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14 marzo 2009 - Andrea Bertaglio
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- Un cartone animato “natalizio” con simpatici gnomi che assistono Babbo Natale nel confezionare doni. Ecco uno dei primi “anime” dai buoni sentimenti.
PER OGNI BIMBO E' SEMPRE PRONTO UN REGALO...
20 dicembre 2009 - ROBERTO TRAETTA“Alla scoperta di Babbo Natale” è uno di quei cartoni animati che ogni bambino degli anni 80 non può dimenticare, se l'ha visto.
Gli episodi raccontano la vicenda di un gruppetto di gnomi che vivono in un paesino sperduto sui monti del Nord Europa, e trascorrono le loro giornate in spensieratezza e allegria. Tra i tanti lavoretti quotidiani da svolgere, ne coltivano uno davvero particolare: aiutano un simpatico signore (che è Babbo Natale), a costruire e confezionare giocattoli che, una volta all'anno, regala ai bambini più bravi del mondo.
Gli gnomi sono esseri adorabili con lentiggini, occhi grandi ed espressivi, e con cappelli a punta in testa.
Ciò che stuzzica l'interesse e cattura l'attenzione in questo prodotto televisivo è l'immediatezza della trama e la semplicità dei personaggi. Il clima in cui sono calati i protagonisti è gradevole e sognante; lo sfondo su cui si muovono è dolce e sereno grazie all'atmosfera perennemente natalizia che colora tutte le puntate della serie.
Per la particolare caratterizzazione appunto “festiva” della storia, la prima messa in onda avviene proprio nel mese di dicembre, a ridosso del Natale.“Alla scoperta di Babbo Natale”, scritto nel 1985 dal mangaka nipponico Yoshiaki Yoshida, arriva direttamente su Italia1 un anno dopo: è il 1986. Il titolo originale in lingua nipponica è “Morino Tontotachi”, che letteralmente significa “Il gruppo di Tonto nella foresta”.
Questa serie rimane purtroppo un cartone animato minore: il merchandising, infatti, non lancia gadget e la televisione italiana non riproporrà che poche volte le repliche, impedendo così a generazioni future di telespettatori di scoprire questo piccolo ma incompreso gioiello dell'animazione made in Japan. Nessuna riproduzione dei personaggi su diari, zaini, libri, album di figurine, come invece è accaduto e accadrà per altre serie animate.
La mancata replica del cartone nei palinsesti televisivi Mediaset è un mistero: lo scarso interesse tra il pubblico in termini di ascolti ne ha decretato l'insuccesso spingendo il canale televisivo a non riproporlo più? Oppure, al contrario, la noncuranza o il disinteresse di qualche responsabile di rete verso il cartone non ha consentito di ritrasmetterlo?
Eppure il cartone, anche se non brilla per originalità nei contenuti, è ben fatto. Nei 23 episodi si ripercorre la storia di Babbo Natale e dei suoi aiutanti, che un po' tutti conosciamo. Il cartone è tenero e delicato come una fiaba, infatti gli stereotipi del genere ci sono tutti: candidi paesaggi innevati, casette di montagna immerse in profonde vallate, silenziosi boschi popolati da animaletti selvatici, vegetazione rigogliosa all'ombra di alti abeti, con funghi e frutti di bosco; le immagini delle ambientazioni interne poi sono “riscaldate” da caminetti accesi, che profumano di Natale e di cose autentiche.
Oltre ad essere quindi molto “atmosferico” il cartone veicola e propone valori importanti: l'amicizia, il gioco di squadra, il rispetto, l'aiuto reciproco e l'altruismo.
Nonostante in Italia non abbia incontrato il gradimento sperato, “Alla scoperta di Babbo Natale” lo considero interessante per due motivi: primo, perché rinnova ed esalta la magia del Natale (che per i bambini è fondamentale); e secondo, perché ci ha regalato una delle sigle televisive più belle ed emozionanti di tutti i tempi. Le parole sono della grande Alessandra Valeri Manera (autrice di centinaia di canzoni); mentre la musica e l'arrangiamento sono del maestro Carmelo “Ninni” Carucci: “Io lo so che tu arriverai e i doni porterai/così Natale più bello sarà/ se sarai accanto a me/ alla scoperta alla scoperta di Babbo Natale/ per ogni bimbo è sempre pronto un regalo/ e il suo sorriso è il regalo per te da sempre sempre...” L'interpretazione è affidata alla regina delle sigle, Cristina D'avena, che proprio in quegli anni vive il suo più fortunato momento di ugola d'oro. Della sigla viene stampato il 45 giri, che sul mercato discografico non raccoglierà notevoli successi di vendita.
Forse non conterà nulla il mio parere, ma a me di questo cartone piaceva tutto.
Buon Natale! - Prima del terremoto, gli haitiani morivano di poverta' e sfruttamento
Dio mi ha mancato di duecentocinquanta chilometri
Stavolta il mondo che lotta per sopravvivere non mi guarda dalla televisione, ma urla a tre ore di macchina da me15 gennaio 2010 - Carlo GubitosaDio mi ha mancato per duecentocinquanta chilometri: un'inezia per le distanze geologiche, figuriamoci per quelle divine. E tanto e' bastato a fare la differenza tra la mia salvezza a Santo Domingo e la devastazione che ha colpito il paese piu' povero del mondo. E inizi a chiederti il senso di tanto accanimento contro quel pezzo dell'isola che ha avuto l'unica sfortuna di incrociare la rotta di Colombo prima di altri atolli. Ti chiedi cosa puoi fare, e il tuo mestiere e' scrivere. E allora scrivero' che cosa mi auguro per quest'isola. Mi auguro che a partire da oggi la Repubblica Dominicana accolga con piu' rispetto gli immigranti haitiani che tagliano la canna da zucchero a due euro la tonnellata, con le sacche di sangue che ne costano 16 se ti becchi la dengue e hai bisogno di una trasfusione. Mi auguro che il razzismo dei neri dominicani verso i nerissimi haitiani, a tratti incredibilmente feroce, sia finalmente compreso per quello che e': un sistema di politiche occupazionali organizzato a vantaggio di pochi per tagliare ai piu' poveri braccianti del paese l'accesso ai diritti, ai documenti, alla dignita' a tutto vantaggio delle compagnie zuccheriere italiane. Mi auguro che l'Europa, entrata da pochissimo tra gli acquirenti dello zucchero dominicano addolcito col sudore degli haitiani, pretenda dai paesi che le vendono cibo lo stesso rispetto dei diritti umani che cerca di imporre militarmente altrove. Mi auguro che il prossimo inevitabile evento naturale possa essere reso meno catastrofico lottando contro la poverta' evitabile. Mi auguro che a partire da ora questo piccolo pezzo di mondo non sia illuminato dai riflettori solo quando i morti si contano a sei cifre. Mi auguro che il nostro turismo diventi piu' responsabile, per portare futuro a chi abita queste terre e non ricchezza alle multinazionali che le sfruttano. Mi auguro che gli zoo balneari per ricchi di quest'isola siano disertati, e che le persone sfuggite alle gabbie dei resort possano incontrare la buona gente di Haiti e non solo le sue spiagge confezionate. Ma qualcuno mi ha detto che devo amare prima di tutto il mio prossimo, ed e' per questo che domani mi auguro di trovare al suo solito posto il fruttivendolo di Haiti che in questi tre anni mi ha dato una grandissima lezione di dignita' dalla cattedra del suo carretto scassato, e spero proprio che mi racconti che i suoi stanno bene.
- Finalmente qualcuno che in Italia risponde alle domande
Roberto Natale mi scrive: il sindacato non dimentica i freelance
Dopo una lettera aperta in cui sollevavo alcune questioni cruciali per i liberi professionisti del giornalismo, il Presidente della FNSI mi scrive e mi dice la sua28 novembre 2009 - Carlo Gubitosa
Pubblico volentieri la risposta alle domande che ho rivolto pubblicamente al Presidente della Federazione Nazionale della Stampa, che ringrazio per la sua disponibilita' al confronto.
Ciao Carlo.
Scusami per il ritardo nella risposta, a motivare il quale non basta certo la grande manifestazione del 3 ottobre. Volevo essere in condizione di metterci qualcosa in più, nella replica, ed ora posso farlo. Ti scrivo a poche ore dall’incontro che si terrà nella sede della Fnsi, a Roma: il primo incontro nazionale sui giornalisti lavoratori autonomi, al quale sono chiamati a partecipare i nostri organismi di vertice, presidenti e segretari delle associazioni regionali di stampa (come sai, la Fnsi è per l’appunto una federazione di associazioni regionali), i responsabili del lavoro autonomo delle singole associazioni e i rappresentanti dei gruppi di freelance costituiti nelle diverse regioni. Perché questa è l’altra novità: che negli ultimi tempi, in numerose regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna, Abruzzo, Sicilia, Sardegna, Toscana, Campania) sono nate – dentro il sindacato, o in raccordo con il sindacato – forme di organizzazione specifica per incrementare di molto l’efficacia degli interventi.
Ora le risposte alle domande:
1. Non ci siamo “dimenticati” affatto dei freelance, in sede di contratto. So benissimo che il nuovo contratto nazionale Fnsi-Fieg non ha portato su questo versante ciò che speravamo, nonostante la centralità che al problema della precarizzazione del lavoro avevamo dato in tutta questa lunghissima vertenza. Non c’è stato tema più ricorrente, nei documenti e nei comunicati-stampa a corredo dei diciotto giorni di sciopero per ottenere l’apertura della trattativa. Eppure è risultata insormontabile la resistenza degli editori alla richiesta che intendevamo come il segnale di una positiva inversione di tendenza: il pagamento in tempi certi a far data dalla consegna del pezzo in redazione, e non più dalla sua pubblicazione. Mentre fa segnare un punto a nostro favore la spinta che dal contratto viene per la costituzione di bacini aziendali grazie ai quali avviare a stabilizzazione i precari: gli editori potranno derogare al tetto massimo di mesi di utilizzazione solo se avranno stipulato accordi per l’assunzione dei collaboratori pluriennali. Ma del fatto che l’attenzione del sindacato non sia strumentale o di facciata dà conto anche ciò che abbiamo saputo far muovere su un altro fronte, nel rapporto con i governi: il Protocollo siglato al Ministero del Welfare due anni fa insieme a Fieg ed Inpgi, che impone l’aumento graduale delle aliquote, e la pressione sull’esecutivo in carica perché i giornalisti titolari di rapporto di lavoro autonomo possano beneficiare degli ammortizzatori sociali che tutelano i lavoratori autonomi degli altri settori industriali.
2. Sì, la consultazione referendaria è stata fatta quando già era stata apposta la firma: le intese di contenuto previdenziale collegate al contratto non sarebbero altrimenti state sottoscritte dal ministero, e questo sarebbe stato un danno rilevante per l’insieme della categoria. Però abbiamo detto che molta chiarezza che, in presenza di un voto negativo, il gruppo dirigente del sindacato ne avrebbe tratto le conseguenze anche in termini di disdetta dell’accordo già sottoscritto.
3. Siamo un sindacato unitario, e vogliamo tener conto del giudizio di tutti. Le 3 urne (contrattualizzati, pensionati, autonomi) avevano questo significato: acquisire la posizione delle diverse aree della professione, senza confonderle in un insieme indistinto. L’urna aperta per il lavoro autonomo aveva un significato simbolico al quale non abbiamo voluto rinunciare, pur mettendo in conto la bassa affluenza che in effetti c’è stata. Anche quell’urna specifica intendeva dire che, se acquisiamo il parere dei pensionati, a maggior ragione vogliamo sentire chi nella vita delle redazioni ha un ruolo. Intendeva dire che, anche nella crisi, sappiamo che su questo terreno la Fnsi si gioca buona parte del suo futuro, e che deve moltiplicare gli sforzi per superare il muro di indifferenza, la sensazione di estraneità con la quale viene motivatamente vissuta ancora da troppi colleghi.
4. Ci eravamo dati come criterio quello di far esprimere chi effettivamente fa la professione, pur in forma estremamente precaria: come sai bene, la semplice iscrizione all’Ordine non è una garanzia al riguardo. Inoltre sono state indicate soglie economiche molto basse, proprio ad evitare che si potesse rischiare una discriminazione per censo nell’esercizio del diritto elettorale. Mi risulta peraltro che, in vari casi, la segnalazione dell’assenza dagli elenchi Inpgi ha prodotto una più attenta verifica della posizione del/della collega e il riconoscimento del suo diritto al voto.
Insomma: la crisi, per quanto dura sia, non sta spingendo il sindacato alla scelta miope di asserragliarsi nella difesa esclusiva di chi, nel fortino ora assediato, c’era entrato in anni lontani e più facili. Nel momento in cui i piani di ristrutturazione tagliano via una generazione professionale e le redazioni sono attraversate da tensioni esplicite, quando il voto sulle ipotesi di accordo tende a diventare l’applicazione del “mors tua, vita mea” fra vicini di desk, altissima è la probabilità che l’attenzione ai meno garantiti sia considerata un lusso solidaristico che non ci si può permettere. E invece mi sento di dire che, nonostante tutti i nostri ritardi, il segno complessivo è quello di una consapevolezza che cresce. Torno all’elemento di cui ti dicevo all’inizio: i coordinamenti regionali dei collaboratori e free lance che sono nati dentro, non contro il sindacato. Indicano che il tantissimo lavoro che c’è da fare lo si potrà fare insieme, volendo.
A presto, spero.
Roberto Natale
Presidente Fnsi
Roma, 24 novembre 2009
[Nota di Carlo G.: La risposta di Roberto Natale mi ha positivamente impressionato per la ricchezza dei suoi argomenti. Su un punto cruciale, pero', sento rumore di unghie sugli specchi e mi trovo in disaccordo con lui: il pagamento dei pezzi a 30 giorni dalla consegna non e' una rivendicazione del sindacato, ne' un oggetto di trattativa, ne' una possibile concessione che si doveva ottenere in sede di contratto dagli editori "come il segnale di una positiva inversione di tendenza".
A quanto mi risulta il pagamento delle prestazioni entro 30 giorni dalla consegna e' un obbligo stabilito all'articolo 4 della legge 231/2002, che a sua volta recepisce varie direttive comunitarie. Inserire questo obbligo nel contratto nazionale avrebbe avuto quindi un valore tutto politico, a testimoniare l'accettazione degli editori di voler rispettare la legge anche quando non c'e' davanti a loro nessuno che puo' obbligarli a farlo, e nulla avrebbe aggiunto sul piano legale ai diritti di cui i freelance gia' godono sulla carta, salvo poi vederli calpestare quotidianamente dagli editori.
E allora se questo problema non e' una mancata concessione degli editori, ma la voglia di farsi beffe di una legge gia' in vigore, non e' proprio qui che dovrebbe entrare in azione il sindacato? Io non ho mai fatto attivita' sindacale, ma non faccio fatica a immaginare delle azioni possibili: un libro bianco in cui raccogliere segnalazioni anonime da parte dei freelance su editori che violano la legge, un servizio di assistenza legale per farsi carico delle pratiche di messa in mora degli editori inadempienti (credo che con i soli interessi di mora il servizio si autofinanzierebbe, e i freelance sarebbero ben lieti di lasciarli al sindacato per essere pagati a 30 giorni e non a 30 settimane quando va bene), una denuncia pubblica al ministero delle finanze (quanti soldi di interessi fanno maturare per gli editori i soldi dei pagamenti ritardati?), una campagna pubblica di sensibilizzazione tra i colleghi per essere consapevoli dei diritti riconosciuti dalla legge, la creazione di un clima culturale capace di vincere la paura dei freelance lasciati soli, per cui mettere in mora un editore per un mancato pagamento non e' piu' un affronto che rischia di troncare il rapporto di collaborazione, ma in un primo periodo transitorio diventa una prassi diffusa di tutti i collaboratori esterni precari, tale da indurre gli editori al rispetto della legge per ridurre i costi di gestione delle pratiche di messa in mora.
Insomma, caro Roberto, da un sindacato ormai non mi aspetto piu' che si facciano lotte in clandestinita' violando la legge, rischiando la vita e la galera come facevano i sindacalisti ai tempi del fascismo, ma mi aspetto quantomeno una elaborazione piu' aggressiva e coraggiosa di un semplice "purtroppo gli editori non hanno voluto scrivere sul contratto che accettano di rispettare la legge". Questa "illegalita' legalizzata" ormai non e' piu' tollerabile. Gli editori sanno organizzarsi in tempo utile per pagare le forniture elettriche e le linee internet senza far scadere le bollette. Che imparino a organizzarsi per rispettare la legge e pagare i freelance entro 30 giorni, e se sono lenti nell'apprendimento spero che la FNSI abbia voglia di organizzare dei "corsi di recupero", riscoprendo che oltre alla contrattazione sindacale esiste anche la lotta sindacale, perche' in questo caso i "debiti formativi" condizionano la vita lavorativa e professionale di migliaia di giornalisti.
Un caro saluto e ancora grazie per questo interessante confronto.]
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