidati. Facevano fatica a capirli. E da qui il mio suggerimento: oltre al tuo ruolo di "avanguardia esperta" e di "vedetta" su certi temi, prenditi anche il compito di far circolare informazioni e cultura tra i tuoi compagni di schieramento, perche' certe questioni sono talmente cruciali che non possiamo piu' abbandonarle agli addetti ai lavori. Prenditi sottobraccio l'amico Mussi e spiegagli perche' la prossima volta e' meglio che non si facciano tante feste a Bill Gates, e che col software libero si potrebbe risparmiare tanto denado pubblico, valorizzare i nostri professionisti dell'informatica e far circolare ricchezza che resta in Italia anziche' fuggire a Redmond o a Seattle. Prendi i "compagni che sbagliano" e aiutali a capire passo dopo passo, perche' ne sanno poco di tecnologie. Prima ancora di proporre provvedimenti e iniziative fai in modo che tutti i tuoi compagni di strada capiscano fino in fondo le ragioni profonde delle tue proposte. Insomma, il lavoro da fare sui temi della cultura e' "prepolitico" e per farlo dovrai essere uno scomodo grillo parlante che ricordera' a tutti, ogni giorno, che i brevetti sul software, la criminalizzazione della condivisione di conoscenza, le tante, troppe cessioni fatte anche a sinistra allo strapotere delle multinazionali del software e dell'intrattenimento sono un cancro silenzioso che avvelena la societa' dell'informazione. Conto su di te per questa opera preziosa di alfabetizzazione: al di la' dei nostri elogi della "pirateria", c'e' bisogno di gente seria che sappia rinnovare la sinistra. PS Questa lettera aperta non rappresenta in alcun modo una dichiarazione di voto... ci sto ancora pensando su !Commenti
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Dopo la mia lettera aperta sul difficile rapporto tra la sinistra e il diritto alla comunicazione, arriva la risposta di Alessandro Bottoni, candidato per "Sinistra e Liberta'" alle europee.15 maggio 2009 - Alessandro BottoniRispondo qui di seguito alla gradita lettera di Carlo Gubitosa di Peacelink. Trovate la lettera di Carlo qui:
http://ilprogettoarancione.wordpress.com/2009/05/12/lettera-aperta-di-carlo-gubitosa/
Caro Carlo,
al di là della cortesia di situazione e della piaggeria, sono davvero felice di ricevere Tue notizie e leggo con grande interesse le Tue riflessioni su questa mia candidatura. Ti rispondo qui di seguito come posso.
“Quando ho scritto “elogio della pirateria” non avrei mai immaginato che qualcuno avrebbe fondato di li’ a poco un “partito pirata’… “
Nemmeno io. Come Athos ed i miei amici del PP possono ben testimoniare, sono stato tra gli ultimi ad abbracciare l’idea di creare un capitolo italiano del Pirat Partiet Svedese. Ho anche sostenuto con forza l’idea che questa struttura dovesse essere una associazione e non un partito. Le ragioni di questa mia apparente resistenza sono due.
Da un lato, ho sempre pensato che questa tematica non potesse avere nel nostro paese la stessa, entusiastica risposta sociale che ha avuto in Svezia. Purtroppo, i fatti mi hanno dato ragione: è difficilissimo parlare di queste cose agli italiani. Di questo siamo tutti quanti ben consapevoli. Sappiamo di lottare contro l’indifferenza, la diffidenza e, molto spesso, l’ignoranza del nostro pubblico naturale.
Se continuamo a portare avanti questa battaglia è solo perchè è necessario. Lo è dal punto di vista morale e lo è dal punto di vista pratico. Non possiamo vivere nel mondo che ci prospettano Nicolas Sarkozy e molti suoi amici. Io, almeno, non posso farlo.
Personalmente, se fossi stato alla ricerca di facile consenso per crearmi una mia carriera politica, mi sarei iscritto dove c’erano soldi da spendere e gente capace di sfruttare questa mia natura “folkloristica” sulle televisioni. Mi sarei iscritto a Forza Italia ed ora mi troverei a Porta a Porta tra molte graziose ballerine a parlare serenamente del “ritorno della canotta”. Non starei certo qui, in qualche oscuro “hacklab”, a discutere di traffic shaping con coriacei amministratori di rete più che quarantenni, solitamente sovrappeso e spesso accaniti fumatori.
Dall’altro lato, ho sempre creduto che aggiungere ancora un altro partito al panorama politico italiano fosse un atto semplicemente immorale. Il nostro sfortunato paese ha bisogno di tre o quattro partiti di grosse dimensioni, in grado di aggregare con intelligenza le migliaia di diverse istanze del paese. Non ha bisogno di polverizzazione. Soprattutto, non ne ha bisogno a sinistra. Le istanze specialistiche, di nicchia, o fortemente locali devono trovare rappresentanza nelle associazioni e solo in seguito, attraverso le associazioni stesse, all’interno dei partiti.
Questo è ciò che abbiamo fatto: abbiamo creato una associazione che rendesse visibile, comprensibile, persino tangibile l’esistenza di una vasta area di interesse per questi temi e l’abbiamo portata all’attenzione della politica. lo abbiamo fatto prima partecipando attivamente ai tavoli di discussione istituzionale, come è avvenuto per il progetto di riforma della legge sul diritto d’autore voluto da Prodi e gestito dal Professor Alberto Maria Gambino. Ora ci hanno offerto la possibilità di farlo all’interno di una lista europea ed abbiamo accettato. Ho accettato. Faremo ciò che sta nel nostro progetto politico di sempre: daremo voce a chi sulla Rete ci sta davvero e ne vive sulla propria pelle tutti i problemi e tutte le dinamiche.
“Mi piacerebbe chiederti tante cose, ma anziche’ farti domande ti do’ un suggerimento: non essere una “avanguardia esperta”. Nella sinistra le avanguardie esperte sono durate sempre poco. “
Dureremo poco anche noi. Durerò poco anch’io. E va bene così.
Le istanze che noi cerchiamo di portare a conoscenza dell’intero mondo politico sono cose che, in un mondo civile, non dovrebbero richiedere una “task force” specifica per trovare rappresentanza politica. In un paese democratico, la difesa del diritto alla riservatezza delle comunicazioni, la difesa del diritto di accedere alla conoscenza, dovrebbero essere valori fondanti di qualunque movimento politico, di qualunque schieramento. Questi sono i valori fondanti della democrazia stessa. Credo che troveranno rapidamente rappresentanza presso tutti i principali partiti italiani ed europei, così come hanno trovato rappresentanza presso di loro (persino dentro AN!) i valori dell’antifascismo. La storia lo impone.
Noi staremo qui, con questa bandiera in mano, soltanto finchè la situazione lo richiede. Abbiamo già tutti quanti la nostra vita, il nostro lavoro e la nostra famiglia. Io, personalmente, sarò ben lieto di tornare da mia moglie quando questa assurda guerra tra cittadini e corporation avrà finalmente fine. Fino a quel momento, però, starò qui. Staremo qui, sotto questa bandiera, e denunceremo cosa si cerca di fare, nell’ombra, ai danni di noi tutti e, soprattutto, dei nostri figli.
Fiorello Cortiana, Semenzato ed altri meritano il nostro rispetto e la nostra stima. Hanno portato avanti queste tematiche quando ancora nessuno, nemmeno io, le riteneva degne di un’attenzione specifica. Il loro lavoro è stato importante non tanto per i risultati concreti che possono aver ottenuto (più o meno scarsi, non sta a me deciderlo) quanto per il fatto di aver creato una cultura dei diritti digitali che è sopravvissuta alla loro figura politica e che è ora patrimonio comune della nostra intera società.
Noi muoriamo (politicamente e, a volte, persino fisicamente) per permettere alle nostre idee di vivere. Le idee di Semenzato e Cortiana sono qui, vive e vegete, dovunque siano ora i loro creatori. Queste idee, almeno in una certa misura, sono entrate persino a far parte di proposte di legge presentate da persone dichiaratamente di destra, come Roberto Cassinelli. Queste loro idee sono alla base di numerosi movimenti associativi e politici in tutta europa. In Svezia potrebbero persino dare vita al quarto partito del paese,
Voi come lo chiamate questo risultato? Dalle mie parti si chiama “vittoria”.
Che la sinistra riesca a capire queste cose o meno, è irrilevante: é il mondo a capirlo. Che io sia ancora qui, alle prossime elezioni europee, è irrilevante: ci sarà qualcun’altro a difendere ancora questi princìpi.
“E da qui il mio suggerimento: oltre al tuo ruolo di “avanguardia esperta” e di “vedetta” su certi temi, prenditi anche il compito di far circolare informazioni e cultura tra i tuoi compagni di schieramento, perche’ certe questioni sono talmente cruciali che non possiamo piu’ abbandonarle agli addetti ai lavori.”
Questo è uno dei punti centrali del mio progetto politico: informare e sensibilizzare i politici, di tutti gli schieramenti, su questi temi. Lo faccio da sempre, attraverso le pagine del mio blog, attraverso le pagine dei giornali per cui scrivo, ed attraverso contatti diretti, come è successo con Gambino ed altri.
Continuerò a farlo, con la mia piccola lobby, al parlamento europeo, se avrete la bontà di eleggermi.
Và detto che in questa battaglia ho già trovato molti compagni, tra cui Umberto Guidoni e lo stesso Gennaro Migliore (che ha voluto la mia candidatura). Il team si è già formato. Collaboriamo già su questi punti e continueremo a farlo (qualunque cosa succeda). Abbiamo iniziato a collaborare anche con persone che provengono da altre realtà, come Erik Josefsson, che si candida al parlamento europeo in Svezia, e con Paolo Brini, che rappresenta il suo contatto in Italia. Paolo, ad esempio, pur essendo il portavoce di una associazione che si trova alla nostra sinistra (Scambio Etico), ha sempre accettato con grande gentilezza di mantenerci informati e di spiegarci i dettagli che non capivamo. Di sicuro raccoglieremo altri compagni lungo la strada.
Noi ci siamo. Stiamo già lavorando.
“Prenditi sottobraccio l’amico Mussi e spiegagli perche’ la prossima volta e’ meglio che non si facciano tante feste a Bill Gates, e che col software libero si potrebbe risparmiare tanto denaro pubblico, valorizzare i nostri professionisti dell’informatica e far circolare ricchezza che resta in Italia anziche’ fuggire a Redmond o a Seattle. Prendi i “compagni che sbagliano” e aiutali a capire passo dopo passo, perche’ ne sanno poco di tecnologie.“
Fabio Mussi provvederà da solo a spiegare le ragioni che lo hanno portato a prendere certe decisioni. Io stesso ascolterò attentamente le sue parole, nella speranza di capire.
Di sicuro, io non sono Fabio Mussi. Le persone che ruotano attorno a me in questo progetto sono persone che da sempre difendono certi valori e li mettono in pratica. Siamo gente che usa Linux, non Windows. Siamo gente che rilascia tutto quello che può sotto GFDL o CC. Siamo gente che lavora in questo settore da anni, a volte decenni. Siamo gente che mette in pratica ciò che predica. Da anni. Da sempre.
“Prima ancora di proporre provvedimenti e iniziative fai in modo che tutti i tuoi compagni di strada capiscano fino in fondo le ragioni profonde delle tue proposte. Insomma, il lavoro da fare sui temi della cultura e’ “prepolitico” e per farlo dovrai essere uno scomodo grillo parlante che ricordera’ a tutti, ogni giorno, che i brevetti sul software, la criminalizzazione della condivisione di conoscenza, le tante, troppe cessioni fatte anche a sinistra allo strapotere delle multinazionali del software e dell’intrattenimento sono un cancro silenzioso che avvelena la societa’ dell’informazione.“
Lo sto già facendo. Come tu ben sai, non è facile. Continuerò a farlo. Continueremo a farlo insieme, noi del PP e tutti coloro delle altre associazioni amiche che, da sempre, ci aiutano in questa difficile opera. Continueremo a farlo anche sapendo che verranno prima le sconfitte e le umiliazioni, anche pesanti. Solo dopo, forse molto dopo, avremo la soddisfazione di vedere i nostri valori accolti all’interno di documenti ufficiali e di leggi. Sappiamo che tipo di cammino ci aspetta. Non ne abbiamo paura.
“Conto su di te per questa opera preziosa di alfabetizzazione: al di la’ dei nostri elogi della “pirateria”, c’e’ bisogno di gente seria che sappia rinnovare la sinistra.”
Per quanto riguarda questa opera di alfabetizzazione, puoi contarci. Hai qui, nero su bianco la mia parola. Un impegno che assumo entusiasticamente, senza nessun tentennamento, e sul rispetto del quale vi chiedo di misurarmi. Misuratemi per ciò che ho detto, fatto, scritto e tramato finora. Misuratemi per quello che farò dopo, se me ne darete l’occasione.
Farò di tutto per rendere misurabile questo impegno rendendo visibile (“fruibile”) anche dall’esterno tutto quello che faremo per informare e sensibilizzare i parlamentari europei ed i normali cittadini. Per fortuna, non occorre possedere sei o sette televisioni per mandare su internet uno stream video di una conferenza o di un meeting da Bruxelles. Per fortuna, oltre alle TV ci sono anche YouTube e molti siti simili.
Per quello che riguarda il rinnovamento della Sinistra, invece, non posso prendere impegni. Non posso salvare la Sinistra da sé stessa. In particolare, non posso salvarla dalla sua tendenza suicida alla polverizzazione. Posso sottoscrivere (come ho già fatto) il progetto “unire la sinistra” di Umberto Guidoni. A suo tempo avevo già abbracciato un progetto simile, anche se portato avanti da qualcuno molto diverso da me (L’Ulivo, di Romano Prodi). Quando si tratta di unire la Sinistra, ridarle dignità e rifondare su basi più moderne la sua struttura ideologica e politica, potete sempre contare su di me.
Tuttavia, io posso solo portare l’oca al fiume. L’oca, però, deve bere da sé. Io non posso obbligarla.
“PS Questa lettera aperta non rappresenta in alcun modo una dichiarazione di voto… ci sto ancora pensando su !”
Nemmeno per me rappresenta una parola definitiva. Credo che su questi temi sia ancora necessaria molta riflessione e molto confronto tra persone diverse. La complessità tecnica e legale di questi temi, come pure le sottili implicazioni che molte di queste decisioni hanno sulla libertà e sulla democrazia, ci impongono di essere cauti e professionali. Spero che vorrai aiutarmi nello sviluppare proposte ed interventi che salvaguardino nel miglior modo possibile i diritti dei cittadini e la salute dell’intero sistema socio/economico in cui ci troviamo a vivere.
Grazie ancora del tuo contributo alla discussione.
Alessandro Bottoni
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