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La Fiaba e lo schema di Propp

17 gennaio 2008 - Aldo Vincent
Fonte: trumanb.blogspot.com/2007_11_01_archive.html

PREMESSA:

Questo argomento è trattato in modo sintetico poiché lo ritengo un’appendice delle “lezioni” sul McLuhan ed ognuno potrà trovare sul Web tutti gli approfondimenti necessari.

In appendice ho messo un interessante intervento che ho trovato sul Web e che ha ricostruito la Piattaforma di Propp facendola coincidere con la moderna comunicazione massmediale.

Aldo Vincent

schema di propp 1

LA FIABA E LO SCHEMA DI PROPP Vladimir Propp

Tutto cominciò con i fratelli Grimm (Jacob Ludwig Karl (Hanau, Assia 1785 - Berlino 1863), e Wilhelm Karl (Hanau 1786 - Berlino 1859), autori della prima grammatica tedesca fondamentale per la filologia germanica. Interessati al folklore nordico, raggrupparono in due volumi le fiabe raccolte oralmente dalla cultura popolare del loro paese. Nel loro lavoro: “La Leggenda Eroica Tedesca” formulano una audace teoria secondo la quale tutte le fiabe nordiche sono di origine germanica.

&_#1042;&_#1083;&_#1072;&_#1076;&_#1080;&_#1084;&_#1080;&_#1088; &_#1071;&_#1082;&_#1086;&_#1074;&_#1083;&_#1077;&_#1074;&_#1080;&_#1095; &_#1055;&_#1088;&_#1086;&_#1087;&_#1087; o Vladimir Jakovlevic Propp (San Pietroburgo, 29 aprile 1895 - Leningrado, 22 agosto 1970), linguista e antropologo russo, insegnava letteratura russa e tedesca presso l’Università di Leningrado ed aveva notato che alcuni personaggi delle fiabe russe nulla avevano in comune con le altre culture. Sulla base di una convincente documentazione empirica di Afanasev, notò invece che tutte le fiabe, anche se non avevano in comune luoghi e personaggi, erano invece accomunate da alcune funzioni immutabili da cui a cascata scaturivano altre funzioni che interessavano i personaggi.

Sotto l’aspetto antropologico, la principale scoperta di Propp è l'aver intuito le origini storiche della fiaba derivata dai tribali riti d’iniziazione.
Subendo le influenze dei formalisti russi da cui derivò l’antropologia strutturale di Levi Strauss, egli riuscì a determinare 31 punti comuni a tutte le favole, che non vengono usati necessariamente tutti insieme, ma che dall’elenco che lui fornisce ad ogni funzione segue e deriva un’altra. Questo concetto è stato ripreso dai programmatori informatici che quando pianificano gli ipertesti si riferiscono sempre ad una piattaforma di Propp da cui essi derivano.

Queste 31 funzioni dei personaggi sono:

1) allontanamento
un personaggio della fiaba si allontana da casa per un particolare motivo (guerra, affari, punizione, ecc.).

2) divieto
all’eroe viene proibito di fare qualcosa, gli viene imposto un divieto.

3) infrazione del divieto:
l’eroe non rispetta la proibizione, trasgredisce il divieto che gli era stato imposto.

4) investigazione
l’antagonista cerca elementi utili per combattere l’eroe.

5) delazione
l’antagonista riceve da qualcuno informazioni che gli servono per danneggiare l’eroe.

6) tranello
l’antagonista cerca di ingannare la vittima per impossessarsi dei suoi beni o di lei stessa.

7) connivenza
la vittima si lascia convincere e cade nel tranello.

8) danneggiamento (o mancanza)
l’antagonista riesce a recare danno a un familiare dell’eroe o ad un suo amico. Oppure mancanza: a uno dei familiari o degli amici manca qualcosa o viene desiderio di qualcosa.

9) maledizione
l’eroe viene incaricato di rimediare alla mancanza o al danneggiamento.

10) consenso dell'eroe
l’eroe accetta l’incarico.

11) partenza dell'eroe
l’eroe parte per compiere la sua missione.

12) l'eroe messo alla prova
deve superare prove e incarichi in cambio della promessa di un dono che lo aiuterà nell’impresa.

13) reazione dell'eroe
l’eroe affronta le prove e le supera.

14) conseguimento del mezzo magico
l’eroe si impadronisce del mezzo magico.

15) trasferimento dell'eroe
l’eroe giunge, o viene condotto, nel luogo in cui dovrà compiere l’impresa.

16) lotta tra eroe e antagonista
l’eroe si batte contro il suo avversario.

17) marchiatura dell'eroe
all’eroe è imposto un segno particolare, cioè un marchio ( può trattarsi anche di un oggetto ).

18) vittoria sull'antagonista
l’antagonista è vinto.

19) rimozione della sciagura o mancanza iniziale
l’eroe raggiunge lo scopo per cui si era messo in viaggio.

20) ritorno dell'eroe
l’eroe raggiunge lo scopo per cui si era messo in viaggio.

21) sua persecuzione
l’eroe viene perseguitato o inseguito.

22) l'eroe si salva
l’eroe sopravvive alla persecuzione o all’inseguimento

23) l'eroe arriva in incognito a casa
: l’eroe arriva al punto di partenza senza farsi riconoscere.

24) pretese del falso eroe
un antagonista cerca di prendere il posto dell’eroe

25) all'eroe è imposto un compito difficile
all’eroe è imposta un’ulteriore prova di bravura.

26) esecuzione del compito
la prova viene superata.

27) riconoscimento dell'eroe
l’eroe viene finalmente riconosciuto.

28) smascheramento del falso eroe o dell'antagonista
gli impostori vengono riconosciuti.

29) trasfigurazione dell'eroe
l’eroe si trasforma, assume un nuovo aspetto ( da animale si trasforma in uomo, da brutto diventa bellissimo, ecc. ).

30) punizione dell'antagonista
l’antagonista riceve il giusto castigo.

31) lieto fine
l’eroe ottiene il meritato premio ( si sposa, ritrova i suoi cari, si libera da un incantesimo, ecc. ).

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Il Propp ha anche delineato 8 tipi di personaggi ricorrenti, quali:

L'eroe, vittima del cattivo, ma infine trionfatore
Il cattivo, che l'eroe dovrà sconfiggere
Il mentore, che prepara l'eroe alla tenzone, o gli offre un modo per sconfiggere l'avversario
L'aiutante, che offre una mano all'eroe al fine di portare a termine il suo compito
La principessa, che diventerà moglie dell'eroe
Il padre della principessa, vittima o usurpatore che sia
Il mittente, colui che spinge l'eroe a partire per la sua missione
L'anti-eroe, colui che tenta di usurpare al vero eroe il suo ruolo

Se il pensiero logico-matematico costituisce uno strumento di conoscenza che si avvale di concetti astratti e di procedure formali, quando si deve far ordine nella complicata rete di relazioni sociali, l’Uomo è ricorso al pensiero narrativo fondato sulla costruzione di storie.
I miti, le leggende, le saghe e lo stesso teatro greco non sono altro che sistemi narrativi che contribuiscono a formare il tessuto sociale primigenio. Lo stesso tessuto sociale moderno potrebbe essere fatto risalire a moduli narrativi (soggetti, azioni, scopi, credenze, ideali) che giocano un ruolo decisivo per la formazione del pensiero, dell’integrazione e della vita affettiva.

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mercoledì 7 novembre 2007
La fiaba infinita
di Truman Burbank (1)

(1)
Truman Burbank è il protagonista di "The Truman show", ma è anche utente internet da tempo. Truman è soprattutto una figura virtuale, orientata alla ricerca della verità. Scrive su Comedonchisciotte.org e pubblica ogni tanto articoli anche su Il Barbiere della Sera, Reporter Associati, ventimarzo.org, Indymedia, Luogocomune.net.

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Una grande opera di antropologia è la Morfologia della fiaba di Vladimir Propp, in cui vengono analizzate le fiabe di magia e vengono individuati gli elementi di base presenti in tali fiabe, i quali risultano essere in numero sorprendentemente limitato.

Al tempo di oggi può essere interessante analizzare la narrazione dei mass media e vedere se essa può essere studiata come una serie di varianti sulla stessa fiaba, la fiaba mass-mediatica.
Qui c’è un tentativo di individuare punti di partenza.

L’aspetto strutturale
Propp mostra inizialmente delle fiabe superficialmente diverse, ma chiarisce subito che esse sono facilmente raggruppabili come varianti di una singola fiaba, semplicemente guardando alla trama, all’intreccio del racconto, evitando di fissarsi sui nomi dei protagonisti o sul loro ruolo.
Egli fa riferimento a Goethe, che invitava a guardare la forma (io direi la struttura) prima dei dettagli.
Da alcuni punti di vista la fiaba mediatica rientra nei canoni della fiaba standard.
Nel seguito un’analisi ispirata a tali idee, per quanto a volte sia differente dalle schematizzazioni di Propp.

Alcune proprietà generali
Alcune caratteristiche della narrazione fiabesca:
- la fiaba ha un suo tempo convenzionale fuori dal tempo della vita quotidiana
- i personaggi tendono a suddividersi in cattivi e buoni (eroi e demoni)
- la fiaba di solito si racconta ai bambini.

Il tempo della fiaba
Tutte le fiabe sono basate su un tempo convenzionale a loro interno, un tempo astorico.
Nella fiaba tradizionale il tempo in cui si svolge la narrazione è nel passato, più o meno remoto. (“C’era una volta…”). Solitamente anche la geografia è vaga ("In un paese molto lontano..").

I protagonisti
I protagonisti tendono ad essere particolarmente cattivi (spesso addirittura mostri) o particolarmente buoni, è difficile trovare personaggi sfumati, intermedi. L’ambiguità non è consentita.

La rottura dell’armonia
E’ uno degli elementi classici: nel mondo armonioso della fiaba tutti sono felici fino a quando non irrompe il cattivo di turno: il lupo, l’orco, il mostro, il terrorista, il mussulmano.
Nella fiaba i guai sono causati dal malvagio che spezza l’armonia.

Il pubblico
Il pubblico della fiaba (oggi diremmo l’audience) è solitamente composto da bambini.

“Non è vero ma ci credo”
La fiaba tende a suscitare stati emotivi ed a instillare paure irrazionali. La paura serve a rendere credibile il contenuto della fiaba nonostante le sue evidenti incongruenze con il vissuto quotidiano.

LA FIABA DEI MEDIA

Vediamo ora come si esplicita la narrazione fiabesca nel mondo dei mezzi di comunicazione di massa (TV, giornali, cinema, …)

La fiaba infinita
L’elemento caratteristico della fiaba massmediatica è che essa è una fiaba infinita, ambientata in un presente perpetuo, basata su una continua rigenerazione della realtà (e quindi su una memoria storica molto limitata).
Non è una fiaba chiusa, ma anzi essa si ricrea in continuazione. Nel ricreare la fiaba chiaramente si modifica in continuazione la storia, che viene reinventata in base alla visione attuale.
Importante il fatto che la fiaba dei media ha sempre un aspetto narrativo, una continuità all’interno di un medium e tra diversi media, ed un racconto ha implicitamente sempre una sua morale.
La fiaba infinita è una narrazione del mondo dove si giustificano gli assetti di potere esistenti. La fiaba ha solitamente una funzione conservatrice.

La fiaba binaria (Il bene ed il male)
La fiaba massmediatica è anche un grande gioco di ruolo.
Gli spettatori sono anche attori in questo gioco di ruolo.
Un esempio è nel campo della politica: ci si può identificare con uno schieramento o con l’altro, ma l’importante è vedere come nemico gli altri.
Si entra nel ruolo e si recita una parte, credendo di aver fatto una scelta razionale.
Guareschi rendeva bene questa bipartizione con Don Camillo e Peppone. In realtà nello scegliere una fazione o l’altra si attua solo una scelta di consumo.
La variante più complessa del gioco di ruolo è quella della squadra di calcio: qui non si tratta più di una scelta tra due, ma di una scelta tra molti. Si sceglie la squadra nel cuore, si esulta quando vince, si soffre quando la squadra perde, si dimentica la libertà di scegliere la propria vita.
Altre finte scelte analoghe si trovano con facilità negli hobby o negli sport praticati.

Orsacchiotto o coniglietto?
Analizziamo meglio la fiaba binaria. I media spingono eventi poco interessanti tramite il gossip. Lì dove all’utente (o elettore, o consumatore) resta solo una scelta binaria, una scelta di consumo tra due entità sostanzialmente analoghe, lo spettacolo viene esaltato.
Allo spettatore non rimane che scegliere.
La tecnica è analoga a quella della mamma che dice al bambino: “Vuoi andare a letto con l’orsacchiotto o con il coniglietto?”
Il bambino sceglie il suo pupazzo ed al tempo stesso sceglie di andare a letto.

Lo scontro fittizio
Nella fiaba lo scontro è sempre tra personaggi, non tra ruoli sociali, classi sociali, ideologie.
La personalizzazione dello scontro stimola all’identificazione con una delle due parti, mentre tende a respingere il freddo ragionamento.
Questa personificazione ed estremizzazione dei punti di vista stimola pure l’accettazione del mondo attuale come l’unico possibile.

Slittamenti progressivi della realtà
Le tecniche di condizionamento dei media si basano sulla ripetizione per instillare concetti progressivamente sempre più lontani dal vissuto quotidiano. Tramite slittamenti progressivi della realtà percepita si arriva alla colonizzazione dell'immaginario collettivo da parte dei media.
Finché alla fine si vive il mondo quotidiano in un sogno e si aspetta di arrivare davanti alla tv per ritrovare la propria realtà.
Le adunate in piazza e la camicia nera non servono più, perchè la genialità del sistema ha creato la televisione. Tutti i giorni i cittadini consumatori tornano a casa, accendono il televisore e si danno una ripulita al cervello.

Smagliature e sospetti
A volte si presentano incongruenze nella narrazione, smagliature nel tessuto della fiaba, forse segni di una cattiva regia.
Più probabilmente le smagliature sono ineliminabili nel processo che ricrea in continuazione la realtà. Come nel Truman show, esse fanno venire il sospetto che si tratti di una rappresentazione e non della vita vera. Ma a questo c’è rimedio.

La paura
La fiaba si aggancia sempre alle paure nascoste. La fiaba massmediatica instilla paure irrazionali.
La paura serve a credere al contenuto della fiaba nonostante le sue evidenti incongruenze con la realtà.
Raccontavo ad un amico della SARS ed al fatto che tutta la storia non stava in piedi.
“Ma se c’è un italiano che è morto di SARS!” mi disse.
In effetti tutti i media avevano parlato di questo eroe italiano.
Allo stesso tempo tutti i mussulmani sono terroristi (almeno potenziali).
“Non è vero ma ci credo”. Come i bambini.

La fiaba nella fiaba
La fiaba generale può essere un contenitore per fiabe limitate, che in questo caso possono essere chiuse. Un esempio è il telegiornale:
- l’incipit è solitamente coinvolgente (es. l’apertura del telegiornale)
- peripezie varie
- il finale è rassicuratorio (es. una sfilata di moda).
Inoltre, spesso i media ci propinano fiabe che parlano di rivoluzioni di velluto, rivoluzioni dei garofani e così via.
In queste fiabe il cattivo va via senza spargimento di sangue.

Ma ammoniva Franz Kafka che “non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalle profondità del sangue e dell’angoscia”.
Quindi lo scopo della narrazione fiabesca non è di rimuovere il sangue.

Fuori dalla storia siamo tutti bambini
Quando la storia viene ricostruita in base ad uno spazio-tempo convenzionale ed interpretata come una lotta tra il bene ed il male, il mondo dei mass-media diventa una grande fiaba fuori dal tempo dove tutti gli spettatori sono dei bambini perenni.

Truman Burbank
novembre 2007

Carlo Gambescia ha detto...
Ciao Truman.
Molto interessante.
Una domanda: a tuo avviso, la "forma" fiaba, estesa ai media televisivi, racchiude dei contenuti che possono essere positivi o meno? Oppure la forma rispecchia il contenuto (negativo) e dunque il problema diventa quello di "uscire", comunque, dal "mondo (mediatico-televisivo) delle favole"?
Trovare insomma altri strumenti di espressione? Vino nuovi e otri nuovi... (come ad esempio, quelli che stiamo usando...)
Un caro saluto.
Carlo

8 novembre 2007 19.57
Truman ha detto...
Non necessariamente la forma della fiaba è negativa, come in generale la narrazione può fornire esperienze, anche positive.
Krippendorf legava la nascita della democrazia ateniese al teatro e alla tragedia, che consentivano di percepire delle esperienze senza doverle provare di persona.
Quello che è tragico dei media di oggi è la loro pervasività ed il loro raccontare sempre la stessa storia.bbb
ricambio il saluto
8 novembre 2007 20.12

LA FIABA

La fiaba è un tipo di narrazione i cui protagonisti non sono quasi mai animali (tipici invece nella favola), ma creature umane, coinvolte in avventure straordinarie con personaggi dai poteri magici come fate, orchi, giganti e così via.

Le caratteristiche

I personaggi, l'epoca e i luoghi sono indicati genericamente e non sono descritti (si dice "C'era una volta...", "In un paese lontano...", ma non si dice né dove né quando)
i fatti che si presentano nel racconto sono fatti impossibili e i personaggi inverosimili (molti fatti narrati possono accadere solo per magia e molti personaggi non possono esistere nella realtà)
si rappresenta sempre un mondo diviso in due (i personaggi sono o buoni o cattivi, o furbi o stupidi e non esistono vie di mezzo, la ragione sta sempre da una sola parte)
i motivi sono sempre ricorrenti (gli elementi e gli episodi sono spesso presenti anche in altre fiabe)
c'è sempre un lieto fine (i buoni e i coraggiosi vengono premiati, le ragazze povere diventano principesse, i giovani umili ma coraggiosi salgono sul trono)
c'è sempre una morale, anche se non è espressa chiaramente come nella favola, che insegna a rispettare gli anziani e la famiglia, ad onorare le autorità, ad essere coraggiosi per migliorare la propria condizione.

Il linguaggio

Il linguaggio della fiaba è quello dei narratori del popolo, in genere molto semplice e a volte un po' sgrammaticato, ma ricco di modi di dire e di formule popolari. Viene solitamente utilizzato il discorso diretto perché le battute del dialogo permettevano al narratore di cambiare la voce e di tener viva l'attenzione di chi ascoltava.

Sono frequenti e quasi obbligatorie le ripetizioni ("Cammina, cammina...", "Cerca, cerca...", "Tanto, tanto tempo fa...") e le triplicazioni perché raccontare tre volte lo stesso fatto, aveva lo scopo di allungare la storia, di renderla più chiara, di prolungare la sensazione di mistero. Le formule d'inizio e le formule di chiusura sono sempre le stesse ("C'era una volta...", "In un paese lontano...", "Così vissero felici e contenti..."), numerose le formule magiche e le filastrocche.

Il rito d'iniziazione

Nel 1946 appariva in russo il saggio di Vladimir Propp Le radici storiche dei racconti di fate e già nel 1949 uscivano a Torino nella traduzione italiana di Clara Coisson. La conclusione che Propp raggiunge attraverso un lungo esame analitico è che per la maggior parte gli elementi costitutivi delle fiabe debbano farsi risalire a riti e miti "primitivi" (del regime del clan), e più specialmente al "ciclo d'iniziazione" e alle "rappresentazioni della morte". Le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sono quindi il ricordo di una antica cerimonia chiamata rito d'iniziazione che veniva celebrata presso le comunità primitive. Durante questo rito veniva festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall'infanzia all'età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell'ambiente e di essere pertanto maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti. Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una rappresentazione teatrale guidata spesso da uno stregone, dovevano "morire" per celebrare la morte dell'infanzia. Questa loro morte temporanea veniva di solito provocata con sostanze stupefacenti e al risveglio i giovani venivano considerati adulti.

Dal rito alla fiaba

Col passare del tempo il rito d'iniziazione non si celebrò più e ne rimase solamente il ricordo, ma gli anziani continuavano a ricordarlo nei loro racconti. Il racconto degli anziani venne tramandato per secoli e secoli, con trasformazioni continue, anche quando il ricordo del rito si era perso del tutto e nacque così la fiaba. Nella fantasia di chi tramandava i racconti i giovani, sottoposti al rito, sono diventati i protagonisti delle fiabe, gli stregoni sono diventati i personaggi che fanno paura come gli orchi, le streghe, i mostri, i lupi e le armi, che ricevevano i ragazzi, sono diventate i doni magici che i protagonisti delle fiabe ricevono dagli aiutanti che incontrano.

Ricerca e interpretazione

Lo studio dei racconti popolari inizia poco dopo il 1800 e si rivolge quasi esclusivamente alla fiaba e alla saga, mente l'interesse per altri generi narrativi nasce solamente negli ultimi decenni.

I fratelli Grimm

I fratelli Jacob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859) Grimm sono da ritenersi i fondatori della ricerca sul racconto popolare, in particolare sulle fiabe.

Secondo le teorie di quell'epoca, i fratelli Grimm partono dall'idea che ogni popolo ha una sua anima che si esprime con la massima purezza nella lingua e nella poesia, nelle canzoni e nei racconti. Essi però sostengono che, con il trascorrere del tempo, i popoli hanno perduto in parte la propria lingua e la propria poesia, soprattutto nei ceti più elevati e può, quindi, essere ritrovata solamente negli strati sociali inferiori. In questa ottica, le fiabe sono i resti dell'antica cultura unitaria del popolo e costituiscono una fonte preziosa per la ricostruzione di quella cultura più antica.

Nel 1812 e nel 1815 i fratelli Grimm pubblicarono due volumi dei Kinder-und Hausmärchen, per un totale di 156 fiabe che formano il punto di partenza dello studio dei racconti o fiabe popolari. Mentre in un primo momento essi partono dall'idea che le fiabe siano tutte di origine tedesca, nel 1819, nella seconda ristampa della loro opera, essi introducono il concetto che esista un passato indoeuropeo per spiegare le affinità.

Altre teorie interpretative

La pubblicazione di Kinder-und Hausmärchen stimola, in Germania e in altri paesi, una intensa attività di raccolta e di pubblicazioni. Si scopre così che fiabe simili compaiono anche al di fuori dell'Europa, nell'India, ma anche nei territori linguistici semiti e turchi e presso i cinesi. Nel 1859, l'indianista Theodor Benfey (1809-1881) propone la teoria che le fiabe sono nate in India, non come miti, ma come racconti didascalici buddhisti, e che sono giunte in Europa principalmente attraverso vie letterarie, come Le mille e una notte. Ma anche questa teoria gradualmente dovrà essere abbandonata, perché si incontrano racconti che presentano le caratteristiche delle fiabe, anche presso popolazioni che non hanno avuto mai contatti con gli indiani.

Il contributo dell'antropologia

Nella seconda metà dell'Ottocento, per merito dell'antropologia, si sviluppano idee sulla cultura umana che influenzeranno anche la ricerca sulle fiabe. Nasce infatti la convinzione che tutti gli uomini, a qualsiasi razza o cultura appartengano, possiedono fondamentalmente la stessa struttura psicologica e se esistono differenze, queste sono di carattere culturale. Questa teoria implica che le fiabe e i motivi fiabeschi possano aver avuto origini dovunque, indipendentemente l'uno dall'altro.

L'interpretazione di Sigmund Freud

Nel 1900 Sigmund Freud pubblica L'interpretazione dei sogni e spiega che quando l'uomo, nella sua vita, reprime qualche desiderio della vita istintuale, questo ricompare sotto forma di sogno durante il sonno e di sintomo durante la veglia. Egli porta due esempi di sogni collegati alle fiabe.

Il primo è il sogno in cui ci si trova nudi in compagnia degli altri che secondo Freud nasce dal desiderio infantile di spogliarsi davanti ai genitori e che produce una sensazione di piacere e che darebbe origine alla fiaba de I vestiti nuovi dell'imperatore, di Hans Christian Andersen.
Il secondo esempio riguarda il sogno della morte di un familiare amato, che Freud collega al desiderio inconscio del ragazzo di uccidere il padre per prenderne il posto accanto alla madre. Da qui nascerebbe la favola di Edipo, di Sofocle.
La teoria psicoanalitica ha indotto moltissimi studiosi a vedere nella fiaba la risoluzione catarchica dei problemi del bambino in crescita. In effetti gli eroi delle fiabe spesso sono giovani che devono trovare la loro strada nel mondo, combattendo contro l'Orco e il loro iniziale fallimento è interpretato in molti casi come l'incapacità di emanciparsi dall'influenza dei genitori Orco che non l'aiutano in questo processo di formazione.

Gli archetipi di Carl Gustav Jung

Un'altra importante direzione nello studio della fiaba nasce dalla psicologia di Carl Gustav Jung e della sua scuola. Jung sostiene che ogni essere umano desidera sviluppare le sue innate potenzialità e che a questo scopo l'inconscio e la coscienza devono cooperare. Se questo processo non si sviluppa in modo armonico, ha luogo una reazione dell'inconscio che si esprime nei sogni, nelle fantasie e nelle fiabe, che mostrano appunto profonde affinità presso i popoli di tutto il mondo.

Queste modalità di relazione sono chiamate da Jung archetipi. Pertanto l'inconscio può esprimersi nell'immagine archetipa del grande bosco o del mare che l'eroe o l'eroina della fiaba devono attraversare. Jung interpreta anche i personaggi come figure archetipe. Se l'eroe, egli dice, non riesce più ad andare avanti e viene un vecchio in suo aiuto, il vecchio rappresenta uno degli archetipi dell'anima, del giudizio, della concentrazione mentale, ossia un modello etico di comportamento. Per esempio uno di questi archetipi é Yama, il trasportatore d'anime nelle culture orientali.

Altri studi sulla fiaba

Hedwing von Beit, una studiosa della scuola junghiana dà questa interpretazione alla fiaba di Hansel e Gretel: poiché i bambini non sono attrezzati alle difficoltà della vita essi diventano le vittime della strega che è l'antagonista dello spirito e solamente quando essi riescono ad affrontarla con sicurezza vi è il lieto fine. Altrettanto importante è Marie Louise Von Franz, allieva di C. G. Jung, la quale ha dedicato numerosi suoi scritti sull'argomento fiabesco ("Le fiabe interpretata", " Il femminile nella fiaba", "L'ombra e il male nella fiaba").

Si è occupato dello studio della fiaba anche il fondatore dell'antroposofia, Rudolf Steiner, che considera le fiabe come un mezzo per risvegliare l'anima alla vita, in un mondo moderno che non ne permette più l'espressione. Ad esempio, analizzando la fiaba di Tremontino, vede nelle vicende del personaggio la forza che dà all'anima (la figlia del re) la capacità di realizzare uno scopo (trasformare la paglia in oro) in questo mondo pieno di avversità.

Tra l'0ttocento e il Novecento i finlandesi Kaarle Krohn e Antti Aarne elaborano il metodo storico-geografico. Questo metodo cerca di stabilire, sulla base del maggior numero di varianti letterarie e orali di una fiaba, il territorio di diffusione e di ricostruirne la forma originale. Il metodo storico-geografico ha avuto grande importanza nell'evoluzione della ricerca sulla fiaba e ne è nato, nel 1910, il Catalogo delle fiabe di Aarne, nel quale ad ogni fiaba è attribuito un numero. Sulla base del metodo storico - geografico sono sorti nel corso del tempo decine di cataloghi regionali o nazionali.


Nel periodo prebellico, la tradizionale ricerca sulle fiabe si rivolgeva principalmente al contenuto ed esclusivamente di quelle fiabe che si ritenevano molto antiche, ma, dopo la prima guerra mondiale, all'interesse per il narratore si unisce l'interesse per gli ascoltatori e di conseguenza all'interesse per il contesto sociale in cui si colloca la narrazione.

Ai giorni nostri Clarissa Pinkola Estés (una psicologa autrice del libro: Donne che corrono con i lupi - il mito della donna selvaggia) ha raccolto una grossa mole di materiali attinto dal mondo delle fiabe e dei racconti popolari e su tale base, non inquinata da pregiudizi culturali, ha costruito un' interessante interpretazione psicoanalitica enucleando una serie di archetipi di tipologie femminili utili per descrivere la psiche della donna. La psicologa parte dal presupposto che in ogni donna si nasconde un essere naturale e selvaggio, una forza potentissima formata di istinti e creatività passionale. La donna selvaggia, purtroppo, rappresenta una specie gravemente minacciata. Benché la sua presenza sia innata, secoli di cultura e civiltà l’hanno soffocata cercando di rintuzzarne gli slanci più pericolosi incanalandola in uno stereotipo rigido di sottomissione.

I trascrittori di fiabe

Per lungo tempo le fiabe popolari furono tramandate solo oralmente e in seguito alcuni studiosi e scrittori le raccolsero dalla viva voce del popolo e le trascrissero, cercando di conservare le caratteristiche del linguaggio parlato. Fra le più conosciute trascrizioni di fiabe ci sono quelle di ambiente arabo, raccolte nel XVIII secolo, in Le mille e una notte, le fiabe tedesche riscritte dai fratelli Jakob e Wilhelm Grimm nel XIX secolo e le fiabe italiane, tradotte in italiano da trascrizioni dialettali già esistenti, da Italo Calvino nel 1956.

La cultura dei popoli nelle fiabe

Tutte le fiabe hanno in comune molti tipi di personaggi e narrano fatti molto simili, ma ad una lettura attenta si scopre che esse, pur nella loro somiglianza, rivelano culture differenti. Ogni popolo ha infatti ambientato le proprie fiabe nel paesaggio in cui viveva e, narrandole, ha fatto continui riferimenti alle proprie abitudini, alle proprie credenze, alle regole della propria società.

Il popolo russo ha tramandato le sue fiabe ambientate nella steppa, con zar e zarine, gli Inuit le ha ambientate tra i ghiacci, con cacciatori di foche e di orsi; i popoli nord-americani le hanno ambientate nelle praterie, con bisonti e coyote. Anche gli eroi sono diversi, secondo il paese nel quale viene ambientata la fiaba, e se in Europa si tratta spesso di principi o ciabattini, in Arabia si tratta di sceicchi o di beduini, in Cina di mandarini o di filatori di seta. Così come sono diversi gli esseri fantastici o soprannaturali. Nelle fiabe ambientate in Europa si trovano i diavoli, gli gnomi, i troll, la strega Baba Yaga, in Cina i draghi, nei territori islamici i djinn. Attraverso le fiabe si possono ricavare moltissime informazioni utili per conoscere la vita dei popoli nel passato e molto spesso anche nel presente.

La fiaba d'autore

Per molto tempo le fiabe furono esclusivamente patrimonio del popolo e tramandate oralmente, ma in seguito questo tipo di racconto si diffuse in ambienti diversi, per esempio tra i nobili, nelle corti. Ci furono così scrittori che incominciarono a rielaborare le fiabe e a trascriverle usando un linguaggio più raffinato, aggiungendo nuovi episodi e, spesso, inventandone di nuove. Nacque così la fiaba d'autore che divenne un vero e proprio genere letterario. Così, se le fiabe popolari sono il prodotto della tradizione, le fiabe d'autore nascono dall'inventiva di uno scrittore che, pur ispirandosi spesso alle fiabe della tradizione orale, si esprime con un linguaggio diverso e con motivi nuovi.

Fra gli autori più famosi di fiabe ci fu in Italia Giovanbattista Basile che, nel XVII secolo, scrisse il Pentamerone o Cunto de li cunti, in cui rielaborò in dialetto napoletano cinquanta fiabe popolari, in Francia Charles Perrault che scrisse, nel XVII secolo, I racconti di Mamma l'Oca ispirandosi a motivi popolari e in Danimarca Hans Christian Andersen che rielaborò molte fiabe popolari e ne scrisse di nuove.

L'eredità della fiaba

Ancora oggi, nelle opere degli scrittori moderni, possiamo riconoscere l'eredità della fiaba, come nei racconti fantastici, nei racconti di fantascienza, fantasy e horror e in altri generi del racconto dove si incontrano esseri incredibili e accadono fatti inverosimili come nelle fiabe e, soprattutto nella narrativa per ragazzi, è evidente l'eredità della fiaba.

&_#1042;&_#1083;&_#1072;&_#1076;&_#1080;&_#1084;&_#1080;&_#1088; &_#1071;&_#1082;&_#1086;&_#1074;&_#1083;&_#1077;&_#1074;&_#1080;&_#1095; &_#1055;&_#1088;&_#1086;&_#1087;&_#1087; o Vladimir Jakovlevic Propp
(San Pietroburgo, 29 aprile 1895 - Leningrado, 22 agosto 1970),
fu un linguista e antropologo russo.

Vita
Propp insegnò lingua e letteratura russa e in seguito letteratura tedesca nell'Università di Leningrado. Fu studioso del folklore e dedicò molti suoi studi all'indagine degli elementi delle fiabe popolari.
I due principali studi di Propp sulla composizione, sugli elementi e sulle radici storiche e culturali della fiaba sono: Morfologia della fiaba e Le radici storiche dei racconti di magia. Nel primo, lo studioso si propone di classificare i diversi rami del genere fiabesco in modo preciso e scientifico, identificando le funzioni immutabili dei personaggi e le loro caratteristiche fondamentali sulla base di una convincente documentazione empirica (cento favole di Afanasev).
In Le radici storiche dei racconti di magia, Propp si dedica alla ricostruzione della genesi della fiaba e la inserisce in un più ampio contesto storico e culturale. Nel racconto di magia viene individuata la rappresentazione creativa e autenticamente popolare di antichi rapporti di produzione e delle corrispondenti manifestazioni magico-religiose.

Tesi
Le principali scoperte di Propp sono l'aver rintracciato 31 punti comuni a tutte le favole (v. collegamento esterno), e l'aver delineato 8 tipi di personaggi ricorrenti, quali:

L'eroe, vittima del cattivo, ma infine trionfatore
Il cattivo, che l'eroe dovrà sconfiggere
Il mentore, che prepara l'eroe alla tenzone, o gli offre un modo per sconfiggere l'avversario
L'aiutante, che offre una mano all'eroe al fine di portare a termine il suo compito
La principessa, che diventerà moglie dell'eroe
Il padre della principessa, vittima o usurpatore che sia
Il mittente, colui che spinge l'eroe a partire per la sua missione
L'anti-eroe, colui che tenta di usurpare al vero eroe il suo ruolo

Propp è anche noto per aver criticato il sistema di classificazione Aarne-Thompson, che propone una tassonomia delle fiabe basate sulla loro trama generale.

LA FIABA

PREREQUISITI :
-legge correttamente
-comprende il significato globale di ciò che legge
- conosce i termini più comuni
-sa esporre contenuti sintetici

OBIETTIVI :
-riconoscere le caratteristiche del sottogenere narrativo fiaba
-individuare le parti di una fiaba ed analizzarne le funzioni
-individuare lo schema narrativo e le funzioni di Propp
-rendere consapevoli gli allievi del linguaggiodella fiaba

CONTENUTI :
-lettura,analisi e comprensioni di fiabe

METODOLOGIA :
-leggere il testo
-far rilevare la struttura e le caratteristiche di una fiaba
-insistere sul concetto di sequenze
-far dividere il testo in sequenze
-far titolare, prima guidati, poi in modo autonomo le sequenze
-far riflettere sul tipo di sequenze: narrativo, descrittivo, riflessivo, dialogato
-far rilevare la fabula ( ordine cronologico dei fatti )
-far individuare i personaggi e discutere sul proprio ruolo
-far compilare una carta di identità dei personaggi
-far riconoscere:
* il protagonista
* l'antagonista
* l'aiutante positivo
* l'aiutante negativo
* il fatto o l'oggetto magico
-far rilevare lo schema narrativo:
*situazione iniziale
*rottura dell'equilibrio
*miglioramente-peggioramento
*situazione finale
-far rilevare le funzioni narrative di Propp
-far rilevare i tempi e i luoghi della narrazione
-illustrare e far riflettere sul linguaggio della fiaba
-portarli a considerare il passaggio dal linguaggio parlato a quello scritto
-far osservare la scarsa e ripetitiva aggettivazione e chiedersi il perchè
-far individuare l'uso di espressioni popolari e di filastrocche
-far individuare la ripetizione di frasi e parole, lo scarso uso di nomi propri, l'alto numero di verbi, le poche congiunzioni e la brevità dei periodi
-far rilevare l'uso di similitudini e onomatopee
-far rilevare su testi di verifica gli elementi elencati
-far modificare il finale di qualche fiaba
-far costruire una fiaba servendosi degli elementi appresi
-far giocare con le parole

PRESTAZIONI :
-legge il testo
-rileva la struttura e le caratteristiche della fiaba servendosi di schema
-capisce il concetto di sequenza e divide il testo
-titola, prima guidato, poi in modo autonomo le sequenze
-compila schemi sul tipo di sequenze
-ordina i fatti
-individua i personaggi e il loro ruolo
-compila la carta di identità dei personaggi
-individua il protagonista, l'antagonista, l'aiutante positivo e quello negativo
-cerca nel testo la situazione iniziale, la rottura dell'equilibrio, il miglioramento e la situazione finale
-rileva, con schema, le funzioni di Propp
-cerca i tempi e i luoghi e la narrazione
-cerca gli aggettivi, li conta e riflette sul numero e sulla funzione dell'aggettivo
-cerca nel testo espressioni popolari e filastrocche e le riporta sul quaderno
-fa attenzione alle ripetizioni di frasi e parole e si chiede perchè
-ricerca e riflette sul numero dei verbi, sulle congiunzioni, sulla brevità dei periodi
-memorizza il concetto di similitudine e onomatopea
-ricerca similitudini e onomatopee
-inventa similitudini e onomatopee
-lavora su testi scelti e rileva gli elementi elencati
-modifica il finale di alcune fiabe
-costruisce una fiaba con schema, servendosi degli elementi appresi
-gioca con le parole
-gioca con le fiabe

Note:

trumanb.blogspot.com/2007_11_01_archive.html
http://gold.indire.it/datafiles/BDP-GOLD00000000001F1FE6/scheda%20OD1.doc
http://digilander.libero.it/pieropolidoro/psicologia/lezione05.pdf

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