Cubano per un anno (il libro)
CASTRARE
UN POPOLO
Ovvero:
Il comunismo di Fidel Castro
spiegato a Bertinotti
Noterelle clandestine da Cuba
di Aldo Vincent
Domanda:
Se alcune facce un po’ così si dicono felliniane e un comportamento da sfigato è riconosciuto come fantozziano. Se la rivoluzione è castrista.
Potremmo dire che il Nostro, ha castrato il suo popolo?
Mah.
ISTRUZIONI PER L’USO
Non ce n’è.
Ovvero ce ne sono, ma sono proprio poche.
Innanzi tutto, come certo saprete, io NON mi chiamo Aldo Vincent. È un nick name che usai per pubblicare uno dei primi libri contro Berlusconi, lo usai nel mio viaggio alla ricerca di informazioni in Iran, mi fu utile per andare a curiosare tra alcuni furbacchioni del Web, lo uso ora per le mie noterelle clandestine da qui.
Postare (dio, che brutto neologismo) dai luoghi pubblici dove permettono di usare internet, è molto pericoloso, perché se mi beccano quantomeno mi cacciano, e poiché i Servizi di qui sono dotati di fornitissimi spiders che vanno a leggere ogni riga dove ci sia il nome di Lui ( capiscimi ammè) dei suoi Seguaci (aricapiscimi ammè) o delle parole più comuni della loro Rivoluzione che altri chiamano Regime, ecco che sono costretto a non nominare mai cose, persone e fatti, che potrebbero ricondurre alla mia scheda, al mio passaporto, alla mia persona.
D’altra parte però, io a questi qui gli voglio un gran bene e non ho alcuna intenzione di danneggiarli. Vorrei solo che leggendo le mie noterelle, qualcuno tra i più accaniti difensori di questo regime ( tra i quali Bertinotti) riflettesse un poco sul dire e sul fare ma soprattutto sul mare che sta in mezzo.
Perché scrivo proprio da qui? Successe che davanti a notizie di viaggiatori che ritornavano al paesello, chi dicendone un gran bene, altri preannunciando la catastrofe, decisi di venire a visitare questo paradiso perduto e riferire di persona. Per carità, io non sono depositario di nessuna Verità rivelata. Scrivo quel che vedo, giorno dopo giorno, facendovi partecipi delle mie scoperte e dei miei errori. Nella remota speranza che il sub-comandante Fausto, quello con il golfino di cachemire per intenderci, legga anche lui queste noterelle e cambi idea almeno sulle piccole cose.
Buona democrazia a tutti.
Aldo Vincent
PARTENZA? Forse...
Poi c’è l’Avana.
Se fosse per me, la trasformerei in una meta biblica, come La Mecca, che uno ci deve andare per forza almeno una volta nella vita.
Ti sarà capitato di vedere in televisione qualche spot che fa la pubblicità ad un’auto o a una bevanda e come forma di divertimento avrai accettato anche se fosse palese qualche leggera esagerazione. Ecco, quando vedi una pubblicità ambientata all’Avana, tieni presente che non ci sarà mai regista al mondo che riuscirà a rappresentarne più del dieci per cento del reale. Perché lei, l’Avana non ti entra solo negli occhi, coi suoi colori notturni e le sue atmosfere, col fumo dei locali dove si beve, nelle penombre della città vecchia, lei, l’Avana ti entra nelle orecchie con la musica, le risa, le grida, le voci, ti entra nel naso con il fumo, gli odori acri di frittura, con gli aliti foderati di rhum, ti entra nella pelle attraverso i pori, o accarezzando il velluto delle donne.
Al bar dell’Hotel Inghilterra, situato nell’atrio di fianco al concierge, scendevo per un daiquiri e rimanevo incantato ad ascoltare un quartetto di vecchie carampane che tutte insieme potevano fare trecentocinquant’anni, dalla scoperta dell’America alla Rivoluzione Francese. Se ne stavano là ritte sul palco tormentando il violino, l’arpa, e il violoncello, il tutto coperto pietosamente dagli accordi del piano che sembravano suonati con le nocche delle mani rugose. E suono di dentiere, e parrucche e belletti esagerati e rossetti osceni. Intanto che ascoltavo estasiato melodie mai dimenticate, un vecchio col suo banchetto veniva vicino al tavolo e mi confezionava un sigaro su misura.
Devi fare così: appena arrivi all’Avana ti lasci portare in albergo e poi ti sganci dalle visite organizzate perché quelli fanno finta di non aver capito cose sei venuto a fare e ti portano in giro a vedere la vecchia fabbrica del Bacardi e la Zecca di Stato trasformata in Museo.
Tu invece esci dall’albergo e bighelloni un po' davanti all’ingresso, così per farti notare.
Il ragazzo che trovai io era molto timido, aveva una camicina leggera e tremava per il freddo. Mi aveva accompagnato per tutta la prima settimana e mi sentivo pronto per andare all’avventura da solo. Eravamo andati alla Bodeghita del Sordo a mangiare e volevo regalargli qualcosa che lo tenesse caldo, prima di lasciarlo, ma non volevo offenderlo, così usando il mio dialettoveneto/quasi spagnolo gli chiesi:
- Non voria imbarasarte. Tienes el capoto? – lui sgranò gli occhi ed io mi pentii
della domanda perché credetti di capire di averlo ferito nell’orgoglio.
Invece, lo seppi dopo il primo mese di permanenza, la traduzione letterale della frase che gli avevo detto era la seguente:
- Non vorrei metterti incinta, hai il preservativo? –
Questo per dirti di non fidarti troppo della facilità dello spagnolo.
Ho sentito parlare di un’associazione amici italia-cuba:
http://www.italia-cuba.it/associazione/gemellaggi/informatizzazione.htm
e di una loro iniziativa.
Si tratta di inviare come donazione, messa in opera ,montaggio e consegna "chiavi in mano" di reti informatiche complete.
A Cuba il lavoro è svolto e seguito da un associato, Rodolfo Dal Pane, che rimane a sue spese a Cuba circa 8 mesi all'anno.
Si lavora solo partendo da progetti di colloborazione coofinanziati dalle autorità cubane,consegnati dai rispettivi Governi delle Provincie interessate ,in colloborazione con il MINVEC ( Ministerio de la Inversion Extrañera y Coloboracion Economica ).
Con l'invio del container di 40 piedi di fine novembre 2005 inviarono 1.000 P.C con relative periferiche installati nel corso di questi anni, e la installazione e consegna ,"chiavi in mano", di circa 70 reti informatiche.
Si stà ora lavorando con il progetto nazionale del consiglio di stato cubano " gobierno in linea informatizacion de la sociedad",insiemi ai governi Provinciali delle due provincie di Camaguey e Sancti Spiritus.
Si tratta di un progetto di connessione dei municipi di Cuba con i governi delle rispettive provincie e le istituzioni e imprese strettamente legate ai servizi sociali, che danno un immediato miglioramento alla qualità di vita del cittadino cubano.
Il materiale cavi di rete UTP cat.5, switch,Plug Rj45 e altre periferiche sono acquistati nuovi in Italia,mentre per i P.C si compra in un mercato dell'usato che ci permette di conseguire macchine di buone prestazioni ad un prezzo accettabile.
Un esempio:
L'invio dei 293 P.C di quest'anno è di pentium 2 e Pentium 3 con buone prestazioni sia come microprocessore che come ram e disco fisso.
Per informazioni a Cuba: Rodolfo Dal Pane
Delegazione Icap Sancti Spiritus 00534122900
Delegazione Icap Camaguey 00533271739
cellulare 3339761362 ( solo SMS )
Vincent da Cuba , 20 Marzo 2006
Caro Fausto,
Per prima cosa vorrei tranquillizzare coloro che sperano nel miglioramento della razza italiota: quando tocca terra l’aereo all’Habana de Cuba, gli italiani applaudono.
Ancora.
Nella sezione d’aereo da Roma dove viaggiavo, c’erano sei cubane che facevano ritorno a casa. A meta’ viaggio erano tutte gia’ belle e che fidanzate con alcuni bavosi delle file centrali. Nemmeno il tempo di scendere dall’aereo…
Vabbe’.
Altri, per fare colpo si erano vestiti da Biagi.
Non da Enzo, che almeno sarebbe stato triste ma dignitoso. No, loro erano vestiti da Biagi quell’altro. Quello senza la moto.
E ci avevano pure baffi e pizzetto. Forse li avevano trovati in saldo...
Poi c’erano quelli fighi, quelli giusti. Li vedevi un po’ irrigiditi perche’ vestivano tutto coordinato e la cosa, si sa, tende a far salire quella certa puzzetta che fa alzare il mento un po’ cosi’.
Viaggiavano con la fidanzata, coordinata pure essa, una tipa larga non piu’ di sessanta centimetri ma col rimorrchio. Si’ perche’ l’avevi gia’ notata all’aeroporto quando fendendo la folla era passata con la sua valigia a rotelle larga poco meno di due metri.
Lei si infilava negli spazi piu’ angusti, poi procedeva inconsapevole (.?) facendo strike con la valigia e finalmente si girava distratta per chiedere scusa…
Si’ lo so, ora tu mi dirai, ma come, mi mandi le noterelle da Cuba e mi parli degli italiani?
Certo, dico io. E di chi se no? I Cubani sono sempre quelli: splendidi, testardi e disperati, che sanno benissimo quello che fanno e quello che sono.
Pure noi italiani siamo sempre quelli, la differenza e’ che crediamo di essere cambiati e pure in meglio. E dato che io voglio un gran bene a questi e a quelli, mi limito ad osservare benevolmente i piccoli tic di una compagine allo sbando ma che non lo sa.
I tizi che vanno a Cuba con la fidanzata, per esempio, statisticamente ci stanno tutti, non c’e’ dubbio. Il problema sono io e quella volta che andammo all’Oktober Fest in Baviera e Piero si porto’ dietro un carrellino con ventiquattro birre. – Non si sa mai.- disse, e forse aveva ragione lui, ma io ci rido ancora.
Appropo’
Avevo segnalato l’iniziativa di una certa organizzazione che raccoglieva componenti di computers di seconda mano e stava realizando una rete per l’amministrazione governativa cubana mettendo insieme vecchie attrezzature.
Bene, dalla sede italiana non rispondono, l’ítaliano che starebbe per realizzare il progetto qui, non riponde alle mail, non riponde al telefono e chi conoce dice che forse e’ a Trinidad.
Io sono in giro per Cuba con una saccata di dischi fissi e memorie RAM che nemmeno gli sfigati del posto vogliono in regalo.
Alla Dogana come nel resto dell’Amministrazione Cubana, hanno adottato sistemi col Pentium Quarto di seconda generazione, con Windows XP e monitors al plasma tutti proveniente dalla Cina.
Poiche’ il servizio e’ dato dall’uomo o non dalle macchine, senalo che alla Dogana, sono rimasto in fila per un paio d’ore perche’ la povera disperata dentro il gabbiotto, litigava col computer mentre noi la’ fuori con quel caldo irritante litigavamo come i polli di Renzo coi soliti quattro italioti che non volevano saperne di fare la fila…
Cose cosi’…
….
Toc toc
Chi e’?
Sono le quattro e mezza della mattina e mai avrei pensato che accettare di andare a fare il bagno con gli amici volesse dire una levataccia da boy scout.
La cosa funziona cosi’: con un giro di telefonate ci si prenota ad una “aguagua” e la si aspetta all’alba sulla via principale che porta a nord. Dovrebbe essere un’iniziativa privata, quindi illegale ma tollerata. Lo dimostra il fatto che a meta’ percorso mostriamo i documenti ad un controllo fisso e quello non fa una piega.
Insomma, tre tappe da un’ora per raggiungere uno dei punti piu’ occidentali a Nord dell’Avana, vicino a Capo di San Antonio.
Prima sosta, ci fermiamo davanti ad una piantagione di tabacco: sono piccole, a gestione familiare e in quelle piu’ grandi ci vanno a turno giovani studenti per completare il ciclo di istruzione.
La terra e’ fertile e il tabacco cresce rigoglioso. Quando e’ il tempo staccano le foglie e le mettono su sottili pali ad asciugare in casupole ricoperte di palma.
Ci sono maiali e caprette, di proprieta’del contadino che e’anche il proprietario della terra. Sono suoi anche i maiali e le galline che puo’andare a vendere al mercato oppure in bottegucce “particular” e i soldi, pagate le tasse ovviamente, sono suoi.
Seconda tappa: Baja del Vignales un luogo considerato dall’UNESCO patrimonio dell’umanita’ (Non so se scrivere Umanita’ con la maiuscola, come si dovrebbe, oppure continuare a considerare questa comunita’ che chiude gli occhi dinanzi al crudele embargo verso Cuba, un’umanita’ con la minuscola...).
Il panorama e’ uno spettacolo che toglie il fiato. Il terreno rossastro e piatto, e’ sprofondato di qualche centinaio di metri e solo alcune rocce sono rimaste al loro posto ed ora il luogo si presenta come panettoni che galleggiano su una polvere di cacao rossastro.
Al ritorno passiamo per la citta’ piu’ occidentale dell’isola, Pinar del Rio.
E’ graziosa, pulita e con un concetto originalissimo di colonne, capitelli e patii.
Senz’altro da vedere.
Per chi avesse in mente di avventurarsi da quelle parti, segnalo una casa “particular”
cioe’ privata dove soggiornare per pochi dollari al giorno con tutti i servizi compresa acqua calda e aria condizionata:
CASA DI ELIO Y GLORIA SUARES MACHIN
Calle Orlando Nodarse n.7 Carretera Hotel Hermita Vinales
(altrimenti lo stesso hotel Hermita di Vinales che e’una meraviglia).
Telefono: 53 8 793375
Arriviamo al mare passando da una laguna di mangrovie e da un antico faro. La spiaggia e’ indescrivibile come in tutto il Caribe, ma qui in piu’ ci sono i cubani, che la proteggono, l’apprezzano e la tengono nascosta ai turisti.
Quando ce ne andiamo ognuno raccoglie “la basura” che ha prodotto alla stessa maniera di come facciamo noi quando finiamo i nostri picnick in mezzo alla natura.
Ehehehehe
(Accidenti dovevi vedere in che condizioni gli italiani lasciano l’aeroplano dopo dieci ore di volo per Cuba...)
4 Aprile
A Cuba si festeggia la fondazione del partito dei giovani comunisti.
C’’e molta retorica ma l’occasione e’ giusta per ricordare con orgoglio come si sono liberati dalla schiavitu’.
Noi dovremmo ricordare, con rammarico, che sono quarant’ anni di embargo...
Vado a trovare il mio amico insegnante d’inglese nelle ore di lavoro.
Salta all’occhio il decadimento del palazzo dove ha sede la scuola, i banchi che hanno raggiunto livelli di squallore inverosimili e l’entusiasmo con cui la gioventu’ cubana rinuncia ad alcune ore serali per imparare una nuova lingua.
Ma il 4 Aprile, come sai e’festa della gioventu’, quindi appena arrivo si scatena una festa danzante alimentata dal ruhm che faccio arrivare clandestinamente sotto gli occhi sospettosi della Preside.
Lei sa tutto, perche’ probabilmente lo faceva anche lei quando era studentessa, ma il ruolo le impone di fingere di non capire.
Insomma ci divertiamo e quando ci buttano fuori alcuni scatenati non vogliono saperne di tornare a casa, quindi ci si sposta tutti in una casa privata dell’Avana Vecchia. Altro Ruhm e altra cocacola.
Cubalibre!!
Quando descrive la societa’ cubana, l’amico che mi ospita parla sempre di cubani “normali” e quegli altri, che si sottintende “Super” come la benzina.
In realta’ questo mezzo secolo di socialismo ha prodotto alcune distorsioni che l’oligarchia al potere tende a correggere con norme severe e provvedimenti dolorosi.
La tanto sospirata uguaglianza a cui il popolo cubano ha sacrificato la propria liberta’
Oggi si puo’ sistetizzare in questo modo:
1- i cubani sono tutti uguali tra di loro.
2- Qualcuno pero’ e’ piu’ uguale degli altri
Chi maneggia i pesos convertibili, per esempio. Che sono una moneta parificata al dollaro con cui i turisti pagano il taxi, comprano al supermercato merci che non si trovano altrove, bevono, mangiano e consumano nei piccoli esercizi aperti in un percorso turistico che va dal Campidoglio alla Cattedrale o giu’ di li’.
Succede, per esempio, di pagare il conto e di lasciare un pesos di mancia al cameriere.
Questo pesos, che e’ convertibile, equivale a 24 pesos “normali”, cioe’ alla paga di tre giorni di lavoro del cubano medio.
E questo fa una bella differenza!
L’Avana e’ grande e ci si sposta con i mezzi.
Il piu’ famoso ( in negativo) e’ il Cammello, un TIR che trasporta un vagone stracolmo di gente.
Subito dopo il Cammello o un altro autobus governativo, arriva di solito un autobus “particular” che raccoglie la gente in eccedenza e con un piccolo soprapprezzo li fa salire.
Si potrebbe chiamare: sistema misto, che evita alle persone di viaggiare insaccate come salami.
Poi ci sono i taxi collettivi. Sono le Chevrolet sequestrate durante la rivoluzione e che sono state riconvertite in auto pubbliche.
Viaggiano tossendo paurosamente, fanno sempre il medesimo percorso e raccolgono fino a sei passeggeri per volta.
Si cominciano a vedere auto nuove. Le francesi piu’di altre.
Diciamo che nel complesso la gente se la passa meglio di qualche anno fa. Ricordo per esempio che la tessera annonaria di dieci anni or sono non concedeva piu’di tre uova a famiglia per settimana e il latte era rigorosamente destinato alle famiglie con bambini.
Ora le uova sono otto e il latte ( in polvere) libero.
Ai grandi magazzini in piazza del Campidoglio ci sono in vetrina scarpe di ogni modello e prezzo. Ricordo negli stessi magazzini che dieci anni or sono c’era una esposizione di scarpe sulla parete, tutte contrassegnate da un numero. Tu dovevi fare la fila e dire al commesso il numero del modello che ti piaceva.
Lui andava nel retro, poi tornava e ti diceva: non ne abbiamo. Allora tu uscivi dalla fila tornavi alla parete e sceglievi un altro modello con altro numero, arrivavi davanti al commesso e glielo comunicavi. Lui andava nel retro, poi tornava e ti diceva non ce
ne sono. Alla terza volta, ho chiesto al commesso: minchia ma non fate prima a dirci quali modelli avete?
Ora questo sistema non c’e’ piu’, sostituito dal piu’ prosaico “convertibile” che sara’ pure meno democratico ma che certamente e’ piu’ sbrigativo.
Sai, da queste parti, sono cose cosi’...
Beh, ora ti lascio.
Devo andare all’Immigrazione a dirgli che non vivo piu’ in albergo ma mi sono trasferito dai miei amici che mi ospitano.
Cia’
VINCENT DA CUBA il 20 Aprile 2006
Ho trovato un metodo infallibile per l’impotenza.
Si chiama Papaya Cubana 22.
Si usa cosi:
prendi una cubana di 22 (intesi come anni, ma puoi sceglierne anche una da 19, 18 o 24 a piacere) e mettila nuda in cucina a pulire una papaya.
Ad un certo punto, senza preavviso, le arrivi alle spalle e la concupisci.
Dopo, se per caso ti e’ venuta sete, puoi bere il succo della papaya.
Ma non e’ obbligatorio.
Abito alla Vibora ( che in cubano significa: il luogo delle vipere, tanto per dire quanta periferia sto masticando) e per andare in centro, ogni mattina prendo un taxi.
L’Avana, credo sia l’unica citta’ al mondo che quando fermi un taxi, TU gli chiedi dove va. Se per caso il suo percorso coincide approssimativamente con quello che avevi in mente tu, allora sali.
Ci sono taxi bianchi ( con tassametro) gialli (a forfait) collettivi (quelli sequestrati agli americani che sono diventati Museo Nazionale Semovente) e poi una serie di abusivi che vanno dal tipo Lue (che stai tranquillo se hai fatto la Wassermann) all’antitetanica obbligatoria.
Sul prezzo si tratta poco perche’ c’e’ una specie di tariffario fisso.
Unica nota positiva: l’autista non parla mai.
Cuba e’ il Paese Sud Americano con la piu’ alta alfabetizzazione. Pensa che c’e’ un medico ogni venti abitanti. Il problema e’ che se vuoi farti visitare devi andare a Caracas perche’ li hanno mandati tutti in Venezuela ad aiutare quella popolazione...
Ehehehe
Scherzi a parte.
Quest’anno risultano 800.000 nuove iscrizioni universitarie. Dei giovani cubani tra i 18 e i 24 anni, ben il 54% frequenta l’Universita’, che se mi permetti, e’ un risultato rispettabilissimo per la Rivoluzione di Castro.
Qui pullula di ingegneri nucleari, ingegneri informatici, ingegneri elettronici, medici, chirurghi e fisici.
Si sono dimenticati gli idraulici.
No, non intendo gli ingegneri idraulici, ma proprio gli idraulici e basta. Quelli che chiami quando ti si rompe una conduttura. Che se succede qui, con case fatiscenti e condutture allo stremo, l’acqua scorre per giorni e nessuno sa cosa fare.
Che, dice il governo, il sessanta per cento dell’acqua potabile in citta’ va sprecato.
Poi alle sette di sera, vedi la gente in fila all’Avana Vecchia con le bottiglie, perche’ non hanno l’acqua in casa.
Cose cosi.
1 Maggio a Cuba
Mobilitazione generale per la festa dei lavoratori che culminerà con un discorso del Leader Massimo. Certo, questa settimana ha avuto che dire il Nostro. Martedì, discorso televisivo di due ore per il 47 anniversario della Baia dei Porci. Replay del discorso mercoledì, discorso di inaugurazione delle Olimpiadi giovedì, Venerdì discorso all’aeroporto per ricevere il presidente boliviano, sabato sette ore di diretta per la firma del trattato trilaterale Bolivia/Venezuela/Cuba, domenica 30 aprile 2006 ripresina delle fase salienti dei discorsi del giorno prima, e lunedì discorso di tre ore e mezza per il primo maggio. Dalle ventidue di domenica, la mobilitazione ha iniziato a trasportare gente verso la piazza della rivoluzione, secondo un preciso programma che prevede l’uso di ogni camion privato o dell’esercito per il trasporto di persone e infrastrutture, quali gabinetti (chiamiamoli così) acqua potabile, vie di fuga per le ambulanze. La piccinina di casa e la sua scuola sono programmate per le dieci di domenica sera, la mamma e il corpo dirigente del ministero dell’istruzione vanno alle due di notte del lunedì. Occupano spazi a mano a mano che arrivano e contemporaneamente si blocca il servizio di trasporti che altrimenti congestionerebbe la zona. Lasciano canali di scorrimento dove passano i camion che portano le delegazioni provenienti dalle province dell’isola. Si formano canali a senso unico. Alle otto di mattina del lunedì vengono distribuiti i maglioni colorati per le prime file di festanti ad uso della televisione. Bandiere a gogò. Alla fine del discorso, in tre ore più di un milione di persone torna a casa.
Ferma, ferma. Già lo vedo qualche vostro sorrisino di sufficienza. Già vi vedo dare di gomito per dire, guarda tu il regime comunista… Il fatto è che l’anno scorso il ciclone Katrina, quello che mise in imbarazzo la macchina organizzativa della più grande impotenza mondiale e del suo impotente presidente, è passato prima sopra Cuba che in 24 ore, grazie a questo tipo di – chiamiamola così – esercitazione collettiva alla mobilitazione, ha evacuato un milione e settecentomila abitanti della zona interessata, trasportandola provvisoriamente in strutture adeguate, ha messo in container beni e suppellettili in pericolo di danneggiamento, ha distribuito cibo ed energia, e passata la burrasca ha rimesso tutto a posto, senza morti, senza atti di sciacallaggio e soprattutto senza che nessuno dovesse gridare alla televisione il proprio disagio, come purtroppo abbiamo visto troppe volte da New Orleans. Infatti a tutt’oggi, sono state assegnate 10.000 villette (diconsi diecimila) agli infelici che hanno avuto la casa distrutta dal ciclone. Se per caso vedete Bushettino, diteglielo, a quel coglione.
Piccolo manuale pratico per non dire puttanate:
Piripicchio e’ il pisello, pepe e’ una persona, peppino è il cetriolo e O’vispo non e’ un tizio poco addormentato ma il vescovo della vostra curia. Se abitate al quarto piano e volete scendere in strada, dovrete salir la caje, perche’ la caje si sale sempre. Infatti salir vuol dire uscire. Se per andare sott’acqua chiedete una mascara, li fate ridere perche’ avrete bisogno di una gafas. Se le dite: “non vorei imbarasarte” vuol dire che non la metterete incinta e quindi metterete el capoto, cioè il preservativo. Non si va al gabineto a pisciar ma al retrete a mear Il vaso per loro e’ il bicchiere mentre il nostro vaso loro lo chiamano tiesto Candela è una parolaccia. Se vi capita, com’e’ capitato a me, di andare in un ristorante romantico e notare che il vostro tavolo è l’unico a cui sulla vecchia bottiglia piena di cera non hanno messo la candela, astenetevi dal chiamare il cameriere e nel frastuono dell’orchestra gridargli ripetutamente: “Candela!” perché rischiate di brutto. Chiedete una vela e mangiate tranquilli.
Torno a casa e trovo tutto chiuso e sbarrato. Strano, di solito qualcuno a quest’ora è tornato dal lavoro. Mi metto il cuore in pace e mi siedo sulle scale ad aspettare. Dopo una ventina di minuti, sento che tolgono il catenaccio, i lucchetti e aprono il cancello di fronte alla porta. La mamy dice che era andata a riposare un pochino perché la figlia sarà di guardia all’università e lei dovrà andare per l’esercitazione della difesa del centro informatico. E’ sempre così. Sono sempre mobilitati. Le chiedo come mai, tutte le case hanno inferriate alle finestre, ai balconi, e persino davanti alle porte. Eppure mi pare che non ci siano più furti che altrove. Dice che non è per i furti. Ma sbarrarsi dentro li fa sentire più sicuri.
Ho assistito ad un discorso del Comandante Maximo alla televisione. Ha la dentiera nuova e biascica, ma è lucido come sempre mentre racconta fatti che vanno dal 1959 al 1971. Dieci anni fa, ricordo, impiegò sette ore per lo stesso discorso. Questa volta solo due: si vede che ci ha una prostata grossa così che gli dà cotanta autonomia. I dati che snocciola berlusconianamente (dio, che brutto avverbio) sono precisi e impeccabili. Il nemico qui è l’Impero del Male, cioè gli americani e lui gode quando può citarne la decadenza e il prossimo crollo economico. Staremo a vedere chi svacca per primo.
C’è un cartello e una bandiera cubana fuori dal palazzo: stasera riunione del quartiere. E’ un’eredità della rivoluzione: il popolo si riunisce periodicamente e dalla base segnala ai delegati di circoscrizione i problemi della zona, della strada, del rione (del palazzo no. Quelle sono considerate beghe private e vengono risolte in modo non politico). Da quel poco che posso capire io, gli anni hanno distorto quella che era una conquista di base. Ora infatti, dopo un paio di lamentele per futili motivi o necessità, risolte tutte con un vedremo, provvederemo, ci stiamo lavorando, il clou della serata è il pistolotto del delegato che parla della rivoluzione, delle conquiste di questi anni e delle prospettive future. Questa volta il tema centrale del dibattito ( anche televisivo ) è la prossima rivoluzione elettrica Che dovrebbe consistere in gruppi elettrogeni ( alimentati ahimè a gasolio) e un piano per rimodernare cucine, scaldabagni eccetera. A me pare un’idea obsoleta, fatta con mezzi obsoleti per risolvere problemi incancreniti. Ma lo sanno pure loro. Il fatto è, ne ho la netta sensazione parlando con la gente, che tutti conoscono i problemi di questa società anacronistica, ma nessuno si permetterebbe di contraddire il Fidel, tanto è il bene che gli vogliono.
La stessa cosa accade in famiglia. I giovani della casa, ascoltano il loro papà che parla con orgoglio della rivoluzione e di quello che ha fatto per loro, e loro, che conoscono bene la realtà, mai e poi mai si permetterebbero di contraddire il loro genitore a cui portano tanto e tanto amore e rispetto. Ma lo sanno tutti, che non dura e che non può durare. Insomma, come si dice da noi: a babbo morto…
La televisione è un altro punto dolente. Me la ricordo una ventina d’anni or sono come di una delle più interessanti esperienze comunicative del pianeta. Si è ridotta ad uno strumento di propaganda, poi in prima serata tre telenovelas e quindi un vecchio film. Per gli uomini baseball tutti i pomeriggi e tre sere alla settimana. Tra un programma e l’altro, noi abbiamo la pubblicità, loro debbono sorbirsi ogni santo giorno che Dio manda in Terra, filmati della resistenza contro l’invasione americana di Baia dei Porci, e testimonianze dei sopravvissuti. Otto minuti al giorno anche nel telegiornale che di solito è composto da queste sei notizie: cos’ha fatto il Comandante, è arrivato un ministro da un altro paese, congresso mondiale di qualcosa di inutile, record cubano di palleggio da seduto: due ore trentasei minuti e cinquanta secondi, con relativo filmato. Se salta in aria qualche americano in Iraq, ehehehe, lo dicono.
L’interferenza degli americani nei programmi televisivi cubani, è una grande vaccata. Spendono 37 milioni di dollari all’anno per far volare un aeroplano che riflette il segnale da Miami, così che i cubani possano vedere i quiz e i film americani interrotti dagli spot che reclamizzano i loro prodotti (che poi non esistono sull’isola). Il risultato è che la televisione cubana ha un solo canale digitale che non subisce interferenze, tutti gli altri, analogici, non si vedono e i cubani si incazzano. L’intero programma costa al contribuente 95 milioni di dollari all’anno potrebbero pagare lo stipendio per un anno a un milione di cubani e invece li usano per farli incazzare. Si chiama guerra psicologica.
Poi ci sono le premiazioni. Bisogna rendersi conto che è difficile tenere insieme una società di uguali senza meriti o preferenze. Ecco quindi che come stimolo a fare meglio, non essendoci il profitto e la competizione, non rimane che il premio. In questi quarantacinque anni sono fiorite le commemorazioni, gli anniversari e le ricorrenze durante le quali el Fidel o chi per esso ha invaso l’isola con diplomi, quadretti, certificati, attestati, false pergamene che affermano che sono tutti bravi. Ieri hanno premiato la nostra piccirilla di casa. Un diploma e un pesce in vetro soffiato. Cosa vorrà dire?
Ehehehe questa è bella:
Ogni giorno cammino per un bel pezzo da casa dove abito per raggiungere il centro. La cosa che ha colpito la mia attenzione, è un numero impressionante di donne col braccio ingessato. Un giorno ne ho viste due, un altro una, un giorno tre… Se le prime volte sono passato con indifferenza, ora le conto. Mi immagino una società maschilista dove il marito torna a casa e: - La minestra è salata! – e trac le rompe un braccio O alla figlia: - Ti pare questa l’ora di tornare a casa?- e trac le rompe un braccio… Finchè un pomeriggio i miei amici toccano un argomento che mi fa venire in mente questa paurosa statistica e allora chiedo: - Come giustificate l’alto numero di braccia rotte alle donne dell’isola? Si guardano come se fossero in presenza di un pazzo, poi con gentilezza mi chiedono i dettagli della cosa. Spiego loro che mi capita ogni giorno di vedere un numero statisticamente impressionante di braccia rotte. Mi chiedono maggiori dettagli finchè scoppiano a ridere fragorosamente e mi ci vuole del buono e del bello per farmi spiegare la cosa. Si tratta di questo: ogni mattina passo in una strada dove si affacciano tre edifici del ministero della salute pubblica, il traumatologico provinciale, e l’ospedale di zona. In pratica passo per una strada dov’e’ concentrato il più alto numero di incidentati della provincia che convergono da quelle parti per le cure del caso. Quando si dice di domandare prima di scrivere cassate…
Domenica mattina c’e’ un insolito rumore per strada. Hanno deciso la mobilitazione per la pulizia della città e tutti sono scesi, ognuno con la sua scopa, a pulire il pezzo di strada di fronte alla propria casa. Strappano erbacce, insaccano spazzatura, in qualche caso piantano fiori. E’ uno spettacolo di un’allegria incontenibile. Certo dà da pensare un mondo in cui, per realizzare un’azione meritevole, logica ( pensateci bene: se ognuno pulirà il pezzo di strada di fronte alla propria casa, tutta la città sarà pulita) di pace e allegria, ci sia bisogno di un Comandante che te lo ordina. L’Avana, oggi è ancora più bella.
A Cuba in bicicletta
Mi scrive un carissimo amico. Dice che viene a trovarmi in Novembre in bicicletta. Spero che venga in aereo e la bicicletta la trovi qui, altrimenti chissà quando lo vedo…
Scherzi a parte, io credo che se per esempio tua moglie ti ha lasciato, scopri che i figli non sono tuoi, sei precario da trent’anni e hai comprato una colt per risolvere i tuoi problemi ma non hai il coraggio di tirare il grilletto, allora sì, un giro per Cuba in bicicletta a Novembre, potrebbe essere un’ottima idea.
Da queste parti, solo attraversare la strada è un vero pericolo, con gli autisti che non appena ti vedono fuori dalla tua sede naturale (il marciapiede) ti puntano. Forse per scherzo, ma non mi sono mai soffermato per levarmi il dubbio.
Con un parco macchine di una settantina d’anni e buche da seconda guerra mondiale, qui frenare è un optional, se poi ci metti che in Novembre ogni tanto scroscia qualche acquazzone che va a formare pozzanghere che scompaiono solamente evaporando… beh, le conclusioni, mi sembrano ovvie.
Insomma, per farla breve: la bici l’ho comprata anch’io.
Ma non per me, che sono in un magnifico peso forma ( dovrei solo essere più alto di 18 cm. ma vabbè…) ma per la mia Gioia, la studentessa di educazione fisica che allieta la mia esistenza col suo aspetto d’Afrodite di mogano...
Noto che mangiare ogni giorno le ha arrotondato il pancino ( a dimostrazione della teoria hitleriana che non sempre mangiare fa bene alla linea) quindi abbiamo deciso di aumentare l’attività fisica.
La sua, ovviamente.
Andiamo al negozio che noleggia le bici e che al piano superiore ha una mostra di modelli di bici che la gente va a visitare come fosse l’Expo.
Sorpresa: la galleria è chiusa perché Lui (capiscimi ammè) ha deciso che scegliere tra diversi modelli è dispersivo, così ha imposto un solo modello, però puoi scegliere il colore che più ti piace. Scegliamo giallo ma non c’è, poi ciclamino ma non esiste. Così la compriamo blu, che è anche l’unico colore importato.
Paghiamo e scendiamo al magazzino per la consegna: sorpresa! Ci danno uno scatolone imballato.
E la bici? E’ dentro, ma nessuno ha mai detto che ce l’avrebbero consegnata montata!
Cerchiamo un taxi capace di trasportare anche lo scatolone e raggiungiamo un “Teller” di biciclette.
La montano ma mancano le gomme. Ovvio! Ci hanno venduto la bici ma le gomme le dobbiamo trovare noi!
Raggiungiamo un venditore di gomme per bici ( da non confondere col venditore di gomme per auto che è tutt’altro) e torniamo all’officina. Manca il cavalletto, il campanello e il lucchetto. Questi sono accessori e vanno comprati al negozio di accessori per biciclette che guarda tu, è proprio di fianco a dove abbiamo pagato la bici, ma non lo sapevamo.
Insomma, due giorni dopo, Gioia fa il suo ingresso trionfale all’Università.
In bici.
Ho comprato la Moka.
Parrebbe ovvio, in uno dei Paesi col migliore caffè del mondo.
Nella casa dove sono ospite, lo bevo solo io. Dicono causi dipendenza. Non saprei. Certo è che bevuto da solo, causa un certo malessere. Va miscelato con una specie di cicoria. Ma sto perdendo il filo del discorso. Cosa stavo dicendo? Ah, sì.
Ho comprato la Moka.
Ma non quella che vendono nei negozi che si paga con la moneta convertibile.
Invece ho scoperto un vecchio, qui all’estrema periferia dell’Avana, che non so come, è riuscito ad averne una che ha usato come modello e adesso LE FA A MANO!!
Certo capirete la differenza tra un oggetto industriale tirato in milioni di copie e un’opera d’arte contemporanea scolpita a mano impiegandoci chissà quanto tempo ( ma qui il tempo non conta una sega, quindi…). Certo, ha i suoi difetti. Il coperchio non chiude in modo ermetico e quando si versa il caffè un poco va a finire sulla tavola (ma è un po’ come libare agli dei…). Neppure la chiusura a vite è a prova di perdita e l’acqua che esce durante la bollitura, alcune volte spegne il fornello e si rischia la vita.
Insomma, fare il caffè è un po’ duchampiano (minchia, che neologismo. Mi riferisco a Duchamps – se si scrive così- quello del pisciatoio, per intenderci)
E’ ARRIVATA LA BUFERA
E’ ufficialmente cominciata la stagione degli uragani. In questa area ne sono statisticamente previsti undici dei quali uno ha il 75% di probabilità di colpire l’isola.
Sono cominciate le esercitazioni. Si fanno di domenica e simulano l’emergenza in diversi settori della città ad orari diversi, così non paralizzano nulla e tutto continua con l’inefficienza di sempre…
Sono andato in Giamaica.
Mi ero cacciato in un cul de sac col mio permesso di soggiorno a Cuba e ho preferito darci un taglio con un viaggio all’estero. Al mio rientro mi hanno ridato il permesso di permanenza per turismo.
Porto a casa solamente qualche impressione perché una settimana di permanenza e per giunta nella capitale, non contano nulla. E’ un po’ come se uno di voi andasse a New York per una settimana e tornasse a casa convinto di conoscere l’America…
Insomma tra Cuba e Giamaica tutti e due a strillare di essere liberi e poi una si è lasciata imprigionare da un visionario del secolo scorso, e l’altra ha perso tutta la sua identità, e se prima era una colonia inglese, ora è un possedimento americano.
Il dollaro a cui si sono legati alcuni Paesi sudamericani, che ha collassato l’economia Argentina e che sta soffocando Porto Rico, anche qui comincia a dare i suoi frutti. Le scarpe della Nike qui nei centri commerciali costano 65 dollari ( costavano 35$) e un hamburger 4 dollari.
KingsTown, la capitale, ha tutto quello che di brutto c’e’ in qualsiasi cittadina americana, i centri commerciali, nessuna zona di passeggio, nessun edificio storico conservato, ecc.
In pratica, secondo la mia esperienza, le uniche due città da me recentemente visitate, che hanno saputo mantenere la loro identità nazionale senza lasciarsi inquinare dall’Impero, sono Teheran e l’Avana. Si’, è vero, qui puoi trovare la fotografia di Komeini o del Che, raffigurata su palazzi di dieci piani, io pero’ ho visto dietro via Broletto a Milano un palazzo con la fotografia di Armani e su Palazzo Marino svettava Berlusconi.
C’e’ qualcuno che saprebbe dirmi dove sta la differenza?
Incredibile.
Quotidiano giamaicano della capitale del 31 Maggio.
Pagine centrali. Giochi e cruciverba.
Se risolvi tutta la pagina nel gioco centrale esce il nome di un multimiliardario europeo.
BERLUSCONI.
Non c’e’ che dire. Attualmente è il prodotto italiano che esportiamo meglio…
A Cuba e’ successo un fatto strano:
non so se la notizia e’ arrivata anche in Europa. Sta di fatto che la rivista Forbes ha pubblicato un articolo titolato: RE REGINE E DITTATORI e calcolando le loro ricchezze, ha messo Fidel al settimo posto con una fortuna valutabile attorno ai 1.400 milioni di dollari a cui andrebbero aggiunti i 900 accumulati quest’anno con esportazioni di medicinali, speculazioni edilizie e altro.
Da notare che poiche’ su quest’isola non sono in vendita giornali di nessuna specie, escluso uno striminzito organo di partito che si chiama Gran Ma, salta all’occhio che nessun abitante di quest’isola ha potuto leggere il contenuto dell’articolo. Malgrado ciò, con una mossa repentina
Il comandante ha convocato in televisione sei suoi ministri e A RETI UNIFICATE ha letto al popolo il contenuto dell’articolo. Poi ha lasciato la parola ai ministri che in piena liberta’ (sic) hanno potuto tessere le lodi del loro datore di lavoro.
Durata della trasmissione: quattro ore e mezza.
All’improvvisata conferenza stampa partecipavano anche una trentina di giornalisti che applaudivano senza fare domande.
Il presidente di questi esimi lavoratori della penna, un’ora prima della trasmissione, aveva detto in televisione che ebbene sì, un controllo sulle notizie andava fatto, perche’ un conto e’ il giornalismo col petrolio a 70 dollari al barile, e un altro e’ il giornalismo a 7 dollari al barile.
Tradurre, please…
Boh
Ad un certo punto della trasmissione, noto che Lui e i suoi sei ministri sono bianchi, TUTTI i giornalisti sono bianchi, e mi sovviene che pure TUTTA la televisione cubana e’ fatta da bianchi, e le telenovelas sono interpretate da bianchi….
Io abito in una famiglia di neri ( anzi di negri, che qui e’ un aggettivo che riempie di orgoglio) cosi’ provo a domandare se hanno notato questa leggera discrepanza.
Scoppia un casino.
Mi sa che ho messo un dito sulla piaga…
Ci sono tre cose che inorgogliscono la gente di qui: i libri antichi, le case antiche, le auto antiche.
Il problema e’ che queste tre meravigliose antichità, non corrispondono ai canoni estetici del resto del mondo. Così i libri, per esempio, sono rimasugli ingialliti ripescati da chissà quale discarica spagnola di una ventina d’anni fa e venduti in un mercatino come oggetti d’antiquariato. Più sono scollati e sdruciti più, secondo il venditore, assumono pregio.
Delle auto abbiamo già parlato. Sono quelle sequestrate alla massoneria americana durante la rivoluzione e che sono state cedute al popolo che ne ha fatto taxi collettivi.
Idea eccellente, quarantacinque anni fa, oggi un po’ meno, con questi catorci arrugginiti che arrancano rumorosi per la città consumando un litro ogni cinque/sei chilometri finchè vengono abbandonate perché proprio non ce la fanno più.
I più intraprendenti hanno messo insieme due o tre modelli per restaurarne uno. Il risultato è sorprendente: sono gioielli valutati sul mercato americano da 60 agli 85.000 dollari. Ma qui è vietato esportarli.
Pensare che vendendone una, si potrebbero comprare 5 nuove auto da dare al popolo. Questo sì sarebbe un regalo! Meno inquinamento, venti chilometri percorsi con un litro, maggiore sicurezza…
Ma preferiscono che finisca tutto nella spazzatura.
Stesso discorso per le case.
Qui per un paio di secoli hanno costruito le più belle case del mondo. Ci sono esempi di architettura moderna da enciclopedia. Il problema è che per quarant’anni non è stata fatta manutenzione ed ora, specie dopo la pioggia, ci sono crolli in quantità. La statistica di un nostro Organismo che effettua questo tipo di rilievi, parla di quasi due crolli al giorno. In realtà passando per alcune zone della città pare di essere a Beiruth durante la ricostruzione. Ma qui non si ricostruisce nulla.
Hanno cominciato a ridipingere con i colori originali alcune parti della capitale storica. I soldi sono dell’Unesco che ha dichiarato questa zona patrimonio dell’umanità. I soldi vengono gestiti da uno solo che al momento è l’uomo più potente dell’isola dopo Lui (capiscimi ammè)…
Eh, sì. Credo proprio che occorra parlare un poco di economia.
Alla prossima
L´economia cubana
Non sono più le stagioni di una volta.
Quando lo diceva mio nonno mi veniva da ridere, povero tonto.
Adesso che lo dico io, rido un po’ meno.
Pure qui, il mese di maggio, che di solito porta piogge tropicali, per il secondo anno consecutivo ha dato risultati deludenti, riducendo le scorte d’acqua, alzando la temperatura media e di conseguenza allargando la stagione dei cicloni.
E’ arrivato un temporale e la gente, ho visto, qui ha una paura fottuta. Intanto perché porta rovesci da 130 mm a 300 mm, poi le finestre qui sono senza vetri e l’acqua entra nelle case. Nessuno ha un parafulmine e guardando la città da dove abito io, si vede che ogni minuto parte una saetta che va a colpire un’abitazione facendo sfracelli.
Piove ed io e il capo famiglia siamo soli sul balcone, come il comandante e il nostromo di una nave dei folli, e ce ne stiamo a guardare i lampi muti del cielo. Pare una festa in discoteca.
In casa, tutti i congegni elettrici staccati, buio totale e silenzio di morte.
Chiedo dove sono andati tutti. Mi risponde il Capo:
“Los codardos son en la cueva…”
I paurosi si sono rifugiati nella grotta.
Vado in camera da letto e nel buio scorgo tutta la famiglia sul letto, accovacciata sotto una coperta.
Forse dormono. O fingono, per non morire di paura.
Furtarelli
Per cambiare i soldi, basta andare in una banca e presentare il passaporto. Gli euro si cambiano senza pagare pegno. I dollari invece no.
C’e’ però, qui in centro all’Ovispo, un posto chiamato CADECA dove si cambiano valute senza presentare documenti, e questa è una bella scappatoia per delinquenti e mignotte.
Fanno i conti al computer, tu non vedi nulla, ti danno la somma e tu vai via. Una volta mi diedero tutti da dieci e io li volevo da cinquanta, così allontanai la mazzetta con la mano.
La cassiera, senza parlare, aggiunse un altro biglietto da dieci e mi rese il malloppo.
La volta dopo, lo rifaccio. Stessa scena.
La terza volta ciocco come un’aquila e chiamo la direzione: “Ehilà, qui si fottono i soldi ai turisti!” dico. “Via - rispondono funzionarie gentilissime – un errore a contare i soldi capita a tutti!”
“Sì, può essere. Ma tre volte di seguito? E poi ti aggiungono un biglietto da dieci senza ricontare tutto?”
Per farla breve, mi ringraziano per la segnalazione, ma ora mi riconoscono tutti e quando vado a cambiare, non sorridono.
Pace.
La verità è che su quest’isola rubano tutti.
Sono costretti a farlo, proprio per come è organizzata l’economia.
E’ quasi un’istituzione.
Qui milioni di persone devono vivere con dieci dollari al mese di salario e la tessera annonaria che raziona il cibo per tutti. E’ una conquista della rivoluzione. Il problema è che la gente dovrebbe vivere con otto uova al mese, una libbra di pollo, 250 cl. di olio, 100 grammi di caffè, un panino al giorno, più derrate che non sempre sono disponibili e che vengono messe a disposizione del popolo fino ad esaurimento.
Ecco che se per esempio ti piacerebbe avere il latte ma non ci sono figli in casa, ti piace il burro, la conserva di pomodoro, la carne quella vera, il dentifricio, la carta igienica, il lineslady, il deodorante e altre cosucce così, devi comprarle nelle botteghe governative che vendono agli stranieri in moneta convertibile.
Ed ecco che è scattato un circolo vizioso che porterà sicuramente questa barca alla rovina. Chiunque ne abbia la possibilità, ruba sul posto di lavoro e lo rivende in moneta convertibile. L’autista ruba la benzina, l’informatico ruba componenti elettronici, il meccanico ruba pezzi di ricambio e li rivendono tutti facendosi pagare in moneta convertibile che spendono per il cibo extra ed il vestiario.
Le guardie incaricate della sicurezza di noi stranieri o degli edifici pubblici, non hanno nulla da rubare ma a mezzogiorno ricevono un sandwich sigillato e un rinfresco. Loro non lo consumano ma lo mettono ben in vista sul tavolo. Lo straniero che passa e che vuole risparmiare sul pranzo, lo prende e lascia un pesos convertibile sul tavolo. In questo modo si raggiunge una delle assurdità più totali di questo sistema: le guardie che lavorano per dieci dollari convertibili al mese, ne guadagnano altri ventisei vendendo il loro panino!
E chi non ha niente da rubare, e niente da vendere, contrabbanda…
Qui può capitare a chiunque, il lunedì o il martedì.
Sei in banca, o a cambiare denaro o in uno di quei negozi costosi per turisti, quando entrano quattro uomini neri armati, ti mettono in un canto, poi vanno dalla cassiera…
Fuori intanto, altri quattro uomini armati e in tuta dirottano il traffico, con le armi tengono lontana la gente e con due auto in moto aspettano gli altri. E’ la rapina della settimana, e a compierla non sono emeriti mascalzoni ma il governo che ritira il malloppo.
Si chiude così un circolo vizioso che comincia alla bottega dove distribuiscono il cibo razionato, che ruba quantità industriali di derrate e le rivende a borsa nera facendosi pagare in moneta convertibile. Chi compra il caffè o la farina, per esempio, poi si organizza in casa e sforna pasticcini o mette su una piccola torrefazione clandestina. I panettieri, tutti uguali al mondo, fanno come fecero i nostri panettieri che diventarono ricchi nel dopoguerra: fanno il pane mettendoci dentro meno farina e poi la sera vanno in giro gridando per le strade e vendendo le tartine ad un pesos l’uno.
Persino la marmellata qui è un prodotto clandestino. Come la carne di vacca.
Se al campesino muore la vacca, lo Stato arriva e si porta via il cadavere. Poi apre un’inchiesta.
Il maiale invece si può allevare. Fiorisce quindi un mercato di maialini vivi. Alcuni compagneros che abitano in città, lo comprano tutti insieme e poi lo allevano sulla terrazza del condominio!!
E ti credo! Costa 28 pesos alla libbra, praticamente mezzo chilo (ossa comprese) vale tre giorni di salario
Conosco qui una vecchia signora che chiamo affettuosamente Tia, che quando le morì il marito si ritrovò con un maialino e con la colletta che fecero i parenti per aiutarla se ne comprò un altro!!
Lei lo racconta come se fosse un gran segreto, sta di fatto che in tutti questi anni, grazie a questo piccolo allevamento di maialini ( ne tiene solo rigorosamente due, li altri li vende) ha potuto ampliare la sua casa, comprare un piccolo forno con cui il figlio fa i pasticcini e mantenere decorosamente la famiglia.
Questo è potuto avvenire grazie a quella tacita regola che ho sintetizzato in questa maniera.
1- Tutto ciò che non è proibito è obbligatorio
2- Tutto il rimanente è tollerato
Ne consegue, che se qualcuno scopre una nuova tecnologia e la applica, o una maniera per tirare a campare, lo Stato tollera finchè il fenomeno non si espande e diventa appariscente. A quel punto, stronca.
Perché qui è tanta e poi tanta la paura che qualcuno col suo talento o col lavoro, possa sollevarsi dall’indigenza, da preferire di vivere tutti come i protagonisti di Victor Hugo (capiscimi ammè…)
E’ la Corte dei Miracoli.
Josè Marti
Qui lo trattano tutti un po’ come il nostro Dante Alighieri.
E’ un protagonista della rivoluzione antimperialista del 1898. Intellettuale finissimo, teorizzò le linee della moderna rivoluzione castrista tanto da diventarne un padre ispiratore.
Ha praticamente scritto tutto lui, filosofia, sociologia, antropologia, teatro, novelle per bambini, romanzi, poesie. Io, insieme a qualche milione di cubani, lo trovo un tantinello ostico.
Ma va bene così.
Lo incontri col suo bel faccione baffuto distribuito per la città su manifesti giganteschi o su pareti di palazzi governativi dove vengono ricordate le sue frasi storiche.. Oggi, me lo ritrovo, sei metri per otto, all’interno del palazzo del telefono dove sono in fila da tre ore.
La frase storica dice: QUESTO NUOVO POPOLO (Inteso come rivoluzionario) DOVRA’ INNANZI TUTTO LIBERARSI DALLA PESTE DEI COMMERCI INUTILI…
E sotto, una fila infinita che aspetta paziente di poter comprare il telefonino portatile che poi porteranno appeso al collo come segno esteriore di status simbol.
Qui, sono cose così.
Ho subito un furto.
Per strada, nella più classica delle maniere. Mentre una donna faceva da paravento, l’altra da dietro infilava la mano nel mio zainetto dove stavano il passaporto e il portafoglio con 300 Euro che stavo andando a cambiare a Ovispo, la strada più turistica della città.
E’ ovvio, qui camminano più soldi che nel resto della nazione e sta crescendo la pletora dei mendicanti e malfattori.
Sento una leggera pressione e mi giro di scatto, mentre la gentildonna prende la fuga. Grido in spagnolo:
- Prendila, prendila!! – e scattano tutti insieme per aiutarmi. La seguono per vicoli senza darle scampo. Nel giro di qualche minuto convergono tre auto della polizia, sei cittadini, e una dozzina di poliziotti.
Avrei voluto vedere se fosse successa la stessa cosa a Palermo, per esempio.
Dopo un contatto con la centrale, la ammanettano con grandi proteste della popolazione che chiede venga rispettata perché donna. Purtroppo risulta essere un’evasa, e la regola è ferrea.
Impiego i rimanenti tre giorni, per un totale di sette ore, per spiegare i fatti.
Temono che un turista torni a casa e si metta a raccontare che qui sono tutti ladroni, danneggiando il loro turismo.
Si vede che non conoscono come stanno le cose nel resto del mondo.
A Rio de Janeiro venimmo rapinati sull’autobus tra una fermata e l’altra, e un tedesco che faceva jogging venne ucciso per rubargli le scarpe Nike. Non parliamo di New York, Marsiglia, Napoli…
Credo che l’Avana sia una delle città più sicure del mondo, insieme a Tokio, la Costa Azzurra, la Svizzera e il centro di Londra e Parigi.
E Montecarlo, naturalmente. Ma quello è un altro mondo.
Lunedì, 12 Giugno 2006
A casa mia, oggi sono disperati.
Non perché è arrivato il primo ciclone della stagione (si chiama Alberto, è molto lento ma non fa danni se si esclude qualche alluvione) ma perché si è bruciata la lampadina del bagno.
Certo, a casa vostra sembra una cosa banale, ma qui nell’anno della rivoluzione elettrica (Ogni anno è contraddistinto da un programma) con impettiti funzionari del governo che sono venuti nelle case a distruggere le vecchie lampadine per sostituirle con quelle a durata illimitata, sono dolori.
Perché la lampadina è cinese e la durata è meno illimitata del previsto, e una nuova lampadina costa 3 pesos e 65 convertibili, cioè dieci giorni di lavoro.
Vorrà dire che la comprerò io. Vedrai che festa!!
La cosa funziona così: si riunisce il parlamento e ascolta Lui che parla per tre o quattro ore. Ogni tanto infila la mano sinistra sotto la camicia e sembra si gratti. Il popolo dice che si carica da solo, a molla. Ho visto una seduta dove Lui ha letto per oltre un’ora il fixing delle monete e la quotazione delle materie prime, così come le aveva trovate su Internet.
Ma benedetto uomo! Lascia che il parlamento legiferi e che ognuno vada a cercarsi le informazioni su internet accessibile a tutti. Oppure fai distribuire una circolare e ascolta i commenti dei parlamentari! O no?
Vabbè.
Insomma, la seduta finisce con gli ultimi due minuti dove, senza dibattito, Lui stabilisce che debbono essere sostituiti TUTTI i frigoriferi della nazione con quelli nuovi cinesi. Parte così una macchina organizzativa che ha il suo culmine in squadre ( il papà di dove vivo io, è il capo di una di queste) che vanno nelle case, tolgono frigoriferi funzionanti, levano il gas e poi a martellate li distruggono. Certo fa effetto, fa pure effetto vedere distrutti frigoriferi che funzionano e trovarsi nuovi frigoriferi che dopo un poco, essendo cinesi, non funzionano più…
Ti racconto un nanetto: ho segnalato tempo fa un’organizzazione italiana che è tutta protesa nel progetto di mettere insieme vecchi computer da regalare all’amministrazione di qui. (Non faccio nomi perché non voglio danneggiarli. E’ meglio una goccia che arriva che la promessa di un autobotte che non arriverà mai). Sono diventato matto a cercare quest’uomo, che lavora solitario, in una cittadina decentrata e irraggiungibile.
Bene, il mio amico che mi ospita, è uno specializzato informatico con tanto di diploma. Prima di imbarcarsi come sguattero su una nave da crociera perché guadagna cento volte di più, lavorava per il governo. Un giorno arriva il dispaccio: contrordine compagni!! (frase conosciutissima anche dalle nostre parti) da oggi si ritirano i vecchi 486 e si sostituiscono con nuovi pseudopentium cinesi con disco fisso da 4 giga.
Bene, i computers vengono sostituiti e i vecchi ammassati all’aperto in una fabbrica dismessa (ce ne sono a centinaia). Piove e il materiale si deteriora. Per giunta, hakers come il mio amico rubacchiano componenti per costruirsi computers abusivi. Soluzione: un pomeriggio arriva un caterpillar e li schiaccia tutti. A migliaia.
Ora immaginati tutta questa organizzazione italiana, che spende la sua vita (e tanti soldi) per riuscire a mettere insieme quattro o cinque 486 per regalarli all’amministrazione!!
Capito come funziona?
Ma degli aiuti con relativi aiutanti, avremo occasione di parlarne in seguito. Se mi riesce.
C’erano cinque punti internazionali internet. Sono rimasti in tre, ma per avere la scheda devi andare alla sede centrale, mostrare il passaporto e firmare!!
Il cerchio si stringe.
La polizia cubana
quando in uno dei miei primi viaggi a Parigi, in un bistrò di Place Pigalle, una bellissima ragazza che assomigliava a Kim Novak – la strega che ammaliava James Steward, se te la ricordi – mi disse che in quel vicoletto di fronte davano spettacoli en travestì, capii che il mondo non è bello perché vario, ma è bello perché avariato. E quando Kim Novak mi disse che nemmeno lei era una donna ma una delle vedette dello spettacolo, ebbi la certezza che la porta dell’Inferno non fosse puzzolente come diceva il mio parroco, ma profumasse di cipria e di Chanel.
Anni dopo, visitando il quartiere a luci rosse di Amburgo, imparai che Place Pigalle, anche se più grande e più perversa, se fatta dai tedeschi, puzza di bordello.
L’ho presa alla larga, lo so. Ma quello che vorrei spiegarti è che ci sono alcune cose che fuori dal loro contesto perdono il fascino che le contraddistingue. Come Bellagio, per esempio.
Non so se sei mai passato dal mio lago. Se per caso ti capitasse, vai oltre la strettoia che porta al pontile, quella col semaforo… Sì, quella.
Ora siediti sulla panchina ed ascolta lo sciabordio dell’acqua. Dimmi, non ti sembra uno degli angoli più belli del mondo? Questo devono averlo pensato anche gli americani, che lo hanno fotografato e riprodotto paro paro sopra uno dei loro grattacieli di Los Angeles.
Arcade Bellagio, si chiama, e ci puoi ritrovare gli stessi mattoni sbrecciati, la medesima finestra ed i gerani in fiore!
Ma ti assicuro che non è lo stesso.
Come la polizia, altro esempio. Può mostrarsi efficiente come quella inglese – e quella di qui lo ha fatto non solo bloccando la borseggiatrice che mi aveva derubato, ma arrestando dopo soli tre giorni di indagini, persino la sua complice – eppure non riesce a convincerti che lavora al tuo servizio.
Forse hanno bisogno di pubbliche relazioni, che sono un prodotto del basso imperialismo e quindi distanti dalle loro convinzioni. Oppure…
Lo avevano dichiarato: temevano che l’episodio del borseggio potesse avermi impressionato negativamente, e allora hanno provveduto a cambiare la mia impressione all’alba, suonando al campanello della casa dove vivo e facendo domande sul mio conto, tanto da impaurire i miei ospiti. Poi non avendomi trovato sono arrivati il giorno dopo in due e mi hanno caricato su un’auto dove stava scritto POLIZIA PENITENZIARIA TRASPORTO INQUISITI facendo mormorare tutto il vicinato.
Mi portano in una sede nel centro della capitale, che credo oggi, nemmeno a Kabul si può trovare: tutto il pian terreno diroccato con una guardia seduta ad una scrivania tra le macerie ( accidenti, alcune volte rimpiango la mia vecchia macchina fotografica) il primo piano è inagibile e al secondo mi fanno sedere su una sedia richiudibile appartenente ad una fila arrivata chissà come da un cinema anni cinquanta e appoggiata al muro. Aspetto per un’ora sotto un manifesto scritto fitto fitto con il pensiero di Lui (capiscimi ammè) titolato: Seconda Lettera.
Come quella di San Paolo agli abitanti di Salonicco.
Vabbè.
Arrivano altri due. Dicono che l’attesa è dovuta al fatto che non si trovava un dattilografo. Ora l’abbiamo e andiamo in una piccola sede di tribunale vicino al Campidoglio.
La persona che mi attende e che si siede al mio fianco dice di essere un avvocato. Non capisco se rappresenta me o quelli contro di me, se ce ne sono e se sono contro.
Il dattilografo batte per mezz’ora sulla vecchia Olivetti non elettrica.
Ah, Carletto, vecchio imbroglione! Non ti è bastato fare il pacco allo Stato italiano vendendogli telescriventi obsolete al prezzo di amatore, sei riuscito, prima di fare il pacco agli azionisti portando a quasi zero le quotazioni della società, a spedire qui queste macchine da modernariato. E bravo!!
Il dattilografo scrive tutta la pagina, poi la volta e scrive qualche riga sul retro e sempre sul retro me la dà da firmare.
Chiedo all’avvocato: - non dovreste leggermi quello che mi fate firmare?-
Dice di no. Si tratta di una dichiarazione standard non modificabile.
E allora, kazzo! Ciclostilatela e non rompete le palle alla gente!
(La frase precedente non è stata mai pronunciata, ma prudentemente mandata a mente)
Mi lasciano andare e mi stupisco di poter uscire dal palazzo senza scorta. Mi attendono i due poliziotti con l’auto. Mi chiedono dove debbono riportarmi.
Dico, no grazie. Casualmente mi trovo proprio dove avevo intenzione di andare questo pomeriggio, grazie lo stesso. E mi avvio in una direzaione che spero porti verso il centro.
L’aria è calda, da depressione tropicale, ma a me dà come l’impressione di essere fresca e leggera.
Quando svolto l’angolo, mi sento leggero anch’io.
17 Giugno
La televisione imperversa con la data di uno degli innumerevoli congressi che si organizzano sull’isola. Ho visto un congresso mondiale di non mi ricordo più che cosa, con otto relatori, e 13 persone del pubblico.
Questo si intitola:
MORALE ED ETICA DELLA RIVOLUZIONE
Dimenticando quello che disse il Maestro: non c’e’ morale e non c’e’ etica nella rivoluzione, perché
essa non è come sedersi a tavola e con educazione passarsi le vivande…
La rivoluzione è sangue e merda, merda e sangue.
Ma qui persino le parole hanno perso il loro significato originale.
Massì, vabbè. Parliamo di morale.
E’ difficile affrontare il discorso in un Paese dove per esempio il furto è assurto a necessità collettiva per la sopravvivenza. Logico quindi, che se rubo la benzina al governo per riuscire ad integrare “la libreta” (1) e a sfamare la famiglia, sarà poi difficile condannare moralmente il mio vicino che fa altrettanto con il cemento della fabbrica dove lavora!
Altrettanto difficile quindi è comprendere come sia possibile in un contesto dove questo aspetto della morale è stato cancellato, che poi il comandante in capo, occupi undici ore dei media nazionali per dire che lui invece no. Lui non lo fa.
Difficile parlare di morale e di etica vivendo in una famiglia come quella che mi ospita, ligia al dovere e ai dettami della rivoluzione, quando con quattro stipendi mensili portano a casa meno di quanto guadagna in un giorno il tassista abusivo che abita qui di fronte!
Difficile mandare a scuola tua figlia e per riuscire a laurearla e a garantirle un posto di lavoro, costringerla a partecipare ad un programma sociale che consiste nell’insegnare nelle scuole elementari; poi, alla sera, frequentare con profitto finchè, finalmente potrà inserirsi nel tessuto sociale,laureata con uno stipendio di dieci dollari al mese, quando la figliola qui di fronte, meno bella ed elegante di tua figlia, va a passeggiare per il boulevard e porta a casa venti trenta dollari al giorno! Lei li chiama “propina” (2) ma certamente si tratta di proventi da “jinetera” (3). E sai dove sta la differenza tra le due fanciulle? Che quest’ultima, grazie alle sue conoscenze diciamo così sul campo, il più delle volte incontra uno sfigato che la sposa, le fa il passaporto e se la porta via mentre la nostra laureata non ha scampo: si fidanzerà in casa con uno sfaccendato che dopo una decina d’anni, durante il quale verrà a casa a cenare, guardare la televisione e il più delle volte andare a letto a casa di lei, poi andrà a finire che sì, forse la sposa.
Devi vedere poi, dopo cinque anni, quando la jinetera torna a trovare i parenti, tutta ingioiellata, con un paio di marmocchi dal colore incerto, e tua figlia che ha seguito tutti i dettami che la morale le ha imposto, starsene là ad ascoltare le avventure della sua coetanea e a sognare un viaggio in aereo che non farà mai…
Difficile parlare di morale a casa del padre della mia amata, una stanza quattro metri per tre guadagnata con venti anni di lavoro in due, quando il loro vicino ha ampliato la sua casa torrefacendo caffè di frodo…
Difficile parlare di morale a casa del mio amico, laureato in informatica, con un diploma che attestano la conoscenza di tre lingue e un altro che lo qualifica come operatore turistico, che con questi attestati ha partecipato ad un concorso indetto dal governo dove su 419 partecipanti sono stati scelti 28 cubani che hanno avuto il passaporto e adesso può fare lo sguattero su una nave di crociera che lo tiene lontano da casa otto mesi all’anno. Passeggiavamo sul Malecon (4) qualche giorno prima della sua ripartenza. Mi disse:
- Tu non ci crederai, ma qui ( inteso come Cuba) è l’unico posto dove mi sento veramente libero!
Eh sì, caro mio, è proprio come la storia del Bombo. Te la ricordi?
Successe qualche anno fa, quando l’UCLA, la famosa università della California, pubblicò uno studio dove si dimostrava che secondo tutte le leggi della fisica finora conosciute, il Bombo, quel panciuto insetto che assomiglia ad una vespa obesa, non poteva volare. Mentre il Bombo, inconsapevole, non avendo nessuna possibilità di leggere quella relazione, continuava a volare imperterrito!
Ecco, il Poppolo Cubano (scusa se lo scrivo maiuscolo ma se lo merita) è come il Bombo: in un Paese con l’economia in fase di stallo, la dirigenza imballata e la morale decotta, lui il Popolo, sopravvive conoscendo picchi di moralità, di attaccamento alla propria terra e di solidarietà che noi abbiamo dimenticato da un pezzo.
Lui, il Popolo, continua a volare!
NOTE
(1) Libreta è la tessera annonaria che garantisce al popolo la sopravvivenza a patto che mangi come un pulcino
(2) Propina è la mancia miserella che benevolmente il turista lascia sul tavolo, facendo una figura da milionario
(3) Jinete è il fantino. Letteralmente quindi, la jinetera sarebbe una che ama andare a cavallo (capiscimi ammè)
(4) Malecon letteralmente è una diga. Qui è il nome del lungomare
.Elogio della Jinetera
Pubblicato il 21/06/2006
Jinete ' fantino. Ne consegue che jinetera e´ una muchacha a cui piace cavalcare (capiscimi amme´)
Minchia, se funziona!
Sto parlando del Viagra o chissa’ come chiamano qui il suo corrispettivo indiano.
Lo vendono per strada. Certo, da’ da pensare il sapere di attempati occidentali che si imbottiscono di pillole per la felicita’ e poi debbono consumare con una coetanea. Qui invece e’ tutto molto piu’ semplice, perche’ nella stessa strada, puoi scegliere come consumare, con chi e di che eta’.
Gia’. Sto parlando delle jinetere.
ELOGIO DELLA JINETERA
Se passi dalla piazza San Francesco, uno dei piu’ begli esempi architettonici precoloniali della capitale, preservato nella sua interezza - ad eccezione di un orrendo negozio Benetton che ne deturpa la purezza - troverai il monumento al francescano immortalato mentre abbraccia benevolmente un indio che ha contribuito a far estinguere. Infatti questo benedett’uomo (non ne riferisco il nome per non fargli pubblicita’) in una sua nota alla Curia e al Re, riferiva terstualmente: “ potrei dire con certezza che gli Indios sono creature, non saprei dire se sono umani...”
Ecco, io questo illuminato lo tirerei giu’ di prepotenza da questo piedistallo e lo sostituirei con un monumento alla fin troppo vituperata jinetera, simbolo di un’emancipazione del costume cubano che non esiste, motore trainante di un’economia ansimante, animale da tiro di tutta una famiglia che vive alle sue spalle.
Comincia a passegiare per i boulevards la mattina presto ed entra ed esce dai negozi che sono la sua salvezza. Infatti la polizia, che la tiene d’occhio in modo arcigno, la ferma, la rimprovera, le controlla i documenti solamente quando puo’ fermarla per strada. Nei negozi, nei bar, nei ristoranti dove si rifugia non appena acchiappa qualche pollastro, la lasciano in pace. In questo modo, lei incrementa senza volerlo il commercio ed i consumi.
Quando acchiappa un estimatore, lo conduce qua e la’ per i meandri della capitale, prende al volo taxi e carrozze, si ferma per un rinfresco sotto pergolati dove suonano musica latina, va per mercatini dove si fa comprare una camicetta, un oggetto, finche’ la notte approda in ristorantini tipici per poi finire a ballare e a letto. Nel frattempo pero’ bada bene di innamorarsi del suo compagno, cosi’ la faccenda assume un colore romantico.
Perche’ lei, a suo modo, e’ innocente e tutto quello che fa e’ combattere la noia mortale che permea la sua vita senza speranze, traendone possibilmente un vantaggio economico per se’ e la sua famiglia che molte volte trova in lei l’unica fonte di un introito extra.
A suo modo, lei e’ pure l’unico veicolo con cui si impongono le nuove mode. Infatti in un paese dove le merci sono poche e quando finiscono non si sa quando ne arrivano altre, capita che per esempio un paio di pantaloni fiorati si affaccino nelle vetrine solo per qualche giorno. Lei, che e’sempre in giro per negozi, coglie al volo le novita’ ed essendo una delle poche che maneggia moneta convertibile, e’ anche la prima a comperare. Le altre donne, che non comprano riviste, non frequentano salotti, non hanno la pubblicita’ che ne indirizza i consumi, hanno come punti di riferimento solamente le telenovelas e la strada. Le prime sono mondi virtuali ed inaccessibili, per strada invece, vedono indossare i nuovi modelli o le nuove tendenze. Fermano la squinzia e le domandano: dove l’hai comprato? E con questo passaparola si crea la “Nouvelle Vague” per cosi’ dire.
Attenta ad ogni novita’, e’ anche il veicolo per ogni nuova tecnologia. In un paese dove avere il telefono non dipende solo dalla disponibilita’ della rete ma anche dal MERITO (occorrera’ riparlarne) lei ha scoperto il trucco per cui basta andare con lo straniero all’ufficio della telefonia mobile, fargli firmare il contratto e poi farsi intestare la voltura. Lei ha in casa il lettore CD, ha comprato un USB per suo fratello e fa la fila al lugo pubblico dove i cubani possono collegarsi per internet, con due vantaggi.
Il primo e’ che quando e’ in coda la polizia non la tormenta. Le piu’ belle si acchiappano in coda.
Lei ti vede che la punti e ti pianta addosso i suoi occhioni da fata come per dirti: ehi, io non posso fare nulla perche’ altrimenti mi arrestano, ma tu, datti una mossa!
Il secondo vantaggio e’ che una volta collegate, mandano E-mail a tutti quelli che hanno conosciuto, facendo in questo modo pubbliche relazioni per il paese. Qualche volta questi contatti danno i frutti sperati e l’amato ben, (chiamiamolo cosi’) o ritorna o addirittura le manda una lettera d’invito che serve al ministero dell’interno per rilasciarle un passaporto.
In un modo o nell’altro, le jinetere scompaiono tutte a ventidue anni, eta’ massima, da queste parti, per esercitare. Perche’ la concorrenza e’ feroce e le nuove leve premono. Specialmente le jinetere per un giorno. Quelle che magari escono da scuola e vanno a passeggiare come se lo fossero. E qualche volta acchiappano pure loro, con la differenza che frequentandole lo straniero si accorge di avere per le mani un gioiellino in qualche modo diverso. E se la sposa, con grande tripudio della famiglia che finalmente puo’ cominciare a mangiare carne, quella vera.
Cuba e i diritti dell´uomo
non so a te, ma a me il discorso che ha fatto il ministro degli esteri cubano all’ ONU di Ginevra – in occasione della prima seduta della commissione sui diritti umani - e’ piaciuto. Ne ho condiviso i contenuti e specialmente il tono teso e appassionato con cui ha esposto le ragioni del suo datore di lavoro.
Che e’ il popolo.
Francamente, mi piacerebbe essere rappresentato da un ministro che va in giro a parlare a mio nome e che invece di arzigogolare machiavellicamente (dio, che neologismo! ) dice quello che pensiamo tutti.
Ha rivendicato innanzi tutto il fatto che Cuba esporta 30.000 medici mentre l’America - che non siede su quei banchi come forma di protesta per la partecipazione di Cuba ai lavori – ha esportato 170.000 soldati per rubare il petrolio di una nazione a vantaggio di alcune compagnie di proprieta’ degli “amichetti” (ha detto proprio cosi’) del presidente.
Certo, se pensiamo al progetto iniziale del Che e di Fidel di esportare armi, soldati e guerra per la rivoluzione mondiale, questi medici cubani sono un bel progresso!! A dimostrazione che i rivoluzionari, anche i piu’ agguerriti, muoiono tutti a trent’anni.
Anche quando non muoiono.
Ha detto inoltre che in Cuba sono stati operati 300.000 pazienti sudamericani non abbienti, che sono stati imbarcati dal loro paese sugli aerei di linea cubani, e dopo una parziale degenza rimandati, sempre in volo, ai loro Paesi, mentre l’America ha usato i suoi aerei per trasportare illegalmente prigionieri politici e torturarli.
Ha detto che a Cuba ogni anno entrano 25.000 studenti universitari – specie sudamericani – per conseguire una laurea, e invece gli Americani hanno ucciso 170.000 iracheni distruggendo parzialmente una civilta’....
Insomma, un discorso forte.
Quello che mi ha stupito e’ il silenzio della stampa internazionale del giorno dopo.
Ma sai, sono collegato malamente e con uno scarto di ore.
Puo’ essere che mi sono sfuggiti i commenti della stampa libera in un mondo libero, che quando c’e’ da criticare il Potere vede i giornalisti liberi che si alzano tutti all’unisono e glie ne cantano quattro. Agli americani.
Ma pure agli altri.
Finalmente, sembra finita.
Dopo quattro gironi di interrogatori (loro li chiamano colloqui) mi hanno rinnovato il permesso di soggiorno per scopi turistici, per altri 30 giorni.
Come sai, sono in attesa di un permesso di residenza provvisoria per collaborare ad un programma italiano per lo sviluppo di un Barrio (1) degradato.
Te ne parlero’ dettagliatamente al momento opportuno, insieme al problema degli aiuti al Terzo Mondo, che e’ materia spinosa e ostica.
Insomma, ho fatto una furbata all’italiana: scaduto il permesso di soggiorno, invece di tornare in Italia sono andato in Giamaica e dopo qualche giorno sono rientrato. Alla dogana ho dichiarato l’indirizzo dove soggiorno e mi hanno dato un altro permesso di 30 giorni rinnovabili.
Ehehehehe
Ma non gli e’ piaciuto per nulla lo scherzetto e cosi’ hanno aperto un’indagine.
Devi sapere, che il turismo, l’immigrazione e la residenza degli stranieri, appartenendo ad un settore sensibile della sicurezza nazionale, sono affidati al ministero dell’interno CHE E’ MILITARE.
Essendo questa cosa in mano ai soldati, capirai pure tu che non c’e’ una legge a cui attenersi, oppure ci sara’ pure, ma la cosa va avanti con ordini, contrordini, disposizioni, circolari ministeriali, eccetera. Per farti capire meglio come stanno le cose, ti diro’ che per essere sicuro di non sbagliare, mi sono rivolto ad un avvocato il quale non solo mi ha detto che di questa materia nessuno e’ autorizzato a parlarne, ma saputo che l’amico che mi accompagnava ha una conoscente che lavora all’Immigrazione, gli ha chiesto se poteva usufruire di questa amicizia, per mandare un’amica che aveva un problemino da risolvere.
Capito come funziona?
Insomma, non essendoci un codice, una legge, una normativa che ti faccia sentire protetto, quando ti convocano, anche se sei puro come un angelo, ti prende un certo malessere dentro, che e’ esattamente quello che essi vogliono. Essendo poi tutto da interpretare, puo’ succedere che un giorno capiti in mano ad una soldatessa (questi colloqui con gli stranieri, sono sempre svolti da donne) ligia ai regolamenti che ti mette paura, poi il giorno dopo per la stessa questioni capiti in mano ad una mamma tenera e affettuosa che senti ti vuole bene e ti rinfranchi.
E’ esattamente quello che e’ successo a me.
Dopo quattro soldatesse di cui tre arcigne, ieri mi siedo nell’affollata sala d’attesa e mi sento chiamare per nome:
- Aldo, vieni qui –
Era la prima soldatessa che mi interrogo’ tre mesi fa e che non si era scordata di me.
Ah, che sollievo!!
Comincio a raccontare tutta la storia, a mostrare documenti e indirizzi. Scarta tutto con la mano e mi dice: - Insomma, di cosa hai bisogno?
Divina.
Inutile dirti, che il colloquio si e’ concluso con un perfetto baciamano. All’italiana.
Perche’ non si dimentichi piu’ di me.
NOTA
(1) Un Barrio e’ un quartiere. Questo di cui ti parlero’ viene soprannominato LA COREA ed e’ classificato come “non abitabile”. Ci vivono 10.000 persone in condizioni sub-umane, ma poiche’ contraddicono lo spirito della rivoluzione che avrebbe portato benessere ed uguaglianza a tutti, il governo tende a non parlarne. Non solo, ostacola pure coloro che tentano di portare un aiuto a questi disperati. Ma ne riparleremo.
P.S.
Il prossimo Salone dell’Umorismo a Cuba si svolgera’ a San Michele al Bagno, che se mi permetti, e’ la localita’ ideale per organizzarci un Salone dell’Umorismo.
a cuba dal dentista
24 Giugno
Una delle accuse piu’ frequenti al governo cubano, e’ che sopravviva economicamente grazie soprattutto al turismo sessuale, ma non e’ vero.
Ossia, sarebbe vero, ma parzialmente.
Le ragioni per venire a Cuba in verita’ sono molteplici. Intanto ci sono i congressi. Ogni settimana si apre un congresso mondiale su ogni argomento possibile ed immaginabile. Questa settimana c’era quello sulle operazioni a cuore aperto.
Ora, uno si chiede, ma perche’ un congresso di cardiochirurgia proprio all’Avana? Credo la risposta sia: e quanti cardiochirurghi andrebbero al medesimo congresso organizzato a Vighizzolo di Cantu’, per esempio?
C’era pure un congresso mondiale dei produttori ed esportatori di mango, il delizioso frutto tropicale. Incredibili le sue proprieta’: regola l’organismo, cura alcune malattie oftalmiche, previene il diabete, tanto che pensano di disidratarlo e farne pastiglie, come la papaya.
Vedremo.
Un’altra ragione per venire a Cuba, sono le strutture ospedaliere per stranieri. Hanno importato macchine svizzere ed in ambienti che sembrano cliniche svizzere operano a costi bassissimi.
Pure il dentista e’ ottimo e conveniente. Il ferro che mettono ai ragazzi e che io ho pagato 3.000 Euro, qui lo mettono per 180 dollari. Quattro denti falsi rimovibili 130 dollari.
Il calcolo e’ presto fatto: tu dai 3.000 Euro al dentista che poi viene a Cuba ad un congresso e poi va a mignotte.
Invece puoi venire a Cuba con 1.700 Euro, andare dal dentista e poi a mignotte, e tornartene a casa con il resto.
Conveniente, no?
Ma io, lo sai, sono un testone che vuole andare a fondo alle cose, e mi sono chiesto se a tanta efficienza medica dedicata agli stranieri, corrispondeva altrettanto servizio per i cubani.
Approfittando di una sana abbronzatura, baffoni cubani (li ho fatti crescere e mi piacciono pure) e cappello da campesino, mi sono messo in fila all’ambulatorio rionale.
Dopo una lunga attesa scopriamo che l’ambulatorio non possiede piu’ un medico come previsto dalla rivoluzione perche’ i medici li hanno mandati quasi tutti all’estero e a questa quadra (1) e’ stato assegnato un medico che viene da un altro Barrio, ma oggi ha da fare. Forse viene domani.
Vado alla clinica dentistica e mi metto seduto in attesa.
Alle otto e mezza, puntuale, passa il direttore che da’ inizio alle danze. Mi guarda con sospetto, ma va oltre. Devi sapere che e’ proibito in queste strutture dare assistenza agli stranieri. Passa un giovane medico con baffi e pizzetto, molto elegante. Ha il camice pulito e decido di fidarmi. Lo avvicino e gli dico che ho un’emergenza mentre stringendogli la mano gli faccio scivolare un convertibile da venti pesos.
Si guarda intorno e decide di rischiare e mi fa passare nell’ambulatorio che e’ un ampio salone oscuro dove da un lato muretti alti un metro e mezzo dividono ambienti dove operano i dentisti. Poltrone ferruginose, attrezzi anni cinquanta, manca l’acqua e le salviette. Noto pero’ che come da regolamento, tutti gli infermieri indossano guanti, mascherina e cuffia. Il problema e’ che non ce n’e’ per tutti, cosi’ chi ha la mascherina non ha i guanti, chi porta i guanti non ha la cuffia e cosi’ via. L’ambiente, dal punto di vista sanitario e’ da paura, la sporcizia da terra piano piano si arrampica persino sulle pareti. Le punte dei trapani e il necessario per operare ogni dentista se li porta da casa. Le persone pero’ sono tutte gentili e disponibili e i medici competenti ed efficaci.
Vengo da due preventivi europei e ormai so tutto quello che mi puo’ capitare. Compreso il salasso al portafoglio: in Italia dovrei spendere 8.000 Euro e in Grecia 4.000.
Il giovane medico pero’ mi offre una soluzione intelligente e pratica. Mi interessa, quanto potrebbe costarmi?
Dice: 130 dollari di materiale piu’ il tempo del suo lavoro. (Non dimenticare che questo giovane laureato lavora con un salario di 10 dollari al mese)
Minchia, quasi quasi rischio. La soluzione e’ un apparecchio in platino removibile. Al peggio perdo i soldi ma non ho nessun danno fisico. Ci accordiamo ma la prima parte dell’operazione non si puo’ fare in clinica e lui abita troppo distante. Decidiamo di andare a casa dove abito.
Mi mette seduto sulla sedia e mi passa intorno un lenzuolino bianco. Accende il gas e lo usa per scaldare quella specie di plastilina per prendermi le misure della dentatura. Rientra all’improvviso la padrona di casa:
- Aldo cosa fai, ti tagli i capelli?
- No, sono dal dentista
- Ah..
Il giovane medico mi prende le impronte della masticazione inferiore e torniamo alla clinica per una radiografia. L’infermiera canna clamorosamente la prima e scopriamo che non c’e’ una seconda lastra. Dobbiamo aspettare qualcuno che la porti di contrabbando ma nel frattempo entra il direttore e scoppia il caos (lo so, sembra un racconto kafkiano, ma in parte lo e’).
Grida come un’aquila finche’ i due si appartano. Finalmente si accordano e il giovane viene a confabulare con me. La questione e’ semplice: possiamo mettere tutto a tacere dividendo l’operazione odontoiatrica in due tronconi, il direttore dara’ la sua consulenza sull’intera operazione e si occupera’ della mascella superiore.
Costo aggiuntivo? 40 dollari.
Ci sto.
Cominciano cosi’ le quattro ore e mezza piu’ allucinanti di tutta la mia vita, con me seduto su questa kazz... di poltrona, praticamente a testa in giu’ e il direttore che mi scolpisce un canino INTERAMENTE A MANO!!
Torno a casa barcollando. Suona il campanello: e’ il giovane medico con l’apparecchio finito.
Il lavoro e’ perfetto. Pago.
Mi chiede se sono contento del mio dente falso.
Gli dico che al mio paese, in quattro ore e mezza non ti mettono un dente falso ma un cuore nuovo. Ride come un pazzo perche’ ha capito solamente la parte ridicola della storia. Quella tragica, non lo sfiora neppure.
Vado in centro a sorridere alle ragazze.
Quattro ore dopo ho una fidanzata nuova.
NOTA:
(1) Quadra e’’ un quartiere. Quando dai il tuo indirizzo, non e’ sufficiente il numero civico ma devi dare pure la quadra, cioe’ la via traversa prima e dopo la tua casa.
partono elefanti e arrivano topolini...
Caro Fausto,
ti ho gia’ detto che sto aspettando il permesso di soggiorno provvisorio per collaborare ad un programma di aiuti qui all’Avana? Credo si si’.
Le difficolta’ sono immense, i documenti da presentare innumerevoli, i colloqui estenuanti, insomma piu’ di una volta mi sono chiesto ma chi me lo fa fare.
L’impressione che ne ho ricavato e’ che non ci sia nessuno qui, nemmeno dalla parte italiana, veramente interessato a fare qualcosa, se non un poco della celeberrima “ämmuina”’ napoletana.
Ma te ne riparlero’ a bocce ferme.
Ieri squilla il telefono. E’ una funzionaria cubana che dovrebbe controllare il lavoro della associazione italiana che si muove da queste parti, con cui dovrei collaborare
- Spero mi stia telefonando per darmi buone notizie – dico
- Credo proprio di si’ – risponde giuliva
Per farla breve, mi stava telefonando per dirmi di rinviare la pratica cartacea, la mia richiesta in spagnolo e il file elettronico, perche’ hanno perso tutto! Dopo due mesi di lavoro, che dovevano essere 45 giorni.
E la chiama una buona notizia!
E pensare che avremmo potuto impiegare uqesti due mesi per azioni fruttifere, come per esempio la conoscenza dell’ambiente in cui dovrei operare, un primo contatto con i giovani da motivare, un collegamento ad orari fissi con Internet per consentire di interfacciare con l’Europa (per MSN per esempio) e scaricare materiale didattico che mi manca...
Insomma, in queste cose ho maturato una discreta esperienza e so che andare sul luogo aiuta a comprendere i problemi.
A me invece non e’ consentito. Dicono che potrebbe compromettere l’esito delle indagini che il ministero sta conducendo sul mio conto...
Bah.
L’unica volta che mi portarono sul posto, accompagnato da un gigantesco poliziotto/autista, l’incaricato italiano era arrivato una ventina di minuti prima di noi e se ne stava la’ seduto fuori da quello che diventera’ il centro culturale della zona, solo.
Intendo dire senza nessuno del luogo che gli fosse venuto intorno, per una richiesta, p[er un saluto, per rompere magari le palle, insomma.
Ricordo a Kachikalli ( un giorno ti parlero’ dei coccodrilli di kachikalli) dopo un paio di settimane che mi recavo da quelle parti, i ragazzi della mia scuola, per proteggermi dai benevoli assalti, dovevano fare un vero e proprio cordone di protezione! E la polizia aveva messo una guardia fuori dalla mia porta per evitare che tra i tanti adoratori ci fosse qualche pazzo che mi facesse del male. Ecco, pensavo alla mia esperienza, e vedere questo signore dopo due anni di aiuti in questa zona che puo’ starsene pacificamente seduto fuori dal suo centro sociale senza che nessuno vada a stringergli la mano, beh a me suona strano.
Ma ne riparleremo. Magari a fine del mese, quando mi costringeranno a lasciare il paese e saro’ libero di scrivere senza paure o condizionamenti.
Certo dovremo parlare anche dei delegati ARCI URCI ORCI e sigle incomprensibili con sedi improbabili, che si riuniscono in commissioni e vengono a Cuba per vedere com’e’ possibile che i soldi partano dall’Italia come elefanti e arrivano che sono diventati topolini.
E li portano in giro a fargli vedere il sole per la luna, e loro a bersi tutto con facce serie ma col pensiero fisso alla serata da trascorrere con l’aria condizionata in lieta compagnia in uno dei tanti cafe chantant dove cenare...
Certo, ne riparleremo.
formaggi, ambasciate, locomotive a Cuba
qualche giorno fa si diffuse la voce che nel giardino dell’ambasciata americana stavano bruciando documenti. Avrai visto anche al cinema che quando l’ambasciatore fa bruciare i documenti compromettenti e’ in vista un’evacuazione frettolosa o forzata.
I cubani si allarmano e vanno a chiedere notizie. E’ vero. L’ambasciatore minaccia di abbandonare Cuba, non senza aver prima consegnato una nota di protesta, perche’ impossibilitato a svolgere il suo lavoro a causa del continuo boicottaggio da parte cubana.
Panico. Intanto perche’ la tattica demagogixca di questo regime prevede che la corda della diplomazia sia sempre tesa, ma spezzarla costituirebbe un serio pericolo, poi perche’ l’interruzione delle relazioni peggiorerebbe le gia’ soffocanti norme anticubane che non permettono agli emigrati di mandare dagli USA soldi ai familiari, di rientrare nel Paese, di spedire pacchi, eccetera.
Dopo i primi concitati colloqui si riesce a capire che l’ambasciatore e’ incazzato perche’ quando piove gli si allaga la cantina inquinando le condutture d’acqua corrente e viene a mancare la luce impedendo ai suoi impiegati di svolgere le consuete mansioni.
Ora anche i bambini sanno che quando piove tutto il Verado – la parte piu’ moderna della citta’ costruita con i piedi – si allaga. Si allagano i tunnel impedendone l’accesso, si allagano case e ambasciate, va in cortocircuito tutto il sistema elettrico e chi durante una pioggia tropicale si trova in quella zona (a me e’ capitato) torna a casa dopo tre o quattro ore. Ecco, l’ambasciatore si e’ messo in testa che tutto questo disservizio i cubani lo abbiano inventato PER BOICOTTARE GLI USA!!
Benedetto uomo!
P.S.
Hanno comprato dieci locomotive cinesi di modernissima fattura.
Sembra costino una miliardata l’una.
Nella fase sperimentale, solo due sono operative e collegano l’Avana con Santiago.
Ottocento chilometri che LORO dicono vengono percorsi in quattordici ore. I macchinisti invece dicono che arrivano a destinazione anche in venti ore.
Le altre otto locomotive invece stanno aspettando che il rimanente della rete ferroviaria – rimasta efficiente fino alla rivoluzione e andata perduta per mancanza di manutenzione – torni all’efficienza del periodo d’’oro dei trasporti dello zucchero.
Tempo previsto per i lavori: trent’anni.
(Queste notizie le ho raccolte da mio suocero - chiamiamolo cosi’ - che fa il macchinista ferroviario e che maneggia le locomotrici cinesi)
1 Luglio
Caro Fausto,
Quando la rivoluzione disse: “Üna pentola a pressione per tutti!” non era solo propaganda e l’oggetto lo ricevettero proprio tutti. Un po’ come sta succedendo ora con la campagna:
” Un bollitore elettrico di riso in ogni casa” che ancora una volta sta causando un fenomeno economico incomprensibile dalle nostre parti. Si tratta di questo. L’organizzazione e’ quella che e’ e il bollitore viene distribuito si’, ma non in modo sistematico. Qualcuno lo riceve prima, altri dopo, in qualche zona c’e’ gia’, altri dovranno aspettare tempi biblici. Insomma una distribuzione che i moderni sociologhi chiamano a pelle di leopardo e che noi in Italia conosciamo come: “Akazzodicane”.
Ne consegue che in alcune zone rurali il prodotto e’ gia’ presente mentre in citta’ tarda ad arrivare. Ecco che quindi orde di barbari scendono a valle e dalle strade gridano che vendono il loro bollitore.
Lo fanno un po’ per necessita’ ed un poco perche’ senza preparazione adeguata un prodotto ad alta tecnologia avanzata (un bollitore ELETTRICO!!) spaventa i semplici, cosi’ lo vendono per trenta pesos convertibili che verranno usati per altre necessita’.
I cittadini che abbiano rubato o trovato per terra i trenta denari e che sono sensibili alle novita’ ma soffrono per non avere in casa il prodotto, lo comprano.
Quando il buon Dio o la rivoluzione decideranno di distribuire il bollitore anche in quella parte di citta’ ci saranno contadini che andranno per le strade gridando che lo comprano e lo ridistribuiranno nelle case rurali che lo avevano a suo tempo venduto, ma che nel frattempo hanno maturato l’idea che il bollitore sia un prodotto indispensabile alla loro felicita’ e lo ricomprano, pagandolo piu’ o meno gli stessi tranta pesos convertibili.
Si verifica cosi’ un grande movimento di danaro che non porta a nulla, un po’ come un sasso nello stagno.
E’ un flusso economico che io ho chiamato “ della ola”, che assomiglia cioe’ alla ola degli stadi. Sembra una grande produzione di energia, in realta’ e’ solo un fenomeno ottico causato da un insieme di persone che sprecano pochissimo tempo per alzarsi, sedersi, e rimanere FISSI al loro posto.
Scendo per comprare il bollitore e mi avvicino alla contadina che per il caldo si e’ seduta sul marciapiede a riposare. Emana una strana puzza di piedi. Strana, proprio cosi’, perche’ in tutti questi mesi di viaggi in taxi popolari, aguagua, cammelli e mezzi vari dove ci accalchiamo come sardine, non mi e’ mai capitato di trovare un cubano che emani quegli odori tipici della gente che non si lava. Anzi.
Infatti non e’ la contadina a puzzare ma la sua borsa, che apre. Tira fuori un cubo bianco odoroso, che non ricordo bene ma mi pare di aver visto da qualche parte al mio Paese.
Ne stacca un pezzo col coltello e me lo porge. Lo metto in bocca e nella crisi mistica che ne deriva, dalla nebbia della mia mente riesco a pronunciare una sola parola:
- Asiago...
Minchia, ma questo e’ formaggio!
Dice che si’. Col poco latte fresco che riescono a sottrarre al consumo, (1) loro fanno un formaggio che vanno a vendere per le strade.
Latte fresco? Ma allora ESISTE i latte fresco? Ed io che mi credevo che il latte in polvere che mi propinavano lo ottenessero grattuggiando le mucche!
Non voglio darle l’impressione di essere interessato al suo prodotto anche se sospetto che mi stia colando l’acquolina come a Ezechiele Lupo.
Taglio corto, quanto me lo mette al quintale?
Dice che riescono a produrne solo due libbre alla settimana (900 gr) e che lo vendono a venti pesos alla libbra (meno di un Euro e mezzo).
Prenoto tutta la produzione dei prossimi venticinque anni e corro a casa col malloppo.
Le piogge stagionali non sono ancora finite e c’e’ al mercato una gran quantita’ di crescione che una volta a casa condisco con limone e olio d’oliva. Una goccia d’olio anche sul formaggio, cosi’, tanto per esagerare.
Sto per merendare quando il contrabbandiere di pane (ebbene si’, esiste pure lui) (2) grida dalla strada che vende pane caldo!
Che goduria!
Rientra allímprovviso la padrona di casa:
- Aldo, cosa fai? Cosi’ ti rovini l’appetito! Pensa che per cena ci sara’ moro con frijole!
(Mi sa che stasera il moro con frijole (3) ve lo mangiate voi. )
Pancia mia fatti capanna!
NOTE
(1) La vacca e’ dello Stato ma il latte del contadino
(2) Ogni persona ha diritto ad una tartina di pane. Lo Stato TOLLERA che il panettiere che non abbia distribuito tutto il pane vada a venderlo privatamente. Da qui nascono un mucchio di imbrogli.
(3) Moro con frijole e’ un riso che bolle nell’acqua dei fagioli neri e ne prende il colore
IL MURO
(Una storia vera)
Caro Fausto,
Quando costruirono la strada che porta in cima alla collina dove abito, questa zona aveva gia’ preso il nome che porta tuttora: Le Vipere.
Il grande parco venne tagliato in due. Da una parte il campo da baseball venne annesso dalla scuola, mentre dall’altra la pista dove andare a correre e il campo di basket divenne parte del nuovo complesso di case popolari che venne costruito in quegli anni.
Poi arrivo’ la rivoluzione e con tutte le cose belle che fece si porto’ dietro anche un sacco di gente che popolo’ questa periferia e fece come fanno tutti i popoli della terra che scoprono di fianco ad una strada un terreno con un piccolo dirupo: lo trasformano in una discarica. La cosa non piacque al Comitato di Quartiere che costitui’una Commissione che chiese al Ministero competente di poter costruire un muro che cintasse la pista dove correre. Il Ministero approvo’ ma decise che i lavori dovevano essere fatti in economia e quindi forni’ solo il materiale necessario e che per la costruzione del muro facessero i compagni rivoluzionari.
Il Comitato di Quartiere allora costitui’ un’altra Commissione che fece approvare dal popolo la delibera e diede l’incarico ad alcuni compagni volontari di costruire il muro.
I volontari, che erano armati di entusiasmo e buone intenzioni, ma ahime’ sprovvisti di esperienza e filo a piombo, tirarono su un muro stortignaccolo e pencolante qua e la’. Niente di osceno, per carita’, anzi, considerando i mezzi a disposizione persino un lavoro accettabile. Senonche’ alle prime piogge torrenziali, l’angolo piu’ impervio della costruzione, quello che pencolava nella parte piu’ friabile del terreno, venne giu’ con tutta la frana che ne consegui’, e la gente del luogo, ligia al dovere, penso’ bene di usare quel varco di nuovo come discarica.
La cosa non piacque al Comitato di Quartiere che costitui’una nuova Commissione che chiese al Ministero una “Correzione d’errore” che venne approvata. Il Ministero provvide a mandare l’esatto numero di mattoni di cemento occorrenti per la riparazione e il materiale necessario per ricostruire il muro, in economia.
Il Comitato di Quartiere nomino’una nuova Commissione che diede l’incarico ad alcuni volontari di costruire la sezione di muro crollata. I lavori vennero regolarmente eseguiti e regolarmente alle prime piogge il muro crollo’ ma non essendoci nessuna possibilita’ di chiedere la costruzione di un nuovo muro, le cose andarono avanti cosi’ con il tormentone del muro che alle prime piogge tropicali crollava e il Comitato e la Commissione lo facevano ricostruire. In Economia.
La cosa va avanti da quarant’anni.
Quest’anno il muro crollo’ alle prime piogge torrenziali di Maggio e in questi giorni noto che stanno spazzando via la nuova discarica che si e’ creata, segno che tra poco arriveranno i nuovi mattoni di cemento che permetteranno di erigere il muro in economia.
Le cose in questi anni pero’ sono cambiate in meglio. Intanto e’ cambiata la discarica: basta con tolle arrugginite di vernice e scope rotte, adesso hanno buttato un cesso smaltato verde, piante tropicali e un televisore russo. E’ finita l’epoca eroica di spalatori che faticavano sotto il sole per spalare i detriti della discarica per farli portare via da carretti tirati a mano. Adesso gli spalatori faticano ancora sotto il sole, spalano sempre a mano i detriti e li portano via con carretti a mano, ma smoccolano. Sottovoce ma smoccolano, e se mi permetti questo e’ gia’ un bel segno.
E poi ci sono i volontari che costruiranno il muro, che quest’anno si fatica a trovare. E questo, se mi permetti e’ un altro bel segno.
Ma vedrai che in qualche modo riusciranno a tirar su il muro per farsi trovare pronti dalle prossime piogge tropicali. Si tratta solo di riuscire a far eseguire i lavori.
In economia.
Religione, furbacchioni, venditori ambulanti e altro...
rileggendo le mie noterelle, noto come mi stia sfuggendo la cosa di mano e dalla consueta leggerezza, sto virando verso toni arcigni che non mi appartengono.
Per tornare ai nostri livelli di leziosita’, oggi ti parlero’ di letteratura.
Sono immerso ormai da tre mesi in questa sorta di corso di spagnolo intensivo ed ho deciso di affrontare il Don Chisciotte in lingua originale, approfittando anche del fatto che da queste parti ci sono state molte celebrazioni per il centenario di nonsocosacche’, visto che i primi otto capitoli (fino ai mulini a vento, per intenderci) sono stati pubblicati nel 1605,
la seconda parte nel 1614 e nel 1615 e l’ultima revisione e’ del 1617.
Vabbe’, vorra’ dire che assisteremo ad una serie di commemorazioni.
Certo bisogna nascere molto poveri – come me, per esempio – per poter avere la fortuna sfacciata di poter leggere I Promessi Sposi in italiano (e’ la mia lingua nativa) il Faust in tedesco (il mio primo lavoro da emigrante) Scespir in inglese (si scrive Scespir ma quando lui era ubriaco si firmava Shakespeare), Voltaire in francese e poi giu’ giu’ fino a riuscire a capire Antonio Di Pietro in Parlamento.
Devo confessarti pero’ che Cervantes per me e’ stata una vera sorpresa. Perche’ la storia e’ tanto famosa che la conosciamo tutti, ma e’ il modo di narrarla, il linguaggio, le contaminazioni dialettali ( che allora erano l’italiano ed il latino) che rendono spassosa la lettura.
Ho affrontato pure Borges, Neruda e Lorca in spagnolo, ma ti garantisco che Cervantes non si dimentica piu’.
Mi sono avventurato pure in letture politiche, con poco entusiasmo, per la verita’.
Innanzi tutto perche’ pare abbia scritto tutto Lui.
Certo la Storia la scrivono i vincitori, ma qui si esagera!
Passino quei sette/otto titoli tipo “La stroria mi assolvera’ – Le mie prigioni – Lettera ai Corinzi e il Vangelo secondo Matteo “ Ci sono anche riflessioni sulla filosofia, i Massimi Sistemi, le migrazioni delle formiche rosse nel quinto secolo e altri argomenti sui quali non si e’ mai tirato indietro quando si trattava di esprimere la sua illuuminata opinione.
Poi ci sono gli incontri. Quando ha incontrato questo e quello, il presidente di qua e di la’ il re di sopra e poi di sotto, e registrazioni fedeli di discorsi chilometrici.
In fine (per modo di dire: al peggio non v’e’ mai fine) le interviste. L’ultima pubblicata dura 40 ore ed e’ stata pedissequamente registrata da quella penna libera del presidente dei giornalisti cubani. (te ne ho gia’ parlato, non facciamogli troppa pubblicita’)
Passo giornate tra le bancarelle per scoprire se c’e’ qualche argomento su cui il Nostro non si sia pronunciato. Trovo: “ Fidel e la Religione” e lo compro per due ragioni. La prima e’ che voglio scoprire se il Nostro avra’ il coraggio di parlare di questa misteriosa superstizione afrocubana che percorre come un fiume carsico le menti dei suoi compaesani. La seconda ragione e’ che l’intervista (della durata di 23 ore) la fece Frei Betto, famoso domenicano, compagno di merende di Gianni Mina’ con cui organizza ogni anno a Piacenza (a pagamento) una sorta di festival dell’America Latina. Un mito, per alcuni. Io l’ho incontrato l’estate scorsa e le uniche emozioni che mi diede, le provai quella volta che persi l’ombrello. (1)
Comunque.
L’intervista comincia a pagina 87 perche’ prima ti parla di cosa ha fatto lui.
Lui, non l’intervistato, bensi’ l’intervistatore! Ha accompagnato il padre per l’Avana, ha visitato la Federazione delle Donne, un circolo infantile, il Comitato per la Difesa del Paese, si e’ fermato in gelateria (qualificati commenti sulla qualita’ del prodotto), ha fatto acquisti nei negozi dell’albergo, ha accompagnato la madre a visitare l’arcivescovo di Cuba che le ha regalato una stampa, e’andato al Varadero, e poi l padre e’partito da solo perche’ lui doveva tenere una conferenza davanti ad una quarantina di mollicci (di cui una ventina identificati con nome, cognome e qualifica) dal titolo: “La spiritualita’ di Gesu’ “.
Conferenza che finisce col pubblico “inibito” (parole sue) e lui che va a far tardi bevendo ruhm a casa di questo e quello, segnalati rigorosamente con nome e cognome.
Finalmente arriva l’intervista. Tralascio di riportarne brani significativi. Ti basti pensare che la prima parte finisce a notte inoltrata con Frei Betto talmente commosso da averci qualche lacrinuccia agli occhi.
Questo per dirti, malgrado gli stessi percorsi, quali siano le ragioni che dividono Frei Betto e me, per esempio. Lui quello che e’ ed io che non sono un kazzo.
Perche’ anch’ío sono andato dall’arcivescovo ma gli ho chiesto perche’ la Cattedrale cattolica e’ sempre chiusa al culto, persino il Venerdi’ Santo. Anch’io ho parlato con le eminenze ecclesiastiche ( l’unica strada per accedere alle alte sfere cubane) ma gli ho chiesto perche’ nella chiesa di Santa Barbara si tollerino riti woodoo. Anch’ío sono arrivato davanti ad un Altissimo Papavero, ma non mi sono venute le lacrime agli occhi. Io gli ho detto – con tutta l’educazione possibile - che quelli come lui che vanno in televisione a dire che va tutto bene e che il popolo e’ contento, non camminano per le strade. Altrimenti saprebbero che il popolo non e’ contento per nulla. Cosi’ gliel’ho riferito io. Con la dovuta cautela.
Anch’io nel tempo libero sono andato gironzolando. L’ho fatto pero’ alla Corea di San Michele del Padron, alla Quinta Canal dove sta il manicomio piu’ discusso del paese, al Lazaretto del Rincon a visitare i malati terminali di lebbra, sono andato a vedere Guanabacoa, uno dei quartieri piu’ degradati della citta’, e li’, ti giuro, mi sono venute le lacrime agli occhi!!
Vabbe’’.
Un libro utile, non c’e’ che dire. Almeno per me.
Cosi’ ho capito qual’e’ la differenza tra e me Frei Betto.
Io sono la parte oscura dello specchio, a cui nessuno bada. In fondo, la differenza tra me e lui e’ la stessa che intercorre tra un assassino e il suo giudice: non importa come e quanto abbiano studiato: la differenza sta nelle persone che hanno incontrato nella loro vita.
E dalle domande che hanno fatto.
P.S.
Due notizie, una buona e una cattiva o viceserva:
1) E’ arrivato Harry Potter. Pure qui.
2) Tiziano Ferro non puo’ entrare in Messico per promuovere il suo nuovo CD perche’ i messicani, brava gente, hanno minacciato di prenderlo a sassate.
NOTE
(1) Cosa si prova a perdere l’ombrello? Nulla. Se ne compra un altro.
I CUBANI E LA RELIGIONE
Caro Fausto,
tutto comincio’ davanti ad una brujeria (1) dove trovai alcune graziosissime collane di perline colorate. Comprai quelle che quel giorno si adattavano al colore della camicia e cosi’ continuai inconsapevole per settimane. Trovai collanine verdi e nere, bianche e rosse, gialle e ambra e cosi’ via; comprai senza rendermi conto di fare come SCHIAVA D’AMORE. Te la ricordi? (2)
Fu la gente che mi vide al collo quei simboli, a spiegarmi che ogni colore simboleggiava una divinita’ di questa religione Orichas, che il popolo chiama Santeria.
Te ne ho gia’ parlato. C’e’ una cosmogonia ereditata dal sentito dire degli schiavi giunti fino qui dall’Africa e distorta sia dalla pratica degli sciamani, sia dall’obbligo di apparire aderenti alla religione ufficiale dei bianchi che era il cristianesimo.
Ti ritrovi quindi con una popolazione che si dice cristiana ma che non conosce nessun passo del Vangelo o della Bibbia perche’ i praticanti sono solamente il 2,5% (in Giamaica, per fare un esempio, i praticanti sono il 98%) e tutto quello che conoscono sono le leggende degli schiavi fiorite attorno ai loro idoli che sono stati confusi con le vite dei nostri santi.
Ma allora ti chiederai, come fa a sopravvivere il Clero?
Fa come ha sempre fatto: dopo la messa della domenica davanti ai soliti quattro gatti, il prete ha tutta la settimana per inciuciare, congiurare, andare dai potenti a fare la spia, ricevere regali dai turisti, pubblicare libri con la traduzine delle lettere di Timoteo o la catechesi di Crisostomo, e spillare quattrini.
Parlo specialmente del gestore della parrocchia ortodossa riaperta al culto proprio dal F. in persona, un imbroglioncello da quattro soldi che dalle nostre parti sarebbe gia’ in galera.
Ma qui va due volte alla settimana a riferire al Potente, e poi viaggia, riceve giornalisti, scrive...
Insomma.
Ed i cattolici?
Piu’ defilati, come sempre. Ma tra le loro chiese deserte o chiuse al culto ( la Cattedrale, per esempio, la trovo aperta in questi giorni di grande flusso turistico spagnolo e italiano. Nei precedenti tre mesi, l’ho trovata aperta una sola volta), tre o quattro sono oggetto di pellegrinaggi e di grande flusso dei fedeli, ma per ragioni che nulla hanno a che vedere con il nostro culto e che i preti fingono di ignorare ma che incoraggiano.
Massi’, domani ti parlo dei miei pellegrinaggi.
NOTE
(1) La brujeria (si pronuncia brucheria) e’ un luogo dove si trovano spezie, pozioni e strumenti per stregoni e sciamani. All’Avana vecchia avevano aperto un delizioso negozio che vendeva spezie da tutto il mondo. Si chiama MARCO POLO ed e’ diventata la brujeria piu’ chic della citta’.
(2) SCHIAVA D’AMORE era un film delizioso distribuito durante gli anni ’70. Narrava di un’attrice del muto che si lasciava coinvolgere dalla Rivoluzione Russa. Storica la sua frase: “Va bene. Andiamo a fare la rivoluzione. Cosa mi metto?”
CHE SI ...PRESTA PER IL CULTO
(Togliere le T per comprendere appieno il senso della frase)
Parlavamo di Santeria.
Che puo’ vivere solamente come appendice del Cattolicesimo mentre quest’ultimo potrebbe fare a meno della Santeria ma non lo fa per molte ragioni, la prima delle quali e’che la Chiesa e’ come il Pongo: si adatta e aderisce su qualsiasi superficie assumendone addirittura la forma.
Nella Cattedrale, per esempio, c’e’ un andirivieni davanti alla statua della Madonna, ma se osservi bene, Ella non e’ vestita come ce la ricordiamo noi, ma con i colori di una Entita’ cubana che chiamano Yemaya: regina del mare in superficie, sorella di Oshun, prima moglie di Orula’ condannata a rivelare agli indovini solamente attraverso le conchiglie, protettrice delle case dalle alluvioni, e tanto altro.
Bene, i credenti che hanno qualcosa da chiedere a questa statua, si presentano con un modellino di casa dentro il quale hanno racchiuso un biglietto con la richiesta di Grazia.
E’ un’immagine straordinaria, con questa gigantesca figura che pare seduta su di un paese di montagna...
Un altro santuario che ho visitato e’ quello dedicato a Santa Barbara, protettrice delle casematte e degli artificieri che qui e’ diventata Chango, guerriero molto potente, maschilista, padrone del tuono e dei tamburi. Ma, ti chiederai, come fa un macho come questo ad essere raffigurato con le sembianze di donna? Fu quando venne rinchiuso in un castello per punizione, alcune correnti di pensiero dicono per l’incesto con sua madre, altre parlano di mogli rapite. Insomma, per farlo fuggire, altri Eleggua’ gli prestarono la parrucca e i vestiti da donna...
Nella regola dell’Ócha, Chango e’ un Orisha molto potente. All’aperto gli si offrono caschi di banane che si possono vedere marcire sotto le palme cubane (diverse dalle altre palme conosciute). Per iniziarsi alla Santeria, l’aspirante Yaboo deve stare un anno vestito com-pletamente di bianco studiando il rituale, ma prima e’ necessario che sia battezzato. Per questa ragione un sabato al mese di mattina, arrivano tutti questi strani fedeli con riti africani, offerte di platanito e altre quisquillie, e il prete fa il suo mestiere senza accorgersi che sta partecipando ad una cerimonia d’iniziazione ( d’altronde, cos’altro e’ il battesimo cattolico?).
Il terzo santuario miracoloso che ho visitato e’ stato quello di San Lazzaro, che nel sincretismo religioso di qui, corrisponde a Babalu’ Aye, il dio guaritore delle infermita’, gran donnaiolo che si infetto’ a causa di questi suoi eccessi sessuali. Per la medesima ragione oggi viene implorato anche dagli infetti di Aids che nell’adiacente Lazaretto sono ricoverati con i malati terminali di Lebbra.
Al santuario si arriva con carretti trainati da cavalli e all’ingresso una pletora di deformi chiede l’elemosina. Altri ti vendono fiori e candele viola, il colore preferito dall’Órisha.
E’ la visita piu’ commovente di tutte, perche’ qui ti trovi dinanzi ad una specie di Lourdes dei poveri, con una mistura di sacro e profano che poi in fondo non conta nulla perche’ come diceva uno stregone che incontrai sul fiume Shaloom in Senegal: “Anche la magia funziona. Se ci credi.”
La visita non puo’ terminare senza entrare nei giardini del lazzaretto, dove dalla statua del Redentore sprizza un tenue zampillo di acqua che la gente crede miracolosa.
Prima di lasciare il santuario, un’ultima visita al parcheggio dove sono ammassate statue di ogni dimensione raffiguranti santi e madonne, idoli e amuleti, ochas e orogua’, croci e formule magiche.
Tutti insieme.
Come dovrebbero stare, in un mondo senza guerre.
P.S.
Oggi e’ domenica e sotto casa sono passati gridando, un venditore di aghi di macchina, uno che vendeva il filo dei freni della bicicletta, un venditore di fagiolini, il mio venditore di formaggio (abbiamo incrementato la produzione: me ne ha portato DUE libbre!! ) uno che aveva macellato un maialino, il fioraio, una che fa le scope, il sale, il pane e la tarteleta che e’ una pastafrolla con marmellata di cocco o aguaya.
Ormai la gente sopravvive col commercio ambulante ( ed esentasse).
...brava gente...
All’Avana non ci sono vigili urbani.
Se per questo, non ci sono nemmeno automobilisti urbani e questo rende dannatamente pericoloso attraversare le strade, perche’ loro ti puntano come se fosse un gioco della Play Station, poi ti schivano all’ultimo momento, benevolmente.
Perche’ prendere la patente qui dev’essere estremamente facile:
“Prendete il modulo di richiesta e scriveteci il nome di vostro padre...”
A tutti coloro che lasciano in bianco la casella, viene data una patente in omaggio. Se poi, alla professione della madre scrivono “mignotta” allora gli danno la licenza di tassista.
Non c’e’ altra spiegazione...
Eppure c’e’ un punto della citta’ dove avviene un fatto inspiegabile, oserei dire mirascoloso. Sta di fronte al Floridita, famoso hotel dove si fermava Hamingway a bere (
era un ubriacone, e ha reso famosi tutti i bar della capitale).
Quasi tutti i turisti provenienti dal Campidoglio e diretti all’Avana vecchia, attraversano li’, dove non c’e’ un semaforo, ne’ un vigile, ne’ un segno per terra ma dove inspiegabilmente tutti gli automobilisti si fermano, come se ai trasgressori venisse comminata la fucilazione.
Non si fermano solo se attraversi, ma pure se esiti sull’orlo del marciapiedi, anzi ti invitano con la mano ed un sorriso, e tu te ne stai li’ dubbioso, perche’ hai attraversato il resto della citta’ tra mille pericoli come nella jungla, ed ora davanti a questo invito ti chiedi se non voglia averti a tiro per prendere meglio la mira...
Invece no, e’ proprio un invito. Come un segno universale di riappacificazione. E invece no. Io non mi riappacifico per niente. Anzi. Quando ho un po’ di tempo libero vado a trascorrerlo davanti al Floridita, esitando ad attraversare, tanto per rallentare il traffico...
P.S.
Si e’ affacciato alla televisione una eminente testadiminchia dicendosi soddisfatto per la salute infantile, la migliore – dice – di tutta l’America.
Dice che la prova di quello che afferma sta nel fatto che come prima causa di mortalita’ infantile a Cuba non si trova nessuna malattia, ma gli incidenti stradali.
Ora, se hai un minimo di cervello, prova ad immaginare un incidente stradale tra un’auto ed un bambino, la’ in mezzo alla strada.
Capito come funziona, qui?
Ehehehe
Qui alla televisione danno giornalmente un notiziario che se per caso lo vedono quelli del Pulitzer, assegnano il premio ad Emilio Fede. Per acclamazione.
Il telegiornale (chiamiamolo cosi’) lo recita un individuo baffuto cosi’ viscido che probabilmente lo appuntano alla sedia con le mollette, altrimenti scivolerebbe a terra con un gemito.
L’altra sera ha letto la solita velina governativa con tanti e tali aggettivi offensivi contro l’Italia e l’’Europa, che veniva voglia di lasciare il paese per protesta. (Se per questo, non ti preoccupare. Vedrai che mi faranno lasciare il paese per altre ragioni).
Insomma, qui per quanto ti scalmani per spiegargli che noi italiani non siamo meno di loro, che abbiamo un partito comunista tosto come il loro, antico come il loro, glorioso e liberatore come il loro, che se il loro leader maximo ha l’aereo e la Mercedes, pure il nostro Massimo ci ha la barca e compra mocassini che solo la sinistra gli costa un milione ( quando compra le scarpe, lui paga solo la sinistra perche’ sa – il furbetto - che la destra poi gliela regalano).
Che se il loro leader maximo ha detto: - Patria o muerte – il nostro Massimo, quando era presidente del consiglio, proprio poco prima di andare a bombardare Belgrado senza passare dal Parlamento cosi’ faceva prima, si e’ chiesto:
- Ma noi, sempre coi poveracci, dobbiamo stare? –
E non c’e’ nulla da fare, per loro noi apparteniamo allo “Sporco Capitalismo” (l’ho sentito proclamare da un ministro in televisione) servi idioti di un criminale Imperialismo Americano. E morta la’.
Eppure, se avessero un briciolo di fiducia, potrebbero imparare molte cose. Per esempio, invece di mandare sterili commissioni di affamati contadini ad imparare dai russi la cooperazione (che ha messo a terra non solo la cooperazione russa ma un intero paese) potrebbero farli venire qui da noi, a vedere le nostre cooperative rosse, dove i contadini sono cosi’ ricchi da rappresentare il 7% del Pil, possedere immobili e un’Assicurazione con la quale hanno addirittura tentato una scalata bancaria coi furbetti del quartierino.
Oppure potrebbero imparare da noi che il sindacalismo mette si’ con il culo per terra gli operai, pero’ i sindacalisti poi finiscono tutti piu’ o meno nel governo!!
E il segretario del partito a cena dagli Agnelli

