Angelo Rizzoli e gli amici della P2...
Non riesco a crederci. Un
governo che sta mettendo in atto il programma Gelli vuole pure una commissione
d'inchiesta su fatti privati...
Cosa vuole angelo rizzoli,
altro piduista d'antan (tessera 1977)? Non gli basta di essere stato scagionato
non perchè innocente – ma quando mai? Rubò e si mise in tasca illecitamente
soldi dell’azienda, reato estinto grazie ad una legge dei nuovi piduisti al
governo con cui hanno abolito la bancarotta patrimoniale - ma vuole pure che
ufficialmente gli si dica che ha perso
(Mi scuso per lo sfogo,
da quando sono sul Web (1997) rarissimamente ho insultato qualcuno. Ma qui è
diverso, perchè io non dimentico di aver perso il lavoro alla Rizzoli per colpa
di questo demente, lui e suo padre...)
Eppure, in questo
Belpaese di smemorati, qualcuno che la racconti la storia, ci vuole. Perchè il
tempo passa e poi quando saremo in grado di raccontare
Dunque, eravamo un gruppo
di “creativi” (il termine venne coniato dopo, e noi non sapevamo di esserlo)
che veniva dalla Mondadori dove nei magazzini stavano ammuffendo tonnellate di
una vecchia enciclopedia dei ragazzi e l’Editore (scusate se lo scrivo
maiuscolo, ma allora se lo meritavano) voleva stamparne una nuova. Noi
prendemmo i personaggi di Topolino e stampammo un invito da distribuire fuori
dalle scuole per partecipare ad una gara canora inventata da Tony Martucci che
si chiamava Ambrogino d’Oro (poi glielo scipparono, ma questa è un’altra
storia...). Non entro nei dettagli ma l’operazione portata sul piano nazionale
ebbe un enorme successo. Non solo vendemmo tutti gli avanzi di magazzino ma
avemmo centinaia di migliaia di prenotazioni per l’encicloperdia nuova. Alla
Mondadori – luogo dove sapevano fare i conti – capirono quanto pericolosa fosse
questa operazione, e (gentilmente) ci cacciarono.
Anche qui ci vogliono due
parole di spiegazione altrimenti non riuscite a seguirmi. I Fratelli Fabbri
avevano inventato un nuovo modo per vendere enciclopedie porta a porta:
bussavano a tutte le case, fingevano un’intervista sugli orientamenti letterari
della popolazione (tutta carta buttata via perchè non c’erano i computer. Pensa
che spreco di dati) e vendevano il CONOSCERE un’enciclopedia per bambini.
Dicevano che la vendevano a rate ma non era così: i sottoscrittori pagavano
duemila lire e il venditore gli lasciava UN volume. Pagato quello, gli arrivava
in casa il secondo e così via.
Arrivati in Rizzoli
invece trovammo il Bengodi: L’Enciclopedia Rizzoli Larousse, 15 volumi, il
cliente pagava 3.000 lire e riceveva i primi quattro volumi e poi nel tempo gli
altri.
L’Agente di Bologna aveva
inventato una curiosa iniziativa: invitava i bambini a cantare allo Zecchino
d’Oro e noi prendemmo quella iniziativa e la trasferimmo in campo nazionale. Un
successo! Pensate che il settore RATE fatturò 12,5 miliardi su 25 che era tutto
il bilancio Rizzoli.
Se qualcuno avesse saputo
fare i conti, ci avrebbero cacciato pure da lì, perchè l’azienda incassando
tremila lire pagava il 25% di provvigioni su 150.000 prezzo dell’opera, e
usciva col prodotto industriale di altre 60.000 lire. Invece davano i contratti
alle banche come garanzia e si facevano dare prestiti.
Io tenevo corsi di
formazione del personale e per la mia pubblicazione ad uso interno ebbi accesso
ad alcuni dati economici dell’azienda.
Noi avevamo una
partecipazione in una importante banca privata, la cartiera di Marzabotto
(carta esentasse) l’Assicurazione Toro di Torino, quasi tutta Lacco Ameno
d’Ischia, e una flotta di pescherecci nel Mare del Nord che pescavano il
merluzzo, lo vendevano in Svezia contro pioppi che portavamo in Italia per fare
la carta.
Se passavate per via
Civitavecchia (si chiamava così la strada dove c’era
Infatti, per fare cassa,
vendette agli Agnelli l’Assicurazione Toro e la partecipazione alla banca e
altre quisquillie perdendo il cash flou.
Angelo (il cretino, non
quello vero) intanto si era impelagato con Lucherini che gli aveva fatto
conoscere Jenny Tamburi che era un’innocente. Un po’ meno si rivelò invece
Eleonora Giorgi, che quando afferrò la presa non la mollò più.
In questo quadro, oltre
alle vicende che conoscete tutti, fu gioco facile per gli squali della finanza,
al primo scossone, spingere le banche a chiedere il rientro delle immense cifre
di debito accumulate. E fu così che angelo Rizzoli, dopo aver nascosto un po’
di capitali cedette l’azienda per non farla fallire.
Ora gli amici della P2
vogliono una commissione d’inchiesta per aitarlo a chiedere 600 milioni di
risarcimento. Perchè, dice lui, innocente.
Invece è solo cretino.

