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Cosa fara' la commissione sul lavoro autonomo del sindacato giornalisti?
Annunciati i gruppi di lavoro, alcuni apparentemente utili, altri potenzialmente dannosi, come quello che vuole aprire "nuovi fronti di trattativa" anziche' puntare i piedi per la comparsa dei freelance al tavolo del contratto collettivo nazionale per scongiurare l'avvento di accordi separati "alla Pomigliano".12 agosto 2010 - Carlo Gubitosa( Comunicato FNSI del 13 luglio 2010, con le mie osservazioni in corsivo )
Operatività immediata e articolazione in gruppi di lavoro per la Commissione per il lavoro autonomo della Fnsi, presieduta da Daniela Stigliano. Nella prima riunione di insediamento del 25 giugno scorso, insieme con l'elezione del Coordinatore, Maurizio Bekar (Friuli Venezia Giulia), la Commissione ha varato la propria organizzazione interna, con il programma e gli obiettivi per i prossimi mesi.
L'idea di base è che la Commissione, pur nella sua funzione tecnico-consultiva,[NDR: Tecnico-consultiva = non ha nessun potere di contrattazione ne' peso politico all'interno del sindacato, si limita a dare informazioni che poi i capi della FNSI decideranno se usare o meno in sede di trattativa]
diventi il punto di aggregazione e di coordinamento nazionale delle istanze dei freelance italiani, luogo propulsore di iniziative, di dibattito e di intervento, in sintonia con gli organi della Fnsi e in coordinamento con le Associazioni regionali di stampa e le rappresentanze territoriali dei freelance.
[NDR: Punto di aggregazione e i coordinamento nazionale delle istanze dei freelance italiani = affermazione di egemonia del "sindacato unico" e augurio di morte rapida per tutte le altre iniziative sindacali che stanno nascendo dal basso.]
Il metodo di lavoro che la Commissione si è dato è ispirato al massimo coinvolgimento e alla collegialità, ma con un'articolazione operativa che renda però più efficace l'azione. Sono stati istituiti cinque gruppi di lavoro: Comunicazione, Contrattazione, Monitoraggio, Rapporti con gli altri Enti di categoria, Strumenti di assistenza.
Il gruppo Comunicazione è composto da Antonio Armano (Lombardia), Agnese Carnevali (Marche), Maria Giovanna Faiella (Lazio) e Natalia Marra (Lazio). Si occupa di elaborare le strategie di informazione, di mettere a punto strumenti di comunicazione, dialogo e dibattito con la categoria dei freelance e di realizzare documentanti [SIC!], guide e informazioni pratiche e utili per l'attività dei giornalisti lavoratori autonomi.Il gruppo Contrattazione è formato da Antonella Benanzato (Veneto), Antonella Cardone (Emilia Romagna), Patrizia Spora (Liguria), Maurizio Troccoli (Umbria) eLaura Viggiano (Campania). Deve studiare nuovi fronti di contrattazione collettiva e di tutela sindacale dei freelance e strumenti efficaci per pretendere la corretta e puntuale applicazione delle norme contrattuali già esistenti e troppo spesso disattese dagli editori, con l'obiettivo di avviare una campagna nazionale che veda unite Fnsi, Associazioni regionali di stampa, Comitati di redazione e altri organismi di categoria.
[NDR. Norme contrattuali gia' esistenti? Qualcuno della FNSI ha letto il contratto che hanno firmato con gli editori? Non sanno che il contratto nazionale regola solo il LAVORO DIPENDENTE e non la libera professione giornalistica? Quei "nuovi fronti di contrattazione", poi sono un oscuro presagio che incombe sulla categoria, dopo il sistema previdenziale "di serie B" (INPGI2) e il sistema di copertura sanitaria "di serie B" (CASAGIT2), ora sembra che stia per arrivare anche il "contratto di serie B" specifico per i lavoratori autnomi. Per quanto mi riguarda, l'unico fronte di contrattazione e' e rimane il tavolo di discussione del contratto collettivo nazionale di lavoro giornalistico, che purtroppo dovremo tenerci sul groppone ancora per qualche anno, ma sempre meglio cosi' che fare accordi separati tipo Pomigliano, che aprirebbero la strada a uno sdoppiamento del mondo giornalistico: da una parte i vecchi dinosauri tutelati da Inpgi, Casagit e contratto blindatissimo, e dall'altra i nuovi precari tutelati da Inpgi, Casagit e "contratto2", dove si accettano compensi inferiori a quello che i giornalisti "di serie A" fanno spendere alle aziende per le loro mazzette giornaliere di quotidiani e periodici.]
Nel gruppo Monitoraggio lavoreranno Anna Bruno (Basilicata), Antonio Fragassi(Abruzzo), Elisabetta Giudrinetti (Toscana), Leyla Manunza (Sardegna) e Concetta Schiariti (Calabria). La squadra ha il compito di realizzare, in tempi rapidi e con la collaborazione delle Commissioni lavoro autonomo regionali, dei Cdr e degli altri enti di categoria, un censimento quantitativo e qualitativo delle condizioni di lavoro dei freelance in Italia, articolato per tipologia di media e aree geografiche.
Del gruppo Rapporti con gli altri Enti di categoria fanno parte Claudio Chiarani(Trentino Alto Adige), Michele Formichella (Molise), Celeste Morea (Puglia) e Saverio Paffumi (Lombardia). Deve tenere i collegamenti con Casagit, Fondo di previdenza, Inpgi e Ordine per elaborare iniziative comuni e studiare, in particolare, possibili forme di tutela sanitaria e previdenziale per i freelance.[Ma non ci sono gia' l'Inpgi2 e la Casagit2? Oppure vogliono aprire l'Inpgi3 e la Casagit3, dove ti garantiscono cento euro di pensione l'anno e una scatola di cerotti omaggio per ogni nucleo familiare?]
Il gruppo Strumenti di assistenza è formato da Christian Diemoz (Valle d'Aosta) eGiovanni Ruotolo (Piemonte). Ha il compito di ideare e proporre: strumenti di assistenza sindacale, legale e previdenziale idonei a migliorare le condizioni di lavoro dei giornalisti autonomi; convenzioni agevolate per i freelance per quanto riguarda servizi di telefonia, Internet, strumentazioni di lavoro e altri servizi di uso comune per l'attività professionale; ipotesi di agevolazioni fiscali da presentare anche in sede normativa-legislativa.
La Commissione si doterà infine di strumenti tecnici e operativi, anche sul web, di comunicazione ed elaborazione a distanza e soprattutto di dibattito aperto a tutti i freelance e dedicato alle loro problematiche.
[Prima che ci pensiate voi, ho provveduto io: ecco a voi questo articolo e i suoi commenti, da usare come strumento di dibattito aperto". Basta cliccare qui sotto e commentare.]
Roma, 13 luglio 2010
[Precariopoli, 12 agosto 2010]
Toh, chi si rivede: il sindacato dei giornalisti.
Appena provi a dire che hanno lasciato i freelance in braghe di tela, ecco che si mobilitano a spiegarti che la FNSI ti ha dato il migliore dei contratti possibili. Ma purtroppo non è vero.12 agosto 2010 - Carlo Gubitosa
Proprio oggi su Mamma! ho affondato il bisturi senza pietà nella piaga incancrenita del crumirato giornalistico, dove c'è gente che lavora per due euro a pezzo affossando tutta la categoria. C'era un buontempone che aveva come unico problema quello di ricevere bonifici irrisori, e anziché rifiutare di farsi sfruttare proponeva come soluzione quella di accorpare le retribuzioni in un unico bonifico complessivo per fare più bella figura nel caso qualcuno gli veda l'estratto conto.
Di passaggio ho detto anche che lamentarsi con gli editori è inutile: se i freelance sono abbandonati alla "libera trattativa" senza un contratto che li tuteli, devono prendersela con il "sindacato unitario", la stessa FNSI che dopo aver accettato di firmare un contratto dove le uniche regole e tutele sono previste per i dipendenti che lavorano in redazione, ha pensato bene di negare il suo riconoscimento all'Unione Sindacale Giornalisti Freelance, un organismo di rappresentanza dei precari e dei liberi professionisti nato dal basso, proprio come reazione alle inadeguatezze della FNSI.
Mistero della fede: i giornalisti Rai possono avere un loro sindacato specifico (l'Usigrai) all'interno della grande famiglia FNSI, ma ai freelance questo è proibito, e dopo aver avuto il "niet" del sindacato per la nascita di un organismo indipendente simile all'Usigrai, devono accontentarsi di una "commissione sul lavoro autonomo" messa dalla FNSI come foglia di fico per coprire le proprie vergogne.
Nella grande tradizione italiana delle commissioni parlamentari e sindacali, sono quasi certo che questa commissioni produrrà tanti bei documenti senza incidere di una virgola sulla realtà. (Spero comunque di essere smentito dai fatti).
Dopo aver detto quella che a me sembra una ovvietà: "il contratto non tutela i freelance, e di questa mancata tutela deve risponderne anche il sindacato che lo ha firmato", mi scrive Maurizio Bekar, nientepopodimeno che il Coordinatore nazionale in persona della Commissione lavoro autonomo della FNSI.
Vediamo allora cosa dice il Coordinatore Nazionale, che in teoria dovrebbe saperne più di ogni altro in Italia sulla tutela del lavoro giornalistico precario.
---
Caro Carlo,
apprezzo che tu abbia ripreso e commentato due nostri post su Facebook (v. http://www.facebook.com/giornalistifreelancefvg), ma -accettando la logica del dibattito- mi paiono doverose alcune precisazioni:
1) Il contratto di riferimento, trattandosi di un quotidiano, era l'economicamente ben più pingue FNSI-FIEG, ma largamente inapplicato ai collaboratori non dipendenti.Maurizio, mi scuso in anticipo per i miei toni polemici, che ti invito a non prendere sul personale: è che sono un pò incattivito da quindici anni di precariato giornalistico.
Ma veniamo al punto: il contratto che citi è "inapplicato" perché non c'è niente da applicare. E' come dire che il contratto degli operai metalmeccanici è "largamente inapplicato" ai fabbri ferrai di paese. Sono due lavori simili, ma il primo è coperto da un contratto collettivo nazionale, il secondo no.
E passo ad argomentare. Nel caso non lo avessi letto, ti cito l'articolo UNO del contratto collettivo nazionale dei giornalisti. (Un ripassino non fa mai male):
"Il presente contratto regola il rapporto di lavoro fra gli editori di quotidiani, di periodici, le agenzie di informazioni quotidiane per la stampa, anche elettronici, l'emittenza radiotelevisiva privata di ambito nazionale e gli uffici stampa comunque collegati ad aziende editoriali, ed i giornalisti che prestano attività giornalistica quotidiana con carattere di continuità e con vincolo di dipendenza".
Il "vincolo di dipendenza" è da intendersi in senso doppio: bisogna essere LAVORATORI DIPENDENTI (cioè titolari di un contratto stipulato con l'azienda editoriale), e bisogna DIPENDERE da una redazione ricevendo ordini. Come tu sai o dovresti sapere, molte cause di lavoro vengono perse dai giornalisti perché anche dimostrando di aver mandato miliardi di pezzi per vari anni consecutivi, non riescono a provare di essere stati "alla dipendenza della redazione", cioè di aver fatto del lavoro subordinato, e quindi gli editori dicono "ah ma quei pezzi lui li mandava per conto suo di sua iniziativa, mica glieli chiedevamo, poi decidevamo di volta in volta se pubblicarli o meno, e poi non aveva un contratto, gli pagavamo i pezzi in ritenuta d'acconto uno per uno come cessione di diritti d'autore".
Quindi ti invito a rileggere il contratto nazionale collettivo che regola il lavoro giornalistico, e scoprirai che riguarda solo quei giornalisti che sono DIPENDENTI di aziende editoriali, cioè assunti con le più varie e fantasiose forme contrattuali, ma comunque assunti e non pagati "a pezzo" per cessione diritti d'autore come avviene per la maggior parte dei giornalisti freelance che, ripeto, non avendo vincolo di dipendenza NON SONO ASSOLUTAMENTE TUTELATI DAL CONTRATTO firmato e accettato dal tuo sindacato.
(E qui per non trasformare un articolo lungo in un saggio breve tralasciamo il fatto che il contratto è stato PRIMA firmato, e poi sottoposto al giudizio dei lavoratori con un referendum farsa dove votavano anche i pensionati, e ci credo che a loro il contratto andava bene così).
2) non è vero che il contratto FNSI-FIEG (così come l'FNSI-USPI, che riguarda la stampa periodica) non "copra" in non-dipendenti. Il fatto è che molti editori (ma, a dirla tutta, anche troppi colleghi giornalisti contrattualizzati, con ruoli direttivi nelle redazioni) semplicemente evitano di applicare ai collaboratori le clausole contrattuali che li riguardano, e che li tutelerebbero almeno un pò, proponendo invece (quando li fanno firmare...) dei contrattini da "liberi professionisti" (per i quali vale l'accordo individuale)
Questa affermazione è palesemente falsa, basta rileggerti l'articolo uno del contratto e scoprirai che vale solo per chi presta "attività giornalistica quotidiana con carattere di continuità e con vincolo di dipendenza".3) Il contratto collettivo è un accordo che vale fra i contraenti e per i loro rappresentati, e non è una legge che vale "erga omnes". Quindi, quando a un collaboratore non viene (per qualsiasi ragione) stipulato un contratto fra quelli riconosciuti dalla FNSI, vale il famoso "libero accordo fra le parti". Che equivale quasi sempre a una "libera ghigliottina" per il collaboratore, che è la parte più debole e ricattabile
Il problema è capire quali sono le parti, e un sindacato unitario non dovrebbe tener fuori dal "gioco delle parti" una categoria di giornalisti che secondo molte rilevazioni produce il 60% dell'informazione nazionale. Non si fa, è cosa cattiva, è da furbacchioni: chiedete i soldi della tessera anche ai freelance, ma poi quando vi sedete al tavolo con gli editori fate i contratti rappresentando solo una parte dei giornaliti, quella parte sempre più minoritaria che presta "attività giornalistica quotidiana con carattere di continuità e con vincolo di dipendenza".
4) Quando un collaboratore sa di non avere potere contrattuale, tende ad accettare qualsiasi condizione gli propongano, pur di non perdere il lavoro, o pur di non venir scavalcato da altri "colleghi freelance" più "disponibili" ed arrendevoli.
Ma questo non è un problema causato dai contratti FNSI, che vengono stipulati sulla base del peso che era in grado in quel momento in grado di esercitare il sindacato sulla controparte editoriale. vale la pena di sottolineare che, paradossalmente, sono spesso proprio i freelance (cioè i soggetti contrattualmente più deboli) a non iscriversi al sindacato.
Quindi se avrete più freelance iscritti, la prossima volta chiederete delle garanzie contrattuali anche per loro? Il problema del contratto attuale era che avevate poco peso sul tavolo della trattativa? E come mai questo sindacato così leggero, etereo e poco pesante a quanto pare è riuscito a scucire alla Fieg un accordo che porta nelle tasche del sindacato OTTOCENTOMILA euro che gli editori pagheranno per comprare 10 mila copie di questo "magnifico" contratto a più di OTTANTA euro l'una? Sarà che quando vi fa comodo sapete puntare i piedi, e sapete farlo anche molto bene?
5) Il problema di fondo è che molti, troppi, freelance, invece di imparare a dire "no" e ad organizzarsi sindacalmente per far valere le proprie (tantissime) ragioni, cercano solo di salvaguardare se stessi, trattando magari un aumento di 2-4 euro a pezzo, o facendo le scarpe al collega freelance che ha invece avuto il coraggio di dire "no" a queste condizioni di sfruttamento indegno.
Quanto al dire "no", io penso che i sindacati nascono proprio per sostenere i lavoratori che hanno difficoltà a dire no di fronte al potere delle aziende. Altrimenti chiudiamo i sindacati e pratichiamo la tutela del lavoro individuale, anarchica e spontaneistica basandoci sulla coscienza del singolo sperando che sia capace di sfidare anche il licenziamento pur di affermare un principio.
Troppo facile dire "i freelance non hanno palle", quando la forbice che le ha tagliate al tavolo della trattativa ce l'avevate in mano voi.
Ai freelance siete VOI che dovevate fornire gli strumenti per dire NO, siete voi che dovevate dare il potere di rifiutare tariffe ingiuste, magari pretendendo un tariffario per i freelance che copra anche le aziende non iscritte all'USPI.
Io invito i miei colleghi al rifiuto delle tariffe ingiuste, ma so benissimo che questo rifiuto sarebbe molto più facile se in Italia esistesse un organismo sindacale orientato alla tutela dei giornalisti freelance, quelli "di serie B", quelli che non svolgono "attività giornalistica quotidiana con carattere di continuità e con vincolo di dipendenza", o che la svolgono ma non sono in grado di dimostrarlo perché gli editori li tengono a lavorare a casa chiedendo l'invio di pezzi a mezzo internet.
Riguardo all'"organizzarsi sindacalmente" ho già spiegato che i tentativi di organizzazione sindacale dell'Unione Sindacale Giornalisti Freelance sono stati scientificamente affossati dalla FNSI, e quindi non vedo come mai stai invitando a rialzarsi e a correre chi è già stato sindacalmente azzoppato dai vertici del sindacato che rappresenti.
La vicesegretario Nazionale FNSI Daniela Stigliano, responsabile del "Dipartimento lavoro autonomo" ha motivato la bocciatura dell'USGF (cioè il mancato riconoscimento di questa organizzazione sindacale da parte della FNSI) affermando che "il Sindacato ha il dovere di tenere veramente tutti al suo interno, pur assicurando reale e piena rappresentanza ai colleghi freelance. Al contrario, l'ipotesi di un organismo di base potrebbe portare addirittura ad un parallelismo tra due soggetti".
Ma allora che la Stigliano mi spieghi perché non ha problemi con il "parallelismo" dell'Usigrai. Forse perché quella dei giornalisti Rai è una lobby più potente che ha avuto la forza di farsi riconoscere dalla Fnsi?
Ciò detto, è chiaro che il collega freelance in questione, che ha scritto quella lettera all'editore (un collega, tra l'altro, con molti anni di professione alle spalle...) ha accettato condizioni che erano semplicemente inaccettabili... sulle quali a posteriori ha voluto giocare usando l'arma dell'ironia e del paradosso.
Fatte queste precisazioni, la tua nota critica-polemica è accettabile e giusta. A patto che, oltre alla denuncia, ogni freelance si impegni ad organizzarsi sindacalmente con i propri colleghi. Perché da soli, e neppure con le argute ironie, si va da nessuna parte.Un saluto e auguri di buon lavoro a tutti
Maurizio Bekar
(coordinamento giornalisti precari e freelance del Friuli Venezia Giulia, Coordinatore nazionale della Commissione lavoro autonomo della FNSI)Per andare da qualche parte, caro Maurizio, credo che oltre ad "organizzarsi sindacalmente" (FNSI permettendo) sia giunta l'ora di chiamare il cosiddetto "sindacato unitario" alle sue responsabilità, e chiedere conto alla FNSI perché in altri paesi d'europa (Ad esempio Francia e Belgio) il lavoro dei giornalisti freelance è regolamentato con un contratto nazionale collettivo, mentre in Gran Bretagna esistono "contratti di testata" che tutelano chiunque scriva per un determinato giornale, indipendentemente dal fatto di essere dipendente o lavoratore autonomo.
Spero che nella "Commissione lavoro autonomo" stiate iniziando a discutere anche di questo, altrimenti non meravigliatevi se ogni anno vi arriveranno sempre meno iscritti e se c'è chi oggi si sta "organizzando sindacalmente" anche al di fuori della FNSI dopo aver tentato invano di far nascere al suo interno un sindacato di base per i freelance che abbia più potere di una semplice "commissione".
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Inserisci il tuo commento- Lacrime di coccodrillo nel settore editoriale
Cari "neogiornalisti", se siete sfruttati e' colpa vostra
E' inutile lamentarsi per bonifici umilianti, quando la vera umiliazione sono le tariffe che hai accettato senza battere ciglio.11 agosto 2010 - Carlo GubitosaSu Facebook sta circolando un testo della serie: "sfruttami pure, ma pagami solo quando ho accumulato crediti significativi". Lo riportiamo qui su Mamma! come testimonianza del profondo degrado di tutta la categoria degli scrivani professionisti.
Il testo e' descritto come "la lettera di un giornalista freelance all'amministrazione di un importante quotidiano del Friuli Veneza Giulia", quindi non si tratta di un bollettino parrocchiale o di una rivistina di provincia: dal "quotidiano importante" in giu' i trattamenti retributivi possono solo peggiorare.
Da: XXXX
Inviato: lunedì 2 agosto 2010 16.43
A: XXXXX
Oggetto: Pagamento collaborazioni
Egregi Signori,
ho ricevuto il pagamento delle mie collaborazioni di maggio 2010.
Avendo io prodotto un solo articolo inferiore alle 2000 battute, mi è stato pagato - come da griglia - 6,00 euro.[NDR. Sarei curioso di vedere questa "griglia", e perche' sono applicate tariffe divese da quelle concordate tra FNSI e USPI.]
Detratti i contributi e l'Irpef, mi sono stati liquidati 2,07 euro. Fin qui tutto giusto.
Ciò che non mi convince è che per quella cifra irrisoria mi sia stato fatto un bonifico, che - immagino - avrà pure un costo (forse addirittura superiore alla cifra in pagamento).[NDR. E le tariffe da sei euro lordi a pezzo invece ti convincevano?]
A parte il fatto che ci sarebbe da discutere sull'irrisorietà delle cifre da Voi stabilite per i pagamenti delle collaborazioni,[NDR. C'e' poco da discutere. Il contratto collettivo nazionale di lavoro non riguarda i freelance o i collaboratori "a pezzo". Il sindacato "unitario" ha pensato bene di firmare un accordo contrattuale che "copre" solo chi e' assunto all'interno dei giornali, il resto e' affidato alla "libera trattativa" di un "libero mercato", dove le libere volpi editoriali sfruttano "libere galline" come te. Quindi quella tariffa la accetti, la rifiuti, o la denunci al sindacato se non ti sembra corretta o se il tuo giornale e' iscritto all'USPI (Unione Italiana Stampa Periodica) e non rispetta il tariffario dell'accordo FNSI/USPI. L'idea di "discutere col padrone" fregandosene del fatto che non esiste un contratto grazie ad un sindacato che tutela solo alcuni e' un intento nobile, ma inutile.]
almeno risparmiateci la mortificazione di ricevere bonifici di quell'entità.
[NDR. Come mai ti sembrano mortificanti solo i bonifici da due euro e non ti sei sentito mortificato quando hai accettato compensi inferiori a quelli che avresti se andassi nei campi a raccogliere pomodori?]
Potete benissimo rimandare il pagamento al mese o ai mesi successivi, quando il "dovuto" diventerà forse più sostanzioso. In tal modo, con un bonifico in meno, il giornale risparmia.
[NDR. La legge non ammette ignoranza, nemmeno la tua. La legge 231/02 stabilisce per i liberi professionisti l'obbligo di pagamento entro trenta giorni dalla prestazione, che nel caso giornalistico significa entro trenta giorni dall'invio del pezzo in redazione. Se tu ti senti umiliato da un bonifico di due euro, non puoi pretendere che l'editore violi la legge per non intaccare la tua autostima. Alla stima di te stesso dovevi pensarci quando hai accettato la famosa "griglia" tariffaria. Con questa richiesta dimostri anche di ignorare i problemi di chi non e' fortunato come te, e deve attendere anche parecchi mesi per essere pagato. Non capisco come mai pensi di risolvere l'abolizione di tariffe dignitose con l'abolizione della puntualita' dei pagamenti a norma di legge, che fa onore all'editore e non umilia il giornalista piu' di quanto non facciano gia' le tariffe accettate a priori. Quindi la prossima volta pensaci bene prima di proporre soluzioni che possono danneggiare altri colleghi nel loro legittimo desiderio di essere pagati puntualmente, perche' gia' hai danneggiato abbastanza la categoria accettando tariffe umilianti da crumiro, e non dire che tanto se non le accettavi tu le avrebbe accettate qualcun altro, perche' la stessa scusa l'ha usata in passato anche chi ha premuto il pulsante per sganciare la bomba atomica su Hiroshima. Nel momento in cui accetti una tariffa al di sotto della soglia minima di dignita' professionale, sei TU che stai umiliando te stesso e danneggiando tutti i giornalisti, e non l'ipotetico mister X che accetterebbe le stesse condizioni se tu ritrovassi nella tua spina dorsale lo scatto d'orgoglio necessario per rifiutare lo sfruttamento editoriale.]
E visto che siamo in tema di risparmi, potrebbero bastare 2 fogli di carta invece di 4 (di cui 2 praticamente bianchi) per i rendiconti mensili.
Grazie e saluti
(mail firmata)OSSERVAZIONI FINALI: Chi scrive questa nota sbaglia tre volte: quando accetta retribuzioni inferiori al tariffario FNSI/USPI e adotta un atteggiamento antisindacale che svaluta le prestazioni della categoria, quando protesta per l'azienda chiedendo di RIMANDARE i pagamenti, che per legge devono avvenire entro 30 giorni dalla consegna del pezzo, quando pensa che l'unica dignita' professionale consista nel non ricevere bonifici irrisori, mentre la prima manifestazione di dignita' consiste nel rifiutare accordi di collaborazione a tariffe umilianti. Su questi tre errori ripetuti e perseverati da migliaia di "giornalisti" o aspiranti tali, si poggia la crisi profonda della categoria, dove gli editori sono solo una parte del problema, e il resto lo fanno i giornalisti che accettano di lavorare gratis, tanto lo fanno perfino i compagni di Liberazione.
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